Bentornato!
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Romance
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Fascia 16-19
Rivali ma fino a un certo punto

Niccolò sentiva caldo: si allentò la cravatta, sbottonò anche il primo bottone della camicia e aprì leggermente il finestrino.
Marco lo osservava con un sopracciglio alzato: non faceva così caldo quel giorno.
Nico si accorse che l’altro lo stava guardando e si sentì avvampare.
Forse era anche la musica che c’era alla radio a peggiorare la situazione: era una di quelle canzoni smielate scritte da disperati infiammati dall’amore, e seppure li considerasse come tali, Niccolò sapeva di rientrare in quella categoria.
«Cos’è? Hai le caldane? Non sapevo fossi in menopausa», ghignò Marco, guardandolo dall’alto in basso, con un sorriso beffardo.
Niccolò lo squadrò torvo: «Ho solo caldo» disse tornando a guardare fuori dal finestrino.
«Ah sì? Non l’avevo notato» ribatté Marco sarcastico, fissando le sue guance da Cicciobello infuocate.
Niccolò lo fulminò con lo sguardo: decidere di metterli nella stessa macchina era stata l’idea peggiore che sua madre avesse avuto, perché avere Marco relativamente vicino gli stava facendo venire, oltre che l’emicrania, un attacco di tachicardia.
Il conducente dell’auto li guardava dallo specchietto retrovisore ridendo sotto i baffi.
Stavano andando al matrimonio di un amico dei loro genitori, che avevano deciso di andare insieme per farsi quattro chiacchiere e di mettere loro su un taxi, sperando che superassero le ostilità.

Speranze mal riposte.
«Allora ragazzi, siamo arrivati» disse l’uomo fermandosi davanti al cancello di una villa.
«Grazie, tenga il resto» fece Niccolò allungandogli venti euro.
«Perché l’hai fatto?» chiese Marco, quando la vettura ripartì.
«Fatto cosa?»
«Lasciato il resto a quello, cioè la corsa veniva solo quindici euro» spiegò Marco avviandosi verso l’entrata al suo fianco.
Nico gli rivolse uno sguardo confuso: «Mi era sembrato un gesto carino, perché me lo chiedi?» domandò, anche se non era certo di voler sapere la risposta.
«No, niente» farfugliò Marco, allontanandosi verso il tavolo dei loro genitori, che aveva avvistato prima di lui.
«Oh, eccovi!» esclamò Claudia, la madre di Marco, lasciandogli un bacio sulla guancia.
«Com’è andato il viaggio?» fece il padre di Niccolò, vedendo il figlio arrivare.
«A dir poco devastante» rispose questo melodrammatico, e Marco gli diede uno scappellotto.
Gli adulti al tavolo si scambiarono uno sguardo rassegnato: non sarebbero mai andati d’accordo.

I due si posizionarono tra i loro genitori e si ignorarono per tutto il tempo, anche se qualche volta i loro sguardi si incrociavano imbarazzati.
«Oh, Dancing Queen!» esclamò Claudia appena sentì le note della canzone, e trascinò suo marito sulla pista.
«No, ti prego! Giacomo, vieni con me» implorò l’uomo tendendo una mano verso l’amico, che a sua volta strinse quella di sua moglie.
«Dai ragazzi, venite anche voi», fece Giacomo rivolto a Marco e suo figlio.
«No!» risposero quelli all’unisono e quindi li lasciarono soli al tavolo.
Videro i loro genitori scatenarsi goffamente sulle note di quel pezzo datato, come tutti i presenti, riscossi da un istinto giovanile.
«Cristo, che spettacolo raccapricciante» disse Marco guardando quasi schifato la folla vicino alla consolle del DJ.
«Come si vede che non sono mai andati a ballare» continuò, bevendo un sorso d’acqua frizzante.
Niccolò si sentì in dovere di difendere le doti da ballerini dei suoi genitori e di tutti gli invitati: «Perché, tu saresti meglio?».
Marco si voltò lentamente verso di lui con aria altezzosa: «Ovviamente».
«E perché non stai ballando allora?» lo incalzò incrociando le braccia.
«Perché non mi va» rispose Marco con un’alzata di spalle.
«Ah ok» disse Niccolò e subito lo vide raddrizzarsi sulla sedia.
«Che vuol dire?» disse Marco assottigliando lo sguardo.
«Niente» replicò Niccolò innocentemente.
«Non sai mentire, te l’hanno mai detto?» fece Marco con un sorrisetto sbilenco.
«Sì, però sto imparando dal migliore» rispose Niccolò, sicuro di essere arrossito.
Marco si girò dall’altra parte, sentendosi le gote calde: perché Niccolò riusciva sempre a colpire nel segno con le sue frecciatine?
«Mai ballato tanto in vita mia!» disse Claudia euforica, con gli altri che annuivano vigorosamente, sorridenti e spensierati, una volta ritornati al tavolo.

Loro erano gli unici ad essersi divertiti: Marco e Nico avevano passato la serata a bere acqua e a stare lì fermi a bisticciare, per fortuna era arrivato il momento del dessert.
«Marco, andresti a chiedere al cameriere un’altra bottiglia?» disse sua madre alzando la boccia di vino rosso semivuota.
«Non credo sia una buona idea: poi non avreste posto per lo champagne del brindisi» rispose lui scrutandola divertito.
«Marco ha ragione cara, sei un po’ brilla» disse Ettore, accarezzando la spalla di sua moglie, poi scoppiarono entrambi a ridere, e contagiarono tutti, tranne i due ragazzi pieni di imbarazzo.
Niccolò aveva bisogno, oltre che di svuotare la vescica, anche di prendere una boccata d’aria: «Vado alla toilette» disse, ma nessuno sembrò particolarmente attento alle sue parole.
Nico girovagò per tutto il dedalo di stanze, sale e sgabuzzini della villa, e sorprendentemente non riuscì a trovare il bagno; stava quasi per arrendersi, quando ritornando sui suoi passi, vide la porta che tanto aveva cercato.
Marco alzò lo sguardo dal cellulare e notò che Niccolò era sparito: non avrebbe mai chiesto dove fosse, onde evitare di confermare la riuscita dello stupido piano dei suoi genitori di farli legare, ma le risatine e le battute strascicate delle persone a quel tavolo lo spinsero a dire: «Vado a cercare Niccolò», e si allontanò il più celermente possibile per evitare commenti.
Appena varcò la soglia della sala ristorante, sentì il fresco della notte farlo rabbrividire.
La ragione più ovvia, perché Nico si fosse allontanato, era che fosse andato in bagno, per cui Marco iniziò la sua ricerca da lì.
Non c’era. Controllò tutti i bagni della villa, segnalati sulla piantina, e di lui neanche l’ombra.
Dove poteva essere?

Marco iniziò a vagabondare per la struttura, e dato che non sapeva dove andare, seguiva i suoi piedi.
Arrivò ad una porta a vetri che dava sul giardino: la aprì, e il silenzio era attenuato dal chiacchiericcio delle persone e dal frinire dei grilli.
Sentiva il profumo delicato di camelie e rose e perso in quel paesaggio bucolico, trovò Niccolò seduto su una panchina, con una sigaretta fumante tra le dita.
«Non sapevo fumassi» disse avvicinandosi di soppiatto.
«Infatti, non lo dovevi sapere» mormorò Niccolò, acquistando un colorito sulle tonalità del rosso che ormai gli era proprio. Marco sorrise trovandolo tenero.
«Sono un bastardo, ma non fino a questo punto; quindi, puoi stare tranquillo» disse Marco rassicurandolo, togliendogli la cicca di mano per fare un tiro.
«Non sapevo fumassi» fece Niccolò prendendolo in giro.
«Ci sono tante cose che non sai.»
«Ah! Ci risiamo» fece Nico, roteando gli occhi: con lui poteva giocare a fare il misterioso quanto voleva, ma non lo avrebbe mai abbindolato. Quel giochetto funzionava solo sulle ragazzine che puntava di solito.
Nonostante Marco fosse serio, Niccolò lo scrutava scettico, con l’aria di chi quella storia l’aveva sentita troppe volte.
Piano piano, lui intuì che non stava scherzando: «Sentiamo: che cosa non saprei di te?» domandò volgendo tutta la sua attenzione verso il ragazzo accanto a lui.

La luce lunare e dei lampioni circostanti proiettava ombre che deformavano il viso di Marco, e al contempo lo rendevano angelico, con gli occhi castani socchiusi, le labbra dischiuse, i capelli acconciati in morbidi ricci, e i lineamenti evidenziati dal chiaroscuro.
«Prima di tutto, sai qual è il mio colore preferito?» disse incrociando le braccia, pronto a mettere il broncio a una risposta sbagliata.
«Pff, facile: nero» rispose sicuro Niccolò, guardandolo trionfante.
«Allora, sai qual è il drink che prendo sempre?»
«Sei astemio» disse ridacchiando Nico, scuotendo la testa: le sue domande erano idiote.
«Una persona che non mi conosce non l’avrebbe saputa» spiegò Marco, nascondendo il divertimento, dietro un’aria altezzosa.
«Il nome del cane dei miei nonni?», ritornò all’attacco con aria di sfida.
«Poker» replicò l’altro restituendogli uno sguardo agguerrito, che però svanì presto, sostituito da uno sognatore.
Alla fine, Marco si accasciò sul legno della panchina sconfitto: Niccolò le sapeva davvero tutte… tranne una, a pensarci bene.

«Sai qual è la persona che mi piace?» chiese di punto in bianco, e vide Nico spalancare gli occhi.
«Che c’è? Questa non la sai?» lo derise Marco, e Niccolò lo guardò male.
Se gli aveva posto quella domanda, voleva dire che qualcuno c’era, doveva esserci. Ma chi?
Sentiva il cuore battere troppo velocemente e ogni centimetro del suo corpo surriscaldarsi. Percepiva gli occhi di Marco esaminarlo attentamente e questo, oltre a mandare il suo cervello in pappa, non lo faceva riflettere sulla domanda in questione.
«Ti do un indizio: lo conosci» disse a voce bassa Marco, e Niccolò si girò di scatto in shock: Marco aveva detto «lo»: quindi era un ragazzo? A lui piacevano i ragazzi?
«Tu… da quando ti interessano i maschi?!» fece sconvolto. Non poteva credere alle sue orecchie, ma era ancora più stupito del fatto che potesse avere un chance, anche se ne dubitava.
Marco si morse il labbro inferiore, distogliendo lo sguardo: lo sapeva non dove spingersi così oltre.
«Dimentica quello che ho detto» sentenziò alzandosi.
Niccolò lo riportò a sedere e poi con le mani sulle sue spalle, disse: «Io s-sono come te, in-intendo anche a me piacciono i ragazzi. N-non devi sentirti a disagio» balbettò guardandolo negli occhi in cui leggeva stupore e… gioia?
I due ragazzi rimasero lì immobili, a guardarsi con un misto di emozioni indecifrabili, con i neuroni fritti per quante informazioni stavano trasmettendo.
Marco si tolse le mani di Niccolò di dosso: «Non hai risposto comunque, e io ho trovato qualcosa che non sai» disse, e l’altro fu rapito dal movimento del suo pomo d’Adamo.
«Be’, lo scoprirò.»
«Buona fortuna», gli augurò, facendogli l’occhiolino.

Pubblicato: 8 Maggio 2022
Fascia: 16-19
Commenti
Roberta Novelli
Non è nulla di estremamente particolare eppure la trama è molto carina e il finale abbastanza inaspettato.
23 maggio 2022 • 22:28