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Non lasciarmi andare

Una ragazza sta leggendo un libro seduta accanto alla finestra. La storia la prende tanto che non riesce a staccare gli occhi dalle pagine. Mentre segue la vicenda che assorbe tutta la sua attenzione, sente un improvviso rumore che sale dalla strada. Sarà stato un incidente, si dice. E riprende a leggere. Ma subito dopo ecco un altro colpo. Il vetro della finestra trema. Perfino il libro trema fra le sue mani. Ma lei non vuole a nessun costo staccarsi dalla pagina. Che mi importa di quello che succede in strada!, si dice. Al terzo colpo però è la casa intera che si scuote e traballa. E lei non può fare a meno di alzarsi e avvicinare la faccia al vetro. Quello che vede le fa cadere il libro dalle mani…

Ma chi è questa ragazza?

Sayuri, dall’alto dei suoi sedici anni, aveva una strana concezione della vita, credeva, infatti, che fosse un’attesa, una continua attesa di qualcosa di nuovo, non una di quelle gioiose con un tocco d’ansia che si provano prima d’aprire un regalo o di mangiare il dolce a fine pasto. Per Sayuri la vita era un cammino difficile, affrontato con la continua voglia di qualcosa di intangibile e impalpabile, a cui lei aveva scelto di partecipare passivamente.

A chi le diceva che questa sua visione pessimistica era dovuta alla sua crescita in orfanotrofio lei rispondeva facendo spallucce: «I nostri pensieri derivano dalle nostre esperienze, è scontato che sia così, ma sarò felice di cambiare idea quando sarà il momento».

Solo una cosa riusciva a farla sentire viva, libera, indipendente, qualcosa che amava fare al di sopra di tutto e grazie alla quale creava ogni giorno il suo Eden personale: la lettura.

Aveva tanti interessi, ma la lettura li batteva tutti; così Sayuri preferiva stare in casa a leggere un classico che andare al cinema e vederne la trasposizione, non l’attiravano bell’imbusti palestrati senza alcun talento per la recitazione, scelti solo per attirare il pubblico femminile.

Nonostante il suo carattere introverso, non aveva mai avuto problemi a trovarsi degli amici. Certo, non era una ragazza “popolare”, ma poteva vantare una buona quantità di amici veri, di quelli che lasciano qualcosa, le cui “imprese” si raccontano a figli e nipoti. Quel genere di compagni per cui affronteresti una catastrofe senza badare al pericolo. Un giorno, per caso, aveva deciso di fondare un club di lettura con Miku, la sua compagna di stanza all’orfanotrofio, e Takumi, compagno di classe. Da allora, nonostante Miku si fosse trasferita, i tre membri de “Le notti bianche” continuavano a vedersi ogni venerdì per condividere la loro passione.

Quell’11 marzo Sayuri e Takumi avevano lasciato la loro città natale, Sapporo, nell’isola di Hokkaido, per raggiungere Sendai, nell’isola Honshu, dove viveva Miku con i nuovi genitori, i signori Matsui. Era un’occasione particolare, accadeva raramente che fossero loro ad andare a trovarla, così arrivarono presto e, dopo i convenevoli, si sistemarono nella stanza degli ospiti.

Quel giorno ci fu una serie di eventi che la portò a rimanere sola con il fratello dell’amica, Riku, a casa. Infatti, Miku e Takumi, dopo l’insistenza di quest’ultimo, che si sentiva in debito per l’ospitalità, uscirono per accompagnare i signori Matsui a prendere il treno che li avrebbe portati a trovare dei parenti ad Osaka, in realtà, però, Riku era un ragazzo solitario, schivo e di poche parole, quindi fu quasi come non ci fosse.

Colse l’occasione per leggere un libro che amava molto, così si sistemò accanto alla finestra per vedere meglio, cercando di estraniarsi dal mondo esterno.

Eccola quindi, la ragazza che legge. Cosa vede alla finestra?

A prima vista nulla è cambiato, tutto è al suo posto, ma una strana nebbia avvolge ogni cosa, portandosi dietro un’insolita oscurità. Alcune persone, attirate come lei dal frastuono, escono impaurite da casa e, aggirandosi come fantasmi, si guardano intorno impotenti, confuse ed angosciate, non riconoscendo quei luoghi così familiari… come se non fosse lo stesso posto in cui dieci minuti prima avevano portato a spasso il cane.

Sayuri, frastornata, decide di cercare Riku per controllare che stia bene. Lo trova fuori, appena oltre la porta sul retro, che guarda fisso davanti a sé; lo chiama più volte, ma il ragazzo non si muove, finché, come colto da un’improvvisa illuminazione, si gira e va via correndo, senza degnarla d’uno sguardo. A quel punto la ragazza comincia a sentire un senso di oppressione, non capisce cosa stia succedendo e, lentamente, un brutto presentimento comincia a nascere nel suo cuore. No, non è possibile, sta viaggiando troppo con la fantasia. Scuote la testa e rientra in casa per riprendere la lettura.

Passano un paio d’ore e quel presentimento non vuole andarsene, in più nessuno si è fatto vivo, dei suoi amici non c’è traccia alcuna e Riku non si è più presentato.

Prende in mano la situazione e va incontro ai suoi amici, la stazione non è lontana, venti minuti al massimo e sarebbe arrivata. Andrà tutto per il meglio, non devo preoccuparmi… li troverò e mi prenderanno in giro per queste scemenze e poi mi consoleranno offrendomi il pranzo… pensa Sayuri.

Uscita di casa si accorge che la situazione non è migliorata: per strada la gente ormai cammina a vuoto e la nebbia rende tutto più irreale e inquietante. Per un momento ha davvero paura che siano zombie ma poi, con un risolino forzato, si dà della stupida. Come posso credere una cosa simile?, si dice accelerando il passo per non guardare nessuno negli occhi.

Quello che la colpisce più di tutto è l’assenza del rumore.

Lungo il percorso c’è un delizioso parco in cui, quando lei e Takumi potevano andare a Sendai, adoravano fare dei picnic con Miku perché li faceva sentire immersi nella natura e sonnecchiare dopo pranzo ascoltando il cinguettio degli uccelli. Ora passando per quel parco, non sente nulla, neppure il vento sembra più cantare tra le foglie e gli uccelli, dagli alberi, fissano le persone, quasi a schernirle, senza fare rumore o spostarsi, muovendo solo gli occhi.

Man mano che si avvicina alla stazione matura una strana idea, nata da quel brutto presentimento che non vuole lasciarla, ma lei cerca di farsi forza e di non cedere all’ansia. Quando vede i suoi amici, una felicità improvvisa irrompe nel suo cuore e, stanca, arranca verso di loro, bloccandosi a metà.

Li guarda negli occhi, all’improvviso tutto è reale, sa, sente dentro di sé di non doverlo fare ma pianta le sue iridi scure su quelle degli amici scoprendo solo un involucro vuoto, privo di emozioni.

In quel momento, osservando lo sguardo vacuo dei due ragazzi, capisce davvero cosa vuol dire il suo nome, nell’unica decisione che i suoi genitori riuscirono a prendere per lei c’è una verità così importante che sente quasi il bisogno di gridarla, di farla conoscere a tutti, Sayuri, “piccolo giglio”, capisce d’essere un fiore appena sbocciato nell’immenso prato della vita. Sedici anni sono troppo pochi, non si sente pronta per quello che succederà di lì a poco.

Si chiede se siano mai esistiti i suoi amici o se sia solo una terribile coincidenza che Miku, “il futuro che deve arrivare”, sia stata portata via da lei quel giorno da Takumi, “il mare che spacca la terra”. Com’è bizzarro il destino, ci da degli indizi impercettibili e aspetta che noi li cogliamo al volo, senza tener però conto della limitatezza umana.

Urla e piange, corre e prende a calci tutto quello che trova a terra sfogando la rabbia, le persone intorno si limitano solo ad osservarla, ormai prive di emozioni.

Perché non è come loro? Perché è arrabbiata e si dimena, invece di camminare a testa bassa?

Perché è stanca, stanca di aspettare. In quel momento capisce di voler vivere oltre ogni altra cosa a qualsiasi costo, come ha fatto a capirlo così tardi?

La consapevolezza di non poter fare nulla arriva all’improvviso, fino a quel momento un barlume di speranza è rimasto vivo in lei, ma cosa può fare?

È troppo tardi per combattere, troppo tardi per guardarsi indietro.

Osservando i suoi amici pensa che, comunque, forse, non è sola. Certo, loro hanno smesso di combattere, ma proprio per questo lei deve trovare la forza per fare qualcosa, per cambiare la situazione, e in qualche modo ce la farà, deve vivere anche per loro.

Li abbraccia e, con un’infinita tristezza nel cuore, li sente ancora una volta distanti, vuoti, morti.

Sta per girarsi e andarsene correndo, senza una meta, quando tutto il paesaggio diventa bianco, una luce abbagliante l’acceca costringendola a coprirsi gli occhi e tutto è diverso.

Vede cose che non avrebbe mai immaginato, cose che non esistono, colori che non ha mai visto e poi una coppia di giovani innamorati che stringono una bambina tra le braccia, si sente parte di quel triangolo come fosse suo, capisce cosa vuol dire avere una famiglia e allunga una mano per sfiorare la guancia della giovane donna, che tanto le somiglia, ma prima di riuscire a toccarla viene trascinata via da quello scenario a cui sente di appartenere, finendo nel nero più totale.

Nulla.

Poi apre gli occhi.

«Sayuri, siamo qui con te».

Pubblicato: 1 Giugno 2021
Fascia: 19+
Commenti
Mariella Logozzo
Il racconto è scorrevole e si legge senza difficoltà, ma la protagonista è tratteggiata senza originalità e non apporta nulla di interessante alla narrazione generale.
20 aprile 2022 • 13:15