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Nel pieno possesso delle mie facoltà mentali

Il mio nome è Francesco Graziani, ho sedici anni e questo è il mio testamento. Non ridete al pensiero che io sia troppo giovane per avere dei beni da lasciare in eredità. Se proprio dovete ridere, fatelo piuttosto perché non ho nessuno a cui lasciarli. A ogni modo voglio scrivere il mio testamento, perché non dovrei dopotutto? E che vi importa se ho solo sedici anni? Anche se stessi perdendo il mio tempo, cosa importa a tutti voi impiccioni? Quindi, lasciatemi fare e non assillatemi. Il mio nome è Francesco Graziani e sono vicino alla morte. Ho sempre saputo che sarei morto giovane, fin da quando ero un bambino. D’altronde sono un ragazzo diverso dagli altri, loro non vedono il mondo come lo vedo io. I maestri alle elementari me ne dicevano di tutti i colori – monello, mascalzone, mostro, assassino anche – ma era solo perché, come tutti quelli che ho conosciuto, non riuscivano a capirmi. È colpa mia se dico quello che penso? Se quando voglio qualcosa, me la prendo? Se quando qualcuno mi tratta male, lo picchio? È una cosa logica, perché fingere che non lo sia? Eppure nel corso dei miei faticosi anni mi sono spesso sentito solo e incompreso, ed è per questo che nel testamento voglio lasciare qualche traccia di me. Così, se mai un mio simile cercherà sulla terra, come io ho fatto inutilmente per anni, una persona che condivida il suo stesso universo, potrà trovare me. Anche se io non ci sarò più perché sarò morto. Una sola cosa prima di iniziare. Se tu che stai leggendo non sei interessato, fatti un favore e smetti ora: non avresti di che divertirti e comunque io alle prese in giro mi sono abituato da un pezzo. Tu invece, mio caro amico, se davvero vuoi sapere cosa ho da raccontarti, non rimarrai deluso. Quello che sto per dirti ti tornerà molto utile in futuro, quindi tienilo bene a mente. Sai, alcuni pensano che io sia profondamente triste perché sono solo, altri che io sia semplicemente pazzo. Ma la verità è che non sono né pazzo né solo né triste. Io sono Francesco Graziani e sono un viaggiatore. E con viaggiatore non intendo uno di quelli che prendono, fanno le valigie e partono; io non ho bisogno di tanto spreco di energie. Devi sapere che da quando ho abbandonato la scuola – del resto, non è colpa mia se la gente mi provoca – passo le mie giornate vagando per Roma, la mia città. Ecco, è qui il nocciolo della questione. Durante le mie passeggiate molte volte mi è capitato che accadesse qualcosa di strano. Non me ne sono accorto subito, ma col tempo ho capito che era troppo frequente perché potessi considerarlo un semplice evento casuale. Ebbene, sappi che c’è un autobus qui a Roma che attraversa tutta la città. A volte arriva carico di passeggeri, altre arriva completamente vuoto: fatto sta che nessuno capisce mai da dove sia spuntato. Ogni tanto mi si ferma a fianco e io salgo; talvolta capita che non me ne accorga nemmeno. È un autobus che passa soltanto quando non stai guardando. Per comodità, io lo chiamo “il Fantasma”. Non ha un numero, non credo l’abbia mai avuto. Anche se non posso saperlo con certezza perché arriva sempre alle mie spalle e non ho mai la possibilità di controllare. Del resto sento che, anche se volessi provarci, lui non me lo permetterebbe. Di fatto, una volta salito a bordo non sai mai cosa aspettarti. Non è un autobus dei desideri o dei sogni, e dunque quando si accosta al pedone ignaro, lo fa senza promettere nulla. Questo è il motivo per cui non credo siano in molti a essersi accorti della sua esistenza. Anche perché le persone mentre camminano, di solito non si guardano troppo intorno. Ma io so che esiste, ci sono salito più volte, e mi sono accorto che questo strano e misterioso mezzo percorre ogni strada. Sinceramente non so nemmeno se segua un tragitto preciso, né tantomeno se sia diretto da qualche parte e abbia una destinazione finale. Sul Fantasma si possono vedere molti luoghi e possono succedere molte cose. Ora, non mi ricordo se si possa prendere in compagnia. Personalmente, credo non mi sia mai successo. Anche perché quando mi trovo là sopra non guardo le persone che si viaggiano con me e loro altrettanto. Guardiamo tutti fuori come ipnotizzati attraverso i finestrini, tanto che mai nessuno rammenta chi era con lui in quel momento. A questo punto, forse ti starai chiedendo perché questo strano autobus mi sia così caro. Ebbene, amico, sappi che quando salirai anche tu sul Fantasma, tutte le pareti del mondo crolleranno davanti ai tuoi occhi: potrai vedere il mondo per come è realmente. Nella mia seppur breve esperienza a bordo di questo autobus ho avuto modo di crescere molto, al punto che ormai la vita non può riservarmi più niente. E questo è il motivo per cui presto morirò. Lo sai? Le persone non sono mai come sembrano, questo te lo posso assicurare, e a maggior ragione il mondo non è mai come te lo aspetti. Molti vengono a Roma per i grandi monumenti, ma nessuno si è mai preoccupato della loro storia. Non parlo della storia che insegnano a scuola, parlo di quella a cui sono intrecciati da quando sono stati eretti. E il solo che può mostrarla è proprio il Fantasma. Detto questo, però, non avere troppe pretese, devi essere tu a guardare con gli occhi giusti, lui può soltanto indirizzarti. Li vedi per esempio quegli alberi al lato della via? Sembra ci fosse un uomo che passeggiava sempre lì vicino. A quel tempo il quartiere esisteva da poco, le case non erano molte e il sole estivo batteva senza tregua sull’asfalto. Così l’uomo decise di piantare alcuni pini. Quando gli chiesero perché l’avesse fatto, le piante non erano abbastanza grandi da fare ombra al suo cammino, rispose che aveva semplicemente pensato che avrebbero dato sollievo a chi, come lui, un giorno si sarebbe trovato a passare di là. Adesso guarda di nuovo, guarda meglio. Si, è vero, sono gli stessi pini, ma ora che sei a bordo del Fantasma puoi vederli attraverso gli occhi di tutte le persone che da allora hanno trovato conforto sotto le loro chiome. Sono le ombre del passato che rivivono, figure indistinte e sfocate che hanno lasciato, per un istante, la loro immagine come un’impronta nel tempo. Quanti sono gli innamorati che si sono baciati al riparo dei rami? Quanti i bambini che hanno provato ad arrampicarsi, i vecchietti che vi si appoggiati in attesa dell’autobus, le amicizie nate? Gioie, attese, dolori, paure, sogni e risate. I bagliori delle vite passate rischiarano i tuoi occhi raccontandoti di ricchezza e povertà, bontà e cattiveria, e subito dopo pare quasi impossibile che sia tutto già finito. Che di quei giorni non resti nient’altro che quegli alberi. È merito dell’autobus fantasma se la vita ai miei occhi ha acquistato significato, ho imparato a capire il mondo e anche ad apprezzare me stesso. Nel corso dei miei viaggi senza meta, inoltre ho avuto modo di conoscere meglio le persone. Ho visto uomini grandi e grossi, dallo sguardo altero e il portamento fiero, trascinarsi dietro un’ombra debole e piccolissima. Ho visto anziani stanchi e fragili sorreggersi, passo dopo passo, a una vecchia spada giocattolo di legno. Immigrati sfiancati e maltrattati con le mani piene di fiori. Ho visto una bella ragazza stringere nel pugno un cuore rosso vivo, ma terribilmente delicato. Ho visto grandi intellettuali che inciampavano nei lacci delle loro scarpe e donne sicure di sé percorrere determinate la propria strada, lasciandosi dietro una scia di lacrime. Ho incrociato lo sguardo con quei ragazzi della mia età che si comportano come se fossero i padroni del mondo, quelli stessi che io disprezzavo, e ho visto che i loro occhi erano pieni di paure. Ho visto il mio riflesso, qualche volta, e non mi sono riconosciuto. Così ho capito che questo mondo non è fatto per gli esseri umani, perché gli esseri umani non riescono a essere felici. Ma anche che sono gli esseri umani a essere fatti per questo mondo, perché gli permette di essere infelici. È questa la magia dell’autobus fantasma: tutto diventa più reale. I suoni, i colori, le sensazioni. Tutto diventa vivo. E questo è il mio testamento, amico mio. Ora ti lascio, scendo alla prossima. La vita non mi ha mai dato molto e io non ho mai dato molto a lei, quindi non ho né rimpianti né rimorsi. Ti auguro di poterti sentire libero un giorno e di intuire anche tu, sotto la superficie della realtà, qualcosa di nuovo. Qualcosa di bello.

Pubblicato: 1 Giugno 2021
Fascia: 19+
Commenti
Giorgio Arragoni
Un racconto pungente, doloroso ma allo stesso tempo essenziale. Fa capire che la vita non si muove sempre come noi vogliamo o come ci aspettiamo, fa come vuole lei. Essa ci può crollare addosso ma siamo noi, che nel pieno delle nostre facoltà, dobbiamo rialzarci. Ed è questo il tema principale di cui il racconto ci parla oltre alla fallace idea della felicità, che in questi tempi sta diventando sempre più difficile da raggiungere.
14 aprile 2022 • 14:44