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Fascia 16-19
Oro per la libertà

Dovrei alzarmi per cercare il telecomando perso, ma non ho voglia. Preferisco rimanere disteso sul divano a fissare il soffitto, magari con la speranza di addormentarmi, per poi svegliarmi all’ora di cena e ordinare qualcosa d’asporto. La pigrizia che mi accompagna in questi giorni è un costante supplizio, più a livello morale che a livello fisico. Sentirsi impotenti di fare qualcosa per mancanza di voglia, desiderosi di cambiare, ma impossibilitati perché l’azione pretende uno sforzo troppo grande. Così spreco intere giornate a sguazzare nel nulla, con un programma ben dettagliato da seguire ma che quasi mai riesco a rispettare. Io ci provo, mi impegno, tento di metterci tutto me stesso, ma non appena chiedo al mio cervello e al mio corpo di faticare poco di più, questo si rifiuta, e io mi sento come dentro una gabbia, rinchiuso. A volte mi ritrovo al telefono nonostante abbia tanto da fare e quando provo a smuovermi, il mio corpo rimane come inerme.

Con questi costanti pensieri nella testa mi addormento ogni volta, con la promessa di cambiare appena sveglio. Ma la verità è che dopo un lungo sonno rimango uguale a prima, e quelle frasi che mi dico («Non sei sbagliato, ti serve una vacanza.» «Non è colpa tua.» «Dovresti fare qualcosa per cambiare.» «Non puoi continuare a vivere in questo modo.»), me le ripeto ogni volta, senza alcun risultato.

Vedo un fiume scorrere, ma il liquido che percorre il suo letto non è acqua, parrebbe oro fuso. Le sponde non sono allo stesso livello del fluido, ma sono rialzate, come delle scogliere, e sono decorate da una moltitudine di ciliegi in fiore. Il prato è molto curato, ed è lucido, come se fosse stato appena annaffiato. Un fulmine mi sfiora, ma non capisco come sia possibile: in cielo non vi è neanche una nuvola. Mi affaccio dalla scogliera, e osservo l’oro scorrere. Da una delle anse che il fiume descrive compare una barca. Il legno è rossastro, forse è proprio ciliegio. Ha la forma di un veliero, ma in miniatura. Sopra c’è qualcosa, ma non riesco a distinguere chiaramente cosa sia. Come fa del legno a galleggiare sull’oro e perché non brucia? Mi incammino per avvicinarmi all’imbarcazione. Sopra sembra esserci un essere minuscolo antropomorfo. Scuote la manina, come per salutarmi.

Sono le otto. Prendo il telefono per chiamare la pizzeria. La mia margherita dovrebbe arrivare per le otto e tre quarti. Decido svogliatamente di prendere il computer e completare alcune faccende lavorative in sospeso. Non duro più di dieci minuti. Apro il telefono e mi metto a scorrere sui social. Provo nello stesso tempo un senso di dipendenza, stanchezza, imprigionamento e piacere, rilassamento, libertà. Uno dei più grandi ossimori della mia vita. Eppure, ne è piena. Suonano al citofono. Rispondo. È il driver che mi ha portato la pizza. Apro e scendo, ma l’aveva già lasciata sopra lo zerbino di fuori. Come puoi lasciare una pizza in queste condizioni!? Provo alquanto ribrezzo per le persone scostumate. Salito sopra, inizio a gustarmela. È abbastanza buona, ma l’avrei preferita un po’ più alta, e l’impasto un po’ più morbido. Vado in cucina a reperire della birra. Eccolo il telecomando! Era sopra il frigorifero. Come ci è finito? Lo prendo insieme alla birra e ritorno in salotto. Accendo la TV. Che palle questi programmi, dicono sempre le stesse cose a ripetizione fino a portarti allo sfinimento. Mi tocca aprire Netflix; riprendo la serie che stavo guardando ieri sera. Sembra molto interessante.

L’omino continua a salutarmi. Molto animatamente, e questa cosa mi disturba. Non so neanche chi sia, perché ci tiene così tanto ad attirare la mia attenzione? Provo a esplorare un po’ la zona.

Prendo la macchina e mi dirigo a lavoro. Oggi c’è un po’ più traffico del solito. La strada più avanti sembra bloccata, forse c’è stato un incidente, o stanno facendo dei lavori, magari per coprire quelle fastidiose buche. Arrivo in ufficio con mezz’ora di ritardo. I miei colleghi avevano già iniziato la riunione, prendo posto al tavolo. Qualcuno mi saluta, anche solo con gli occhi, altri mi guardano di sfuggita. Il segretario mi porta il caffè. A quanto pare gli affari stanno andando bene. Nella pausa pranzo vado insieme a dei miei compagni a un ristorante lì vicino. Il pomeriggio non faccio granché in ufficio, come mio usuale. Tornato a casa avrei dovuto completare un resoconto mensile, ma la pigrizia me lo impediva. Ho sprecato tutte le mie energie possibili la mattina. Mi considero un fallimento. Non meritavo di passare il colloquio per il posto di lavoro quel giorno. C’era sicuramente gente più preparata e stimolata di me. Forse dovrei consultare uno psicologo. Cerco un po’ di annunci online e dopo un po’ trovo una dottoressa con uno studio nelle vicinanze. Non serve prenotazione. Ottimo, domani mi dirigerò da lei per iniziare un percorso di analisi.

Il panorama della zona continua allo stesso modo per centinaia di chilometri. L’omino continua a salutarmi. Forse dovrei gettarmi per raggiungerlo. Inizio a prendere la rincorsa.

La colazione la salto, non ho voglia di cucinare. Oggi ho la giornata libera, quindi mi dirigo immediatamente dalla dottoressa. Dovrei essere quasi arrivato, mi manca solo questa curva. Mentre inizio a svoltare, sento un forte colpo.

Sto correndo, ma attorno a me è tutto nero, o forse vuoto. L’unica fonte d’illuminazione è garantita da un riflettore che mi segue. Continuo a guardare indietro, non so bene il perché. È come se qualcuno mi stesse rincorrendo. Il battito cardiaco è a mille; il cuore mi sta per uscire dal petto. Mi fermo. Compare una barriera composta da specchi, tanti piccoli pezzi riflettenti messi tra loro senza alcuna correlazione. Mi avvicino per vedermi, ma proprio mentre cerco di toccare la barriera sprofondo in una caduta senza fine. Anche questo tunnel è immerso nel vuoto. La mia vista si fa sempre più sfocata fino a quando non vedo tutto nero. Poco dopo mi ritrovo mentre galleggio nel fiume dorato che precedentemente fissavo dall’alto. Che n’è stata della botta? Mi giro, vedo l’omino in barca. Non scuote più la mano, ma cerca di lanciarmi una corda, a cui mi aggrappo. Mi ritrovo sopra il suo minuto veliero, bagnato d’oro.

In poco tempo ritorno asciutto grazie al cocente sole. L’omino prova ad approcciarmi: «Ce ne hai messo di tempo per buttarti!». «Certo, non so né chi tu sia né dove mi trovo. Le scorse volte pensavo di star sognando.» «E lo stai facendo anche ora, solo che rimarrai addormentato per un po’ più di tempo.» «La botta che ho sentito mentre ero in macchina…», rimango un attimo in silenzio, «era…» «Sì, era un’altra macchina che si è schiantata contro di te, ora dovresti stare in coma.» Come fa questo esserino a sapere cosa mi è successo e io come faccio a sentirmi così reale dentro un sogno? Decido di fargli queste domande. «Io sono te, ma più piccolo.» «Ma non mi somigli per niente, come fai a essere me?» «Dentro ognuno di noi si trova il nostro inconscio, che nei sogni può prendere una forma diversa in base alla propria personalità.» «E la mia personalità è uno gnomo?» «Beh, nei sogni gli gnomi indicano dei poteri inconsci, come un tesoro di energie sepolto. Posso riconnetterti alla fiducia in te e alle tue risorse.» «E come mi dovresti riconnettere? Usi qualche magia strana?» «Siamo pur sempre nel mondo reale, la magia non esiste. Tutto ciò che vedi qua dentro è frutto della tua immaginazione, ma è circostanziale alla tua testa. La magia è dunque solo un effetto visivo.» «E allora come pensi di curarmi?» «Con le parole. Loro sono la vera magia. Tu non sei affatto malato. Questa idea viene dalla tua adolescenza, quando i tuoi genitori pensavano che avessi qualche problema, solo perché non ti trovavi bene accanto agli altri. Sei una persona con grandi capacità, lo dimostri al lavoro. Sei stato scelto perché quando lo pretendi hai una grande propensione al lavoro, però la tua pigrizia fa da tappo per tutto. Devi iniziare a concepire il lavoro non più come fatica, ma come piacere.» «Lo trovo abbastanza difficile» «Se è qualcosa che ti piace dovrebbe essere così, altrimenti cerca un altro lavoro. Ovviamente questi cambiamenti non possono avvenire da un giorno all’altro, ci vuole del tempo perché tu maturi nella tua coscienza ciò.» «Continuo a credere che tutto questo sia una finzione, come può uno gnomo parlarmi?» «Ciò che continui a fare è sbattere la porta in faccia alla realtà. La verità è che non riesci ad allontanarti dal tuo spazio comfort, tendi ad accettare tutto ciò che ti capita, senza lottare per ciò che realmente desideri. Devi smettere di chiederti cosa vogliono gli altri o cosa pretende il tuo capo. Inizia invece a chiederti cosa vuoi tu. Inizia a mettere la tua persona al primo posto e finiscila di mortificarti per ogni cosa.»

Sono rimasto spiazzato. In questi attimi ho finalmente capito come io abbia buttato la mia vita alla mercé dei desideri altrui.

Mi risvegliai dal coma. Erano passate due settimane. I dottori mi dissero che avevo ricevuto una frattura alle costole e uno slogamento della caviglia. Niente che non si potesse curare. Decisi che era finalmente arrivato il momento di porre un sigillo alla mia vita fino ad allora, e iniziare a scriverne una nuova. Allo gnomo chiesi anche da dove provenisse il fulmine che avevo visto la prima volta, mi disse che rappresenta l’inizio di un risveglio spirituale, e cade ogni qual volta qualcuno sta portando un cambiamento nella sua vita.

Andai finalmente dalla psicologa, questa volta senza incidenti. Finalmente dopo anni mi sentivo di nuovo vivo, padrone di me stesso.

Pubblicato: 22 Maggio 2022
Fascia: 16-19
Commenti
Alessandro Vitullo
Tema interessante, testo decisamente ben costruito, forse avrei adottato strutture narrative diverse in certi punti, ma per il resto mi sembra buono
27 maggio 2022 • 12:44
Eleonora Ines Bianchetto
Personalmente quello che è il tema trattato mi affascina molto, soprattutto dato il parallelismo tra la vita quotidiana e il sogno. È una lettura scorrevole, le tematiche si intrecciano bene con lo stile di scrittura, molto piacevole da leggere.
24 maggio 2022 • 14:55
Filippo Righi
Il tema non è tra i miei preferiti, ma è ben trattato. La prosa è piuttosto buona: affinata ulteriormente e riempite le mancanze (un linguaggio un po' più vivace non guasterebbe) si potrebbe avere qualcosa di davvero splendido. Un buon lavoro
24 maggio 2022 • 11:08