Bentornato!
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Romance
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Fascia 16-19
un bacio

Lisa si stava preparando per uscire con Eugenio, quando entrò la madre, guardandola male. Era consapevole che non le andava a genio sapere che sua figlia uscisse con più ragazzi contemporaneamente. Alla sua epoca chiunque facesse una cosa del genere era considerata persona poco seria. La figlia aveva provato a spiegare che oramai le cose erano cambiate: nel 2050 quando qualcuno usciva con più persone contemporaneamente non era un dramma; l’importante è che dopo un breve periodo (di cui ognuno poteva decidere la durata, di solito durava il tempo di vedersi tre o quattro volte), si decideva con chi continuare la frequentazione. Nulla era servito. La madre, nonostante le opportune spiegazioni, non rimaneva convinta.
Lisa stava aspettando da dieci minuti, ma di Eugenio non se ne vedeva nemmeno l’ombra. La cosa la preoccupava alquanto, poiché le altre due volte che si erano visti, lui era sempre arrivato in perfetto orario. Appena vide un ragazzo smilzo, con i capelli a spazzola, gli occhi grandi color nocciola si rassicurò. Quando lui la raggiunse, si abbracciarono, non sentendosi ancora abbastanza in confidenza per baciarsi a stampo. Decisero di fare una passeggiata per il parco, per poi trovare un punto dove poter vedere un bel panorama. Lisa non sapeva dove si potesse trovare tale posto, perciò si fece guidare dal suo accompagnatore, il quale conosceva bene quello spazio verde.

Mentre osservava Eugenio, si accorse quanto era diverso dall’altro ragazzo con cui si sentiva, Jannik. Il primo aveva la passione per tutte le tecnologie all’avanguardia: aveva appena preso la patente robotica, sapeva programmare in più di dodici linguaggi di programmazione diversi e aveva la passione per tutti i macchinari innovativi, soprattutto quelli che puntavano a semplificare la vita dell’uomo. L’altro ragazzo era l’opposto. Dato che era convinto che il progresso tecnologico aveva portato a un peggioramento delle condizioni dell’essere umano, aveva deciso di eliminare, per quanto gli fosse possibile la maggior parte delle tecnologie dalla propria vita (usava solo un telefono, in grado di mandare solo messaggi e chiamate, la carta di credito e l’elettricità necessaria per illuminare la casa e avere l’acqua corrente).

Appena aveva compiuto diciotto anni, si era trasferito nella vecchia casa di campagna dei genitori, dove aveva creato il suo piccolo mondo basato sui suoi principi. Quando Lisa era stata a casa sua, si ricordava dell’orto, del pollaio, della sala con qualunque genere di attrezzo, della bontà del cibo preparato (Jannik aveva cucinato senza l’utilizzo di macchinari o di cibi che non avesse autoprodotto) …però ricordava anche la sua superbia, poiché credendosi un uomo illuminato, un superuomo, forse l’unico che grazie al suo stile di vita, ritenuto l’unico stile corretto, era riuscito a evadere dal male della società contemporanea. Parlava sempre di questo argomento, incessantemente, come se non avesse altra ragione di vita, come se dovesse dimostrare a qualcuno, e forse anche a sé stesso, che non era la società ad averlo escluso, ma era stato lui a emarginarsi. Il suo eccessivo parlare di sé infastidiva non poco Lisa. Molto diverso era il comportamento di Eugenio. Nonostante amasse parlare delle sue passioni, ascoltava molto volentieri i discorsi della ragazza. Il fanciullo assumeva una espressione concentrata, per poi, quando voleva fare una domanda, distendere i muscoli del viso e chiedere maggiori dettagli o spiegazioni a proposito di quello di cui stava parlando la sua interlocutrice.

Passeggiando, si accorse Lisa, ad un certo punto, si presero per mano. Notò che erano lisce, vellutate, morbide. Erano anche leggermente sudaticce, anche se non ci diede troppo peso dati i ventisette gradi che facevano quel pomeriggio. Nella sua mente fu inevitabile il confronto con quelle di Jannik: erano forti, abituate a lavorare la terra con pesanti attrezzi, callose e grandi, un po’ come tutta la sua figura, imponente come una statua ma che non lasciava comunque trasparire l’agilità dei movimenti del ragazzo. Era travolgente, passionale, talmente tanto da aver procurato a Lisa un sentimento irruento, rude, aggressivo, cui l’aveva tormentata le notti de mesi prima. Con la stessa velocità con cui tale ardore era arrivato, esso era svanito dopo poco. Prima di uscire con Jannik, la fanciulla aveva atteso qualche mese. Dopo però la seconda uscita, le giornate passate a scriversi, Lisa aveva capito che quel tipo non faceva per lei. Forse era anche per questo che aveva accettato di uscire con Eugenio, poiché voleva avere qualcuno con cui paragonarlo, per capire se tutti i ragazzi erano superbi con le persone che a loro piacevano, o se era una caratteristica di Jannik. Per fortuna, l’altro fanciullo si era dimostrato molto più affabile e umile.

Finalmente arrivarono. Si sedettero su una panchina, per osservare il panorama. La parte antica della città si distendeva in modo disomogeneo, intricato. I palazzi si ergevano come se avessero dovuto fare a gara tra loro, per dimostrare che la propria epoca avesse lasciato la traccia maggiore sul territorio. La città nuova, invece, era uniforme, razionale, con grandi strade, grandi marciapiedi e grandi piste ciclabili, affinché ognuno potesse decidere come spostarsi. A riunire quei due mondi distanti, c’era il cielo limpido.
I due ragazzi stavano in silenzio. Non sentivano il bisogno di parlare per forza. Le loro dita erano intrecciate, i loro sguardi di tanto in tanto si incontravano. Lisa iniziò a osservare le labbra di Eugenio. Erano rosse, lisce, non troppo carnose, però sembravano morbide. Alla fanciulla venne in mente l’idea di baciarle, di capire come erano al tatto. Il cuore le batteva all’impazzata. E se lui si fosse ritratto? E se uno dei due non avesse baciato bene? Decise comunque di provarci. Si avvicinò, sperando di catturare la sua attenzione. Eugenio volse uno sguardo, accennando un sorriso, per poi rivolgerlo verso il panorama. Contemporaneamente le mise un braccio intorno alle spalle. Lisa, per attirare di nuovo la sua attenzione, lo baciò sulla guancia. Il fanciullo girò la testa e l’altra colse l’occasione per dargli il tanto atteso bacio sulle labbra. Di tutta risposta, Eugenio le prese il volto con le mani. Le dita di lei solleticavano il collo di lui. Erano deliziate dal piacevole contatto con la pelle liscia e calda del ragazzo. Lisa non si spiegava come fosse possibile desiderare tanto il contatto fisico con una persona, la necessità di sentire vicino a sé il corpo di qualcun altro. Si avvinarono, si strinsero. Provarono quel sentimento di cui, in svariati modi, era stato tramandato dall’essere umano. Un’emozione radicata, innata, mutevole nella sua manifestazione ma immutabile nella sua esistenza.

Quando si salutarono, si diedero un ultimo bacio. Rapido, che faceva arrossire. La prima cosa che fece Lisa fu scrivere a Jannik, per comunicargli che non voleva più continuare la frequentazione con lui. Ripensò a quel momento sulla panchina. Nonostante avesse già baciato Jannik, non aveva provato le stesse emozioni. Non aveva percepito nessun istinto ad avvicinarlo a sé, di volerlo accarezzare. Le era sembrato tutto un gioco, una recita. L’aveva baciata lui, passionalmente, a tratti in modo irruento. Però Lisa non era rimasta contenta. Le sembrava un gesto fatto senza senso, forse solo per autocelebrare la propria persona o per dare un semplice sfogo ad un impulso. Le era parso forzato. Non c’era stata tenerezza, nessuna curiosità di scoprire una parte dell’altro. Non c’era stato nulla. Tornata dal pomeriggio appena trascorso, era più felice, più serena. Aveva finalmente capito chi fosse il ragazzo giusto. Aveva avuto la conferma di ciò che inconsciamente sospettava da qualche mese.
Non era mai stata una ragazza romantica, ma per la prima volta, quando si parlava di amore, nella sua testa appariva un volto: quello di Eugenio.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 2 Maggio 2024
Fascia: 16-19
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