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Fantascienza
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Nuovi rimedi per il sogno d’amore
di J. Bazzi

Ogni tanto una persona deve pur concedersi un po’ di speranza.

Il ragazzo scese a recuperare il portatile al piano di sotto, tornò nel groviglio di lenzuola color melanzana e riavviò l’homepage del sito. Schivò un banner pubblicitario dopo l’altro – resort all inclusive scontati in Marocco e Portogallo/integratori per aumentare la luminosità della pelle/lezioni di meditazione tibetana on demand –, e approdò alla pagina per la creazione di un nuovo profilo. Nome, cognome, data di nascita, premi invio per proseguire. Step numero due, strillava esaltata la grande scritta gialla su fondo rosa, ci siamo quasi. Step numero tre: comincia subito questo nuovo viaggio inserendo il tuo primo resoconto notturno.

Fissò per un attimo l’angolo polveroso in fondo al soppalco, i vestiti sparpagliati in giro da chissà quanto, e si preparò a digitare. Prima clicca qui, invitava il tasto lampeggiante al centro dello schermo. Ad alta voce il ragazzo si disse: ovviamente niente prova gratuita.

 

L’archivio dei sogni era l’elemento portante di quella piattaforma tutta mezzelune stilizzate e cuori brillanti che continuava a comparirgli tra i post sponsorizzati di Imago (quasi nessuno si ricordava che fino a qualche anno fa si chiamava Instagram). Erano settimane che il pensiero tornava lì, e si sentiva un poveretto per questo, ma prima che ci litigasse, interrompendo definitivamente un rapporto che non era mai riuscito a fargli davvero del bene, l’analista gliel’aveva ripetuto più volte: gran parte dei suoi problemi derivava da quella tendenza ricorrente a bloccare il flusso della vita, sminuendo i progetti sul nascere o esagerando i pericoli potenziali. Quante cose ci perdiamo sommergendole di pregiudizi e paure ancor prima che possano diventare realtà.

Fare a pezzi l’esperienza quando è ancora dentro la testa è tipico delle persone che si fanno governare da aspettative tiranniche. E poi erano quasi sei anni che non aveva una storia degna di questo nome: solo fantasie e fraintendimenti, delusioni che neanche avevano più la forza di definirsi come tali. Era arrivato il momento di andare oltre, approfittando dell’insistenza di quello che, tempo fa, andava di moda definire algoritmo.

Sbuffando tornò di sotto per recuperare dal portafoglio la carta di credito.

Duecento euro per l’abbonamento annuale. Troppi, un’esagerazione. Ne pagherei anche duemila, ammise a sé stesso, sentendo salire l’adrenalina. Quindi raddrizzò il collo per sottoporsi alla scansione del viso senza il rischio di dover ripetere più volte l’operazione.

 

Dream mate – disponibile per gli utenti premium anche come app – per il momento funzionava come una specie di diario da compilare in autonomia ogni mattina al risveglio. Ma a breve – i reel pubblicitari non mancavano di ricordarlo – sarebbe stato disponibile l’attesissimo aggiornamento a cui il team di esperti lavorava da anni. Una novità rivoluzionaria, con tanto di accessorio ordinabile sullo shop, ovvero una sorta di rilevatore automatico, collegato a un aggeggio da mettere in bocca, simile agli apparecchi ortodontici di ultima generazione e ai bite per salvarsi i denti dal bruxismo.

L’uomo o la donna dei tuoi sogni ti sarà indicato, dicevano i messaggi promozionali, senza più bisogno di quel mese di compilazioni e sforzi di memoria, di resoconti mai del tutto certi e quasi sempre alla fine svogliati.

Ma perché proprio dai denti?, il ragazzo rinsaldò la decisione di non farsi più domande. D’altronde la ricerca scientifica ogni giorno ci consegna correlazioni inaudite: apriamoci alla possibilità che l’amore di notte vada a nascondersi in mezzo a molari e canini, o nella pressione del morso.

Per il momento, in ogni caso, era ancora necessario inserire nel form gli elementi principali delle storie che la mente imbastisce durante il sonno. Trenta giorni era il periodo minimo di raccolta dati, ma arrivando a quarantacinque i risultati erano affidabili – recitava la suadente voce fuori campo dei video – al novantacinque per cento. Ovviamente era fondamentale indicare con cura le caratteristiche specifiche delle figure che l’inconscio proponeva come partner desiderati – fattezze fisiche e caratteriali, professione, gusti, esperienze di vita –, ma non solo. Tutte le esperienze oniriche andavano trascritte, di qualunque tipo fossero, perché il sistema era progettato per individuare i profili migliori anche grazie a contenuti apparentemente slegati dalla sfera sentimentale o sessuale. Animali, piante, oggetti, luoghi ricorrenti: dietro tutte le forme e i simboli della notte fiammeggia, segreta, la promessa del vero amore.

 

Come immagine-utente il ragazzo scelse da Google una foto di Pamela Colman Smith, l’illustratrice dei tarocchi Rider Waite a lungo dimenticata, mentre lasciò in bianco lo spazio della bio, un po’ per noia e un po’ per non servire su un piatto d’argento informazioni utili per gli abbinamenti.

L’azione del sistema si preannunciava ad ampio raggio: il database prometteva un’analisi incrociata estesa all’intero pianeta. L’anima gemella esiste, è una, e sta là fuori da qualche parte nel mondo: coi tuoi sogni, analizzandone temi e figure, e correlandoli a persone reali, noi siamo in grado di rivelarti chi è. Potrebbe essere nella via accanto a quella in cui abiti, così come in estremo Oriente o in Patagonia: non è meraviglioso pensare che esista un codice spirituale cifrato in grado di eliminare le barriere dello spazio e del tempo, e che ora sia possibile finalmente tradurlo, costringerlo a parlare la lingua nitida del giorno, sciogliendo le resistenze che la nostra parte razionale, sin dalla più tenera età, erige per tenerci lontani da ciò che davvero farebbe al nostro caso, dal desiderio nella sua forma più pura e completa? È già da sempre tutto deciso e Dream mate, vera tecnologia dell’anima, da oggi in poi mette a vostra disposizione quel destino che così duramente stavate inseguendo, tra un tentativo fallimentare e l’altro.

 

Il ragazzo indossò la vecchia felpa di Sailor Moon che usava per stare in casa e chiuse gli occhi.

Incrociò le gambe, fece una lunga inspirazione, poi si svuotò liberando l’aria dalla bocca. Cercò di acquietare i bulbi oculari immaginando di poggiarli all’interno del cranio, secondo le istruzioni che l’insegnante di yoga ripeteva all’inizio di ogni lezione. Inibire il principale canale di sollecitazione sensoriale, la vista, è un buon modo per concentrarsi sullo spazio interno, e tornare a quell’altra parte di sé, intermittente eppure affamata.

Rimase qualche secondo nel buio pieno di buone intenzioni poi cominciò a picchiettare sui tasti, come avesse preso la rincorsa. Anche stavolta aveva delle ali gigantesche, scrisse. Non so mai se sia maschio o femmina. Mi fa paura, aggiunse alla riga sotto, ma una paura di cui non ho mai abbastanza. Quando sorride la sua bocca mi ricorda quella dei piranha, e le sue mani artigliate ed enormi sono l’unico posto in cui vorrei trovarmi, in questo momento così come in ogni altro della giornata. Arrotolarmici dentro, leggero come un insetto, e non essere più nulla.

Cliccò invio. Attese il messaggio di conferma, poi chiuse il computer e tornò sotto le lenzuola, sperando di aver conservato in sé ancora un po’ di torpore.

Il sito permetteva di inserire fino a sei contenuti al giorno.

Pubblicato: 20 Febbraio 2024
Fascia: 19+
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