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Avventura
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Fascia 16-19
Pioggia

Gaia uscì dalla metro più pensierosa del solito. Quel giorno di tanti anni prima le era rimasto scolpito nel cuore e non passava anno che lei non ritornasse in quella piazza da cui tutto aveva avuto inizio per sprofondare ancora una volta nei ricordi. Allora lei e i suoi amici erano poco più che adolescenti; nessuno di loro sapeva esattamente a cosa servisse un maglione di lana dal momento che le temperature erano talmente alte che le fredde sere d’inverno sopravvivevano esclusivamente nei racconti degli adulti. Ovunque, nelle piazze, agli angoli delle strade, sui muri delle scuole erano affissi manifesti che invitavano la popolazione a mantenere la calma. Quella mattina si erano ritrovati tutti insieme nella piazza principale del loro quartiere periferico; tra poche ore sarebbe iniziata l’evacuazione della città. Nel messaggio inviato ai cittadini dalle autorità figurava una richiesta particolare: «Ove possibile portare con sé ciò che a proprio parere rappresenta la bellezza. Nel caso in cui questo non sia fattibile, celarlo in un luogo sicuro e protetto, e segnalare alle autorità competenti l’ubicazione».

La prima a rompere il silenzio fu Alma: «Voi cosa portate?». La sua voce era flebile e velata da una leggera malinconia. Uno alla volta i ragazzi risposero alla domanda dell’amica: Greta sarebbe partita con l’album fotografico contenente le immagini di tutti gli animali che negli ultimi decenni si erano estinti; forse nel luogo dove stavano andando ne erano sopravvissuti alcuni esemplari. Axel, che già una volta aveva dovuto abbandonare la propria terra natia, come allora avrebbe viaggiato con un bagaglio leggero; dentro ci sarebbe stato l’abito tradizionale della propria patria. Altri avrebbero portato con loro i propri libri preferiti o quelli che, a loro parere, non meritavano di finire nell’oblio a causa dell’ottusità umana; altri ancora sarebbero partiti con dei semi da piantare nella nuova terra, nella prospettiva che fosse fertile. Questo gesto lasciava accesa una piccola fiammella di speranza; speranza in un futuro migliore.
«E tu invece, Gaia. Che cosa porti con te?»
La domanda la prese alla sprovvista mentre stava riflettendo, tanto che non riuscì a comprendere chi gliela avesse posta. «Me stessa,» rispose a bruciapelo. Tutti la fissarono meravigliati. «È vero,» proseguì, «tutto ciò che avete messo in valigia è pura espressione della bellezza in ogni sua forma. I musei in questi giorni stanno mettendo al riparo, come richiesto dal governo, i loro tesori artistici e culturali nel sogno che qualcuno dopo di noi ne possa godere in un mondo rinnovato. Io dico invece che quelle persone possiamo essere noi, ma prima di tutto dobbiamo riconciliarci con noi stessi, con coloro che ci stanno accanto e con la natura».

Nel presente un’automobile passò accanto a Gaia; il cielo si stava annuvolando e minacciava di piovere. Ripiombò nei suoi pensieri. Allora il carburante era divenuto ad appannaggio esclusivo dei ricchi, ma in poco tempo le riserve di metano si erano esaurite; per questo motivo quell’esodo lo affrontarono a piedi o a dorso degli animali. Durante il viaggio il senso di comunità si riaccese e si fece strada negli animi di tutti i profughi. Le disparità sociali non esistevano più: erano esseri umani mossi dal desiderio di salvezza. Ciò che fino a non molto tempo prima era sembrata pura utopia, adesso si era trasformata in eutopia, un luogo, seppur non fisico, in cui regnava l’armonia. Dopo un lungo cammino, durante il quale l’esistenza di ognuno era profondamente mutata, intravidero in lontananza un centro abitato. Un fremito percorse la carovana; come sarebbero stati accolti dai suoi abitanti? Entrarono intimoriti nella città: era completamente deserta. Si sparpagliarono lungo le vie fino a ritrovarsi riuniti in una piazza dall’aspetto assai familiare: la sorte li aveva ricondotti alla posizione di partenza. A quel punto Gaia si fece avanti e prese la parola: «Io non credo che ciò sia un caso, né considero questi mesi di viaggio vani. Guardatevi intorno, quando siamo partiti eravamo convinti di poterci salvare da soli e invece, in questo tempo, abbiamo compreso che prestando ascolto a colui che ci sta accanto possiamo migliorare le cose sul serio. Abbiamo imparato a fidarci e a dialogare con la natura; che uno stile di vita in armonia con essa non porta arretratezza, ma progresso. In questi mesi avete lavorato insieme per progettare una città migliore, più sostenibile, ognuno secondo le proprie capacità e possibilità. Credevamo di doverla edificare in un’altra terra, invece la fortuna ci ha ricondotto qui, affinché possiamo mettere in pratica ciò che abbiamo appreso. Prima di partire abbiamo nascosto ciò che per noi rappresentava la bellezza oppure l’abbiamo portato con noi. Adesso abbiamo una nuova consapevolezza e la possibilità di ricominciare da capo con tutto ciò che di più incantevole ci portiamo dalla precedente vita».

Un lungo applauso accolse le parole della giovane. In pochi mesi la città si rivoluzionò: se prima c’erano state delle incertezze sull’impiego delle energie rinnovabili, ben presto divenne comune vedere lungo le strade pannelli fotovoltaici costruiti in modo tale che non inquinassero visivamente l’ambiente circostante; ognuno si assunse le proprie responsabilità, riconoscendo gli errori del passato e impegnandosi ad imparare da essi. Nessuno era escluso dal progetto, i bambini come gli anziani collaborarono, ognuno secondo le proprie possibilità al cambiamento. Finalmente si tirarono fuori dai loro nascondigli tutte le opere che erano state nascoste e si stabilì che questo percorso di vita rinnovato si sarebbe realmente basato sulla valorizzazione della bellezza e della cultura, come aveva auspicato Gaia. Si diede maggiormente spazio alla sensibilità di ognuno e al rispetto per ogni forma di diversità, vista non più come qualcosa da combattere, ma come un arricchimento per la comunità intera. I risultati adesso erano sotto gli occhi di tutti: si era creata una nuova comunità in simbiosi con sé stessa e con l’ambiente. In quel momento, come allora, venne la pioggia, non più acida e distruttrice, ma pura e limpida, a lavare via i peccati degli uomini.

Pubblicato: 30 Gennaio 2023
Fascia: 16-19
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