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Fascia 16-19
Oltre lo Schermo: Riflessioni sull’Amore e l’Autenticità nell’Era Digitale

Alla domanda «Cosa hai fatto a Capodanno?.» sono rimasto spiazzato.

Pensavo si trattasse solo di una cena seguita da balli di gruppo e festeggiamenti. È stata invece un’esperienza che ha scatenato profonde riflessioni sulle relazioni moderne e sull’impatto dei social media nelle dinamiche interpersonali. L’atmosfera, in qualche modo, ricordava il Simposio di Platone. Il discorso riguardava principalmente l’evoluzione dell’amore nel tempo.

«È innegabile che l’amore abbia subito una trasformazione radicale nella sua concezione, nei suoi sviluppi e nelle sue manifestazioni.
Sessant’anni fa, la società imponeva rigidi vincoli sulle relazioni amorose. Le coppie non potevano esprimere liberamente il proprio affetto in pubblico ed erano spesso destinate a matrimoni combinati dettati dalle famiglie. Il desiderio e la felicità individuale venivano sacrificati sull’altare delle convenzioni sociali, creando un ambiente di restrizione e costrizione emotiva. Oggi, invece, assistiamo all’estremo opposto di questo spettro. Abbiamo abbracciato una nuova era di libertà individuale, dove ogni forma di espressione amorosa è considerata valida e legittima. Tuttavia, in questo processo di emancipazione, abbiamo anche perso di vista alcuni valori fondamentali. Mentre cerchiamo di sgretolare le vecchie strutture sociali, rischiamo di perdere di vista l’importanza di costruire nuove fondamenta solide. Quelli che una volta erano pilastri stabili della nostra esistenza, che offrivano una guida e un senso di appartenenza, oggi sembrano perdere di significato, in un mondo sempre più dominato dalla fluidità dei generi e dalla mancanza di legami autentici.
Questo cambiamento sostanziale ha portato alla degenerazione della libertà stessa, rendendo la nostra società più individualista e frammentata che mai.»

Ero sul punto di sviluppare ulteriormente il mio argomento quando Serena, come suo solito, intervenne con la sua caratteristica tempestività, interrompendomi nel bel mezzo del discorso. È un comportamento che, riflettendoci, mi rendo conto di aver notato spesso in lei.

Ma tornando a noi, Serena ha toccato il tema dell’amore nelle dinamiche interpersonali, gettando uno sguardo critico sugli effetti dei social nelle nostre vite.

«Indubbiamente, la tecnologia ha rappresentato un progresso significativo, permettendoci di rimanere connessi e di comunicare con chiunque, ovunque e in qualsiasi momento. I social media, in particolare, hanno rivoluzionato il modo in cui ci relazioniamo, consentendoci di essere sempre aggiornati su ciò che accade nel mondo e di mantenere contatti con amici e familiari con estrema facilità. Tuttavia, bisogna chiedersi se tutto questo sia realmente positivo.
La tecnologia moderna ha comportato una serie di conseguenze negative, minando le nostre abilità sociali e compromettendo la qualità della comunicazione umana.
Mentre la tecnologia e la società evolvono rapidamente, la nostra genetica richiede tempi di adattamento prolungati.
Questo squilibrio genera tensioni e difficoltà nell’instaurare relazioni durature e significative.»

Qui è intervenuta Sofia, che da sempre prendiamo in giro per i suoi sfortunati amori.
Si è addentrata nel complesso labirinto dei pensieri femminili, interrogandosi sulle dinamiche mentali di una ragazza che, fin dall’adolescenza, riceve una pioggia incessante di messaggi dai suoi corteggiatori, ha le notifiche social sempre affollate e le app di incontri sempre al limite della saturazione. Aggiungi il confronto costante con le amiche su chi riceve più approvazione e il risultato è una pressione soffocante.
Tra tutti questi pretendenti, ci saranno sicuramente ragazzi che, per ragioni di status o pura estetica, non hanno mai realmente intenzione di stabilire una connessione emotiva. Eppure, le donne si trovano ad adottare standard sempre più elevati, finendo per respingere ogni potenziale interesse romantico con un secco “non mi piace nessuno”.

Mentre riflettevo sul suo punto di vista, Miriam, con la sua solita saggezza, ha offerto un esempio pratico che mi avrebbe aiutato a comprendere meglio il pensiero dell’amica, delineando una scena comune: conoscere qualcuno in un contesto sociale e prendere i contatti, solo per poi scoprire che nella giornata quella persona ha ricevuto una valanga di approcci, sia online che dal vivo. In mezzo a tutto questo rumore di interazioni superficiali, è facile essere dimenticati.

Ho subito preso la parola, ignorando gli sguardi speranzosi di Serena, che evidentemente stava aspettando il suo turno.
Ho espresso il mio punto di vista da boomer amante della filosofia:
«Non è colpa dei social. Essi non amplificano qualcosa di già presente nell’essere umano, ma semplicemente lo rivelano a se stesso.»
La mia argomentazione è stata supportata da Giorgio, che ha condiviso le sue esperienze personali e ha sottolineato il modo in cui molti uomini si sentono usati o derisi dalle donne che approfittano della loro gentilezza.

Poi è stata la volta di Silvia, che ha aggiunto un’altra prospettiva interessante: la paura di cosa accadrà quando la giostra della giovinezza sarà finita. L’idea di non essere più così attraenti come a vent’anni, e la consapevolezza che la vita dopo una certa età diventa vuota se non viene riempita di soddisfazioni concrete.

Infine, ho messo in luce il tema del vivere nella società dell’insoddisfazione, alimentata dai confronti continui sui social media, evidenziando come l’esposizione costante a immagini di perfezione e successo possa ledere la nostra autostima e il senso di realizzazione personale oltre a rendere sempre più difficile stabilire relazioni autentiche e significative.

Nella trama avvolgente di una relazione, la fase dell’innamoramento è la più bella, intensità e felicità dominano su ogni altra emozione. Ma col passare del tempo, si completano le prime volte insieme, le esperienze si accumulano e la familiarità diventa la nuova normalità, trasformando ciò che una volta era magico e speciale in qualcosa di quotidiano. Il risultato è un’assenza di durata nei rapporti, sostituiti senza tanti rimpianti.
In una discussione con un amico, evito il confronto e il chiarimento, sapendo di avere altre centinaia di contatti su Facebook pronti a riempire il vuoto della comunicazione.
Anche se mi trovo bene con la mia ragazza, che mi ama e che trovo carina, posso facilmente cadere nella tentazione di sostituirla online con qualcun’altra che sembra soddisfare apparentemente di più le mie aspettative di bellezza.
E ancora, nonostante il mio fisico ben curato, quando scorro Instagram, mi ritrovo perennemente al confronto con immagini di persone che sembrano essere migliori di me in ogni modo immaginabile. Ciò mi rende triste e insoddisfatto, dimenticando che ciò che vedo rappresenta solo una piccola frazione della realtà e che queste immagini sono spesso ritoccate e scattate nelle migliori condizioni possibili.

Al dialogo mancava Matteo, appassionato di dati e evidenze scientifiche che, quando ormai eravamo prossimi al sonno, ha deliziato con le sue statistiche: depressione, ansia, solitudine in crescita esponenziale. Le relazioni ridotte ai minimi termini. Il sesso tra i giovani in calo costante. I matrimoni e le nascite ai minimi storici. Tra le imperfezioni dei dati raccolti e le statistiche, una tendenza diventava sempre più chiara.
Matteo ci ha raccontato di una ricerca condotta in America. Del 50% di persone sposate, la metà finisce per divorziare. E la domanda che ci ha lasciato in sospeso è stata: «quante delle persone ancora insieme sono davvero felici?»

«È per questo che stiamo assistendo a un degrado dei rapporti reali», ha commentato Matteo, «perché cerchiamo tante cose in persone diverse.»
L’uomo è nato per instaurare rapporti veri, per il contatto fisico, le espressioni facciali.

Ho ripreso la parola. «Abbiamo l’apparente abbondanza infinita dei social, aspettative alle stelle e volontà di coltivare rapporti ormai inesistente, perché pensiamo di avere di meglio a portata di mano al primo intoppo.»
Ormai vivere attaccati al cellulare è la normalità, e questo influenza tutte le dinamiche relazionali, facendoci sottovalutare quello che abbiamo già ed esacerbando le cose più noiose di una relazione rendendole ancora più insopportabili.

Prima non scrivevi un messaggio, ma mandavi una lettera.» «C’era più sforzo e impegno per rimanere in contatto. Il telefono non dovrebbe essere un surrogato dell’incontro faccia a faccia, e in realtà, le lettere assumono ancor più valore, essendo ormai inattese.»
Era meglio o peggio? Non direi che è la scelta più comoda, ma è la scelta che abbiamo. Va saputo utilizzare, e nella nostra società diventa sempre più difficile farlo.
La mia generazione fatica a comprendere questi argomenti, e ancor più le generazioni precedenti che non vivono questa realtà come noi. Mia madre, mia nonna… sono fuori da tutto questo, eppure ne sono comunque parte.
Nella stanza, due presenze mancavano al tavolo della discussione, escluse le feline divagazioni del gatto. Una era Lucia, con la sua propensione a scrutare il lato oscuro di ogni situazione, e l’altra era il padre di Matteo, che aveva seguito silenziosamente lo svolgersi degli eventi, tra una replica e l’altra della memorabile partita Milan-Liverpool del 2005.

Per Lucia tutto va peggiorando. Il mercato consumista sfrutta l’insoddisfazione per vendere, persuadendo le persone che il vero contento si trovasse nell’acquisto di beni materiali. «Ma questo è un errore», sottolineò con decisione. «La vera felicità risiede nelle relazioni umane, nelle cose durature che ci tengono ancorati alla realtà.»

Quando sembrava che la discussione si avviasse verso una conclusione, il padre di Matteo decise di intervenire, offrendo saggi consigli per affrontare le sfide della vita moderna.

«Acquisiamo consapevolezza» suggerì con calma, «e rifiutiamo gli standard imposti dalla società. Dobbiamo massimizzare la nostra attrattiva, cercando il miglioramento costantemente.»

«Pensate come bambini», aggiunse, il tono paterno nel suo discorso. «Buttatevi senza paura, accettando che la vita è fatta di alti e bassi.»
«La vita» concluse con un sorriso compiaciuto, «è come una partita di calcio. Puoi giocarla di catenaccio e contropiede, non osando mai, o puoi rischiare tutto e divertirti per una grande vittoria. L’importante è vivere con passione, anche se a volte significa perdere.»

Era un discorso illuminante, e mentre la notte avanzava, quei consigli risuonavano nelle menti di tutti, come una guida per affrontare le incertezze del domani con coraggio e determinazione, alla ricerca del vero amore.

Però forse è vero… come nel calcio, sono spariti tutti i numeri 10.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 17 Marzo 2024
Fascia: 16-19
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