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Fantascienza
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Fascia 16-19
Un confronto sull’amore

Un pomeriggio, durante gli ultimi giorni di vacanze natalizie, ero andato da mio nonno per stare un po’ insieme. Da quando era rimasto vedovo aveva lentamente cominciato a soffrire di solitudine.

Guardava la televisione che, vecchia com’era, riusciva a sintonizzarsi solo su alcuni sporadici canali tra cui purtroppo un tedioso telegiornale. Dato che il mio cellulare era scarico, mi arresi e cominciai pigramente a guardare la trasmissione. In quel momento si parlava dell’avvento delle AI sempre più diffuse presenti nella società e di come alcune di esse stessero cercando di emulare il comportamento di una fidanzata.

Ascoltando di cosa fossero ad oggi capaci di fare queste intelligenze, mio nonno si scaldò, sbatté un pugno contro il bracciolo dove il braccio nervoso era appoggiato, fece un gesto come per alzarsi dalla poltrona, ma si tranquillizzò e lentamente tornò a farsi sprofondare dentro la comoda seduta.

Interdetto da una simile scena, cercai le parole per fare un qualsiasi tipo di domanda, una constatazione, un’esclamazione… ma non feci in tempo ad aprire la bocca che il nonno, rivolto prima alla televisione, poi verso di me, cominciò a lamentarsi: di come l’amore ormai stesse andando solo essendo trasportato come per inerzia verso la deriva. Io da subito non mi trovai minimamente d’accordo con il suo pensiero, così lo interruppi dicendo che l’amore dei suoi tempi non poteva essere paragonato a quello di oggi, finalmente l’amore si è liberato dai tabù e dagli stupidi bigottismi di cui i suoi tempi erano pregni, oggi l’amore non convenzionale era finalmente stato accettato. L’anziano parente fu d’accordo con me su questo punto di vista, mi intimò però di non trattarlo come un nostalgico men che meno un retrograda, lui, disse, era cosciente dei problemi del periodo in cui ha vissuto la sua giovinezza molto più di me, e proprio per questo si rallegrava del grande consenso ottenuto da movimenti quali l’LGBT, ma, come sosteneva lui, questi risultati erano solo un’enorme chimera che ci illudeva con una libertà fittizia ma ci teneva incatenati senza che noi riuscissimo neppure a notarlo. A quel punto, perso in un discorso così astruso, chiesi delucidazioni.

Il nonno fece un sospiro e dopo qualche secondo di pausa raccolse i pensieri e cercò di essere più comprensibile. Mi disse che per colpa dei social la società sta sviluppando sempre più il culto dell’immagine; gli utenti sui social postano soltanto i momenti migliori delle proprie giornate, quando sono più belli e interessanti, postano foto tanto ritoccate da non essere ormai associabili alla realtà; noi, persone non utenti, non possiamo compararci a modelli come quelli. Ad aggiungersi a questo ci sono modelli anche tossici come quello del giga chad o peggio di Andrew Tate, distanti dalla realtà che non impone la società, ma noi stessi. Tutto questo, diceva, non fa altro che stigmatizzare rapporti che dovrebbero essere liberi, inoltre confrontandoci con gli altri non facciamo altro che distruggere la fiducia che abbiamo in noi stessi. I social come se non bastasse, continuava lui, hanno reso pubblico un rapporto che dovrebbe essere vissuto quasi come un segreto, e che diffonderlo così significa fargli perdere ogni ombra di spontaneità, una generazione già molto fragile sicuramente non ha bisogno che la fine di una relazione o un rifiuto sia pubblicizzata come uno scandalo. In ultimo, disse che la devastazione di questa generazione, già chiusa alle relazioni, si unisce all’escapismo sempre più diffuso e le maledette AI già viste nel telegiornale. Soprattutto, secondo il nonno, è raccapricciante come delle persone possano essere più propense a passare il tempo conversando con una macchina, un automa completamente vacuo piuttosto che con un vero partner. Ormai, diceva, ha perso la fiducia nell’amore.

Dopo un discorso del genere ebbi bisogno di un momento per assimilare tutti i concetti, riflettei fino a giungere alla conclusione che non ci fosse in quell’elucubrazione nulla di sbagliato, concordavo pienamente, tranne che con la conclusione.  Gli risposi che un atteggiamento così pessimista non avrebbe sicuramente risolto il problema: le difficoltà esposte erano inopinabili ma, nella storia dell’umanità, l’amore non era mai stato completamente libero. Come io avevo finalmente capito cosa volesse dire mio nonno, non vedo perché il resto del mondo non sarebbe stato capace di fare lo stesso e, in ogni caso, solo tentando si hanno possibilità di successo.

Mio nonno, dopo avermi ascoltato con enorme zelo, mi disse, con un tono così affabile e cortese che quasi non sembrava suo, che continuava a non essere molto convinto di un ipotetico affrancamento dell’amore, ma che in fondo lui era soltanto un vecchio i cui giorni ormai erano passati. Si chiuse per discreto tempo in sé stesso finché, finalmente e con grande fatica, riuscì a uscire dalla caverna interiore dove si era rintanato e,  quando parlò con voce flebile, mi disse che finché un giovane avesse avuto speranza, l’amore poteva non considerarsi un’impresa irrealizzabile.

 

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 3 Maggio 2024
Fascia: 16-19
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