Bentornato!
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Romance
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Fascia 16-19
Pezzi di ricambio

Abbassai lo schermo del computer e mi sdraiai a pancia in su sul letto. Sul soffitto rivedevo le immagini in bianco e nero che si susseguivano veloci, inseguite dai miei pensieri. Mi misi a sedere e mi presi la testa tra le mani per farla smettere di vorticare. Guardai fuori dalla finestra gli ultimi colori del tramonto che resistevano alla notte e cercavano invano di aspettare le stelle. Presi il computer e lo riaccesi. La copertina del film era ancora sullo schermo, un uomo e una donna avvinghiati l’uno all’altra, incuranti della gente che passava loro attorno.

Mi chiesi se il mio corpo e il mio cuore sarebbero stati eternamente sordi a quel genere di richiami. Trentun anni e non avere mai amato mi sembrava già una buona età per instradarsi verso la prospettiva di diventare la zia stramba alle cene di famiglia. Eppure io ero innamorata di Amore, ma forse non lui di me. Amore. Molti lo maledicono, altri lo benedicono. Tanti lo cercano e lo rincorrono per tutta la vita e pochi lo evitano. Io mi chiedo se non sono tra quei pochi.
Mi guardai allo specchio e allungai una mano. Le mie dita si scontrarono con la superficie fredda di quel vetro che rifletteva la mia immagine. Mi passai le dita sulla cicatrice che segnava il mio viso e decisi che era arrivata l’ora di cambiare colore all’iride del mio occhio di vetro. Avevo sempre desiderato avere gli occhi verdi e perché non approfittarne? Stabilii che la mattina seguente sarei andata a fare visita al vecchio Corrado per chiedergli consiglio. Nella sua officina avevo sempre trovato di tutto, da protesi per le gambe fino ai denti di ferro. Io ero stata fortunata: di me, la Terza Guerra aveva portato via solo un occhio ma molti erano stati costretti a sostituire il loro corpo quasi per intero, diventando sempre più simili agli androidi la cui presenza era stata incrementata per ovviare al problema di depopolamento.

Mi infilai il pigiama e quando decisi di scendere in cucina trovai Raphina acciambellata fuori dalla porta. La scavalcai cercando di non svegliarla ma, non appena sentì la mia presenza avvicinarsi, si alzò ritta in piedi con le orecchie alzate sull’attenti e i denti sfoderati. “Calmati” le dissi piano accostando la mano al suo naso per farle riconoscere il mio odore. Non aveva ancora abbandonato il suo istinto da caccia, era pur sempre un cane da guerra. Scodinzolante, si fiondò in camera, posizionandosi sul mio letto. Da quando me l’avevano assegnata non c’era stata una notte in cui avevamo dormito l’una senza l’altra.
Mi svegliai con la faccia umida e una lingua ruvida e rosa che continuava a leccarmi. Mi girai dall’altro lato per sfuggirle ma lei si precipitò giù dal letto per seguire i miei movimenti. Non potevo scapparle. Guardai l’orologio, non erano ancora neanche le sei ma decisi di alzarmi, almeno avrei potuto vedere l’alba. Mi vestii e quando fui pronta ad uscire non me la sentii di lasciare Raphina da sola, così le feci un cenno con la mano e me la portai dietro.

Il bric-à-brac di Corrado non era molto lontano, ormai era come se fosse diventato il centro della città. Dopo la Terza Guerra tutte le abitazioni del Paese erano state rase al suolo e quei pochi che avevano deciso di rimanerci avevano ricostruito le loro case vicino a centri come il suo. Mentre camminavo cercavo sempre di guardare avanti e mai attorno a me. Sapevo che avrei trovato ancora resti di quartieri un tempo pieni di vita e non avrei potuto fermare le immagini della distruzione e i ricordi del dolore. Non c’era più neanche il verde, i parchi si erano trasformati in distese di sabbia e cenere, piccoli deserti che come oasi avevano solo cumuli di macerie. Ogni volta che percorrevamo quella strada era Raphina a farmi da guida, silenziosa e attenta zampettava per quelle strade che un tempo erano state quelle che attraversava per adempiere al suo ruolo di sentinella.

Quando arrivammo Corrado stava aprendo la saracinesca e già un piccolo gruppetto di gente stava aspettando fuori. Appena mi vide fece un cenno con la mano e io lo salutai di rimando. Entrai dalla porta laterale solo per sentire il campanello suonare, mi ricordava i vecchi tempi, quando da bambina mi divertivo ad entrare ed uscire da lì solo per infastidire il vecchio. Forse era per questo che l’entrata principale se l’era fatta costruire senza.

Subito la mia cagnolona si mise a girovagare per i corridoi alla ricerca di qualcosa di interessante su cui affilare i denti. Appena varcata la soglia, anche lei si era concessa di abbandonare l’attenti per concedersi al gioco. Lì dentro eravamo tutti al sicuro, tutti accomunati dalla stessa fragilità. Ad un certo punto Raphina si mise a correre, aveva sicuramente trovato qualcosa di suo interesse. “Hei staccati, non è un pezzo di ricambio questo!” sentii urlare dalla parte opposta dello scaffale dove erano riposti gli occhi di vetro. Allarmata corsi incontro a quella voce e vidi Raphina che giocava con i pantaloni di un ragazzo cercando di strapparglieli. La richiamai e chiesi umilmente scusa a testa bassa. “Dovresti tenerla al guinzaglio, almeno qui dentro” rispose il ragazzo senza volto, burbero. “Non è abituata a tenerlo e poi non devi essere tu a dirmi cosa devo-” le parole mi morirono in bocca appena alzai lo sguardo e riconobbi il viso del mio interlocutore.

Non era possibile fosse lui. Lo avevo visto con i miei occhi, sanguinante sulla barella del campo militare. I medici dicevano che non aveva più nessuna speranza, mi avevano detto che non ci avrei neanche dovuto provare, il suo cuore non batteva più. Io lo avevo lasciato nelle mani di mio padre, lui avrebbe saputo cosa fare, io avrei solo cosparso il suo corpo di lacrime e rimpianti. È vero, non avevo mai amato ma lui era stata la cosa più simile all’innamoramento che io avessi mai provato. Mi prendeva in giro e questo mi stuzzicava, però era anche dolce, più volte si era offerto di riaccompagnarmi alla tenda durante il turno di notte, sfidando il coprifuoco per i soldati. Mi aveva promesso che un giorno ci saremmo incontrati al di fuori del tempo, un appuntamento una volta usciti da quel disastro. Ma io ero troppo impegnata a ricucire ferite per pensare ai miei problemi, i miei occhi erano in grado di vedere solo odio e non riconoscevano nient’altro che la sofferenza. Sono stata sfiorata da Amore, forse sono stata io a rifiutarlo. Me ne accorsi troppo tardi. Pensavamo di avere più tempo, ci eravamo illusi anche noi di eternità. Ma dopotutto cos’è l’amore se non una passione ardente che da un lato ci mostra il tempo e dall’altro ci promette l’eterno? Quel giorno piansi per lui, piansi in silenzio le mie lacrime, l’ultima volta che l’avrei fatto da entrambi gli occhi. Non sono previste lacrime artificiali per gli occhi di vetro. Il giorno in cui una bomba colpì il nostro ospedale fu tragico, molti di noi morirono e fu in quell’occasione che persi il mio occhio sinistro. Svegliarsi dal coma e trovarsi a dover reimparare a scrivere, mangiare e camminare mi rubò anni della mia vita. L’unico guadagno di quell’incidente fu l’arrivo di Raphina, una superstite, come me, che era riuscita a sopravvivere alla strage.

Cercai di finire la frase ma mi pareva che le parole mi tradissero, scappando, fuggendo. Anche lui mi stava guardando con occhi nuovi. “Vanessa” il mio nome pronunciato da lui sembrava più bello. “Thomas” riposi io mentre Raphina continuava ad accanirsi contro l’orlo dei suoi pantaloni. “Sei vivo” continuai cercando di non far percepire la mia voce che tremava mentre mi abbassavo per riprende Raphina. “Si, ma non sono più io” replicò lui a bassa voce. Lo guardai meglio, sembrava vestito da meccanico, una canotta sgualcita macchiata d’olio, pantaloni blu più grandi della sua taglia e una giacca dello stesso colore legata in vita. Osservai meglio il suo viso. Aveva i segni della barba ma nessuna traccia di cicatrici. Ero veramente di fronte a quel ragazzo che avevo visto cinque anni fa disteso in una pozza di sangue? Non riuscivo a vedere pezzi meccanici, che cosa ci faceva lì se non aveva bisogno di qualcosa da aggiustare? Forse intuendo il mio dubbio, Thomas si spostò la canottiera e lasciò intravedere un grande segno che gli attraversava il petto. “Sto cercando dei pezzi di ricambio per il mio cuore” sussurrò avvicinandosi a me. Feci un passo indietro. Raphina si frappose fra me e lui, era tornata sulla difensiva. Le misi una mano tra le orecchie per calmarla. Fissavo Thomas mentre lasciavo che le sue parole mi aderissero addosso. Non sapevo che dire. “Sei ancora in grado di amare?” fu la prima cosa che gli chiesi. “Non ho mai smesso di farlo” disse lui quasi ridendo della mia domanda. Le mi guance si colorarono di rosso. Presi il primo occhio di vetro che mi capitò sotto le mani e scappai, fuggii come avevo sempre fatto. “Ricorda che mi devi ancora un appuntamento” mi urlò dietro.

Accelerai il passo mentre tornavo verso casa. Aprii la mano e constatai che avevo comprato di nuovo un occhio di vetro marrone, nella fretta lo avevo preso dello stesso colore del mio. Dovevo tornare indietro.
Lo vidi di nuovo che rovistava tra i vari pezzi di ricambio. Gli corsi incontro incurante degli sguardi della gente. Mi avvicinai a lui e con fare professionale gli chiesi “Posso ascoltare il tuo cuore?”, lui mi fece un cenno con la testa, il viso acceso da una nuova speranza. Accostai la testa al suo petto e mi inebriai del suo odore mischiato a quello di olio motore. Sentivo gli ingranaggi che acceleravano e d’istinto sorrisi. Sentii la sua mano toccarmi i capelli e solo allora mi accorsi di quanto mi fosse mancato il suo tocco. Di quanto mi fosse mancata la sua presenza, reale, in un mondo di echi. Alzai gli occhi e incrociai i suoi. Sperai che quell’attimo non finisse mai e mi chiesi se questa volta fosse possibile innamorarsi davvero, e non solo di sguardi. Forse non è una debolezza perdere la lotta contra se stessi e lasciarsi andare a qualcuno che si ama, non è stupido concedere un pezzo di se stessi a qualcuno ma solo tanto coraggioso. Decisi di provarci, i nostri due cuori, uno di carne e l’altro di ferro, se la sarebbero vista tra loro.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 3 Maggio 2024
Fascia: 16-19
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