Bentornato!
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Romance
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Fascia 19+
Meglio dal vivo

Le rondini avevano lasciato il posto ai pipistrelli, che ogni tanto sfrecciavano nell’imbrunire a caccia di insetti gustosi.
Marianna osservava dal suo balconcino il mare placido, che come tutti si distendeva all’orizzonte dopo una giornata calda e faticosa. Lei avrebbe voluto essere come il mare e fondersi con il cielo, ma il corpo teneva ancorato alla terra il suo spirito.

“Annu? Che fai ancora qui? Ci stanno aspettando!”
Eugenio spalancò la porta della camera e per poco non gli prese un colpo alla vista della sorella ancora in vesti casalinghe.
“Mari, ma stai ancora così?”.
“Eugé, non iniziare! Mo’ arrivo!”

Ma Eugenio le sbarrò la strada per il bagno, e incrociò le braccia, scrutandola con le sue grandi iridi blu.
“Mi fai passare? Poi non ti lamentare che siamo in ritardo!”
“Ma lascia perdere la festa! Voglio sapere che hai”.
“Non ho niente!”
“Ah sì? E io sono convinto che quel niente ha nome e cognome!

“Ti sbagli!”

“Sospetto che c’entri un certo Andrea, che hai conosciuto via Instagram, perché entrambi seguivate la stessa band”.

Marianna sbuffò e iniziò a girare per la sua camera in tondo. Il fatto che Eugenio capisse sempre che cosa c’era che non andava la irritava, e rincuorava dall’altra: sapeva che se l’avesse tenuto nascosto ancora a lungo sarebbe esplosa.
“Dunque?”
Eugenio si era messo a sedere sulla piccola poltrona che lei aveva in camera, e la invitò a prendere posto sul letto poco distante.
“Che vuoi sapere?”
“Ah boh, me lo devi dire tu che ti frulla per la testa, anche se io, come vedi, ho le mie teorie…”
Marianna sentì lo stomaco fare una capovolta; le mani sudate stringevano il lembo del suo vestitino leggero.
“Allora inizia tu”.
Eugenio alzò un sopracciglio, ma capì che doveva essere difficile parlare di certe questioni e assecondò la sorella.

Fu un botta e risposta all’inizio, come in un’interrogazione a scuola: Eugenio, il professore, faceva domande guida per sapere ciò che Marianna sapeva o non sapeva di sapere, e Marianna, seguendo un po’ la logica, un po’ il cuore, rispose a tutti i quesiti, e si sentì più leggera quando finì.

“Meglio?”
“Sì, adesso so che devo fare”.
“Illuminami, ti prego”.
“Dirò ad Andrea che questa cosa a distanza non può funzionare. Siamo troppo lontani e poi non ho mai avuto modo di stringerlo, di parlargli a faccia a faccia… come faccio a sapere che tutto quello che mi ha detto non sono bugie? E che lui non si stia solo divertendo con me?”
Sputò fuori Marianna tutto d’un fiato, lasciando di stucco Eugenio.

“Ho avuto il potere di farti fare marcia indietro su tutto, wow… ma aspetta”- disse – “Perché ti sei fidanzata con lui in primo luogo se credevi questo?”
Eugenio si grattò la nuca.
“Be’… perché…”.
Marianna sentì le parole morirle in gola: questo non lo avrebbe confessato. No, no, se lo sarebbe portato nella tomba.
Eugenio continuava a guardarla con quel suo fare misto di curiosità e furbizia che l’aveva sempre portata a vuotare il sacco in fretta, quando da piccola ne combinava una delle sue, e anche adesso stava avendo lo stesso effetto.
Ma come faceva a dire a suo fratello che aveva detto sì a quel ragazzo lontanissimo geograficamente da lei, solo perché nessuno dei ragazzi vicini a lei nello spazio l’aveva mai guardata con quegli occhi. Lei cercava affetto, e la tecnologia era venuta in suo soccorso offrendole quel fidanzato che la riempiva di messaggi, messaggi vocali, chiamate…
Lei cercava dimostrazioni d’affetto e Andrea seppur virtuali gliele dava, quei messaggi le rischiaravano le giornate fosche e quella parte bisognosa di lei era in pace.
La pace aveva però durata breve…
Quando vedeva anche i suoi genitori, o le sue compagne di classe strette a dei corpi reali, e non a nomi campati per aria, dentro di lei sentiva una voragine aprirsi.
Lei non aveva un ragazzo da baciare, da abbracciare, e mentre tutte le altre parlavano delle prime esperienze lei era lì con i suoi messaggi.
“Annu?”
Eugenio la guardava preoccupato: doveva essersi persa nel dedalo dei suoi pensieri grigi, e per scrollarsi quella brutta sensazione di dosso scosse la testa.
“Vogliamo andare alla festa?”
“Sei sicura?”
“Sì, mi devi un ballo, ricordi?”

Si trattava della Festa del Pescatore che ricordava ogni anno il giorno in cui Armando Pescatore, valente marinaio di un’imbarcazione della Marina Militare, tornato dalla guerra divenne il principale benefattore di marinai e pescatori del luogo.
Per l’occasione la città imbandiva bancarelle con ogni genere di dolciumi, pietanze tipiche e tanto altro, per non parlare di Piazza Grande che veniva allestita a pista da ballo.
Marianna e la sua famiglia facevano parte della miriade di persone che partecipavano ogni anno, e per lei e suo fratello era sempre un bel giorno quello; tuttavia, in quel momento Marianna notava solo ciò che a lei mancava.
Prese il telefono ma non c’era nessuna notifica da Andrea, e a ripensarci non lo sentiva dal giorno seguente.
Digitò il suo numero, non sapeva bene che voleva fare, ma sentire la sua voce dall’altro capo lo avrebbe concretizzato in quel momento, anche se non propriamente.
Dopo tre squilli, la linea cadde. Riprovò, e ancora, e ancora una volta.
Eugenio vide la sorella bloccata in mezzo alla folla, con gli occhi fissi sul cellulare.
La prese per mano. “Lascia stare adesso. Goditi la festa, ti ha sempre reso felice e lo farà anche adesso. Sentì la musica e fatti guidare da lei.”
Marianna guardò per l’ultima volta il telefono, e poi si fece condurre in mezzo alla piazza-pista.
Il suono dolce della chitarre, che intonavano motivi incalzanti, sostenuti da tamburelli e fisarmoniche, dettava legge e come un richiamo primordiale iniziò a far muovere i piedi di Marianna, e poi il bacino, e le braccia.
Marianna e le altre donne in piazza volteggiavano tra i vari partner per poi tornare a disporsi a cerchio nel mezzo dello spiazzo, e fu lì che lo vide.
Pensò che fosse solo un’allucinazione dovuta al caos generale, ma quando fu il momento di tornare a girare non ebbe più dubbi.
“Andrea?”
Fece con tono incredulo.
“Ciao Marianna”.
Lui sorrise e Marianna pensò che la musica si fosse interrotta.
“Che ci fai qui?”
“Come? Non te l’avevo detto che sarei venuto qui in vacanza?”
“No!”
“Ahia! Perché mi hai dato un pizzicotto!?”
Andrea si massaggiò il braccio leso e Marianna sentì le gambe indebolirsi: era reale, in carne e ossa davanti a lei, ed era venuto in vacanza qui da lei.
“Mari?”
Andrea la scosse per risvegliarla dai suoi pensieri.
“Perché sei venuto proprio qui in vacanza?”
Gli occhi di Andrea erano incerti, ma le sue labbra si schiusero in un sorriso.
“Perché dalle foto che mi hai mandato su WhatsApp, ho visto che non era male e poi tu me ne hai parlato sempre bene, per cui è stato abbastanza semplice convincere i miei”.
La mandibola di Marianna sarebbe caduta al suolo, se fosse stato possibile.
“Cioè… i tuoi genitori sanno di me?”
“Sì, perché ai tuoi non hai detto nulla di me?”
Marianna capì di averlo ferito, quindi si affrettò ad aggiungere: “Sì! Mio fratello per lo meno lo sa. Sto ancora cercando un modo per dirlo ai miei genitori”
“Bene”.
Ci fu un lungo silenzio dove entrambi si chiusero nei loro pensieri, ma l’imbarazzo finì presto perché l’allegria generale li rapì e entrambi iniziarono a scatenarsi, senza mai perdersi di vista.

Più tardi, quando tutto si acquetò un poco, ebbero modo di continuare il discorso.
“Sai non credevo ti avrei mai incontrato dal vivo”.
“Pensavo lo stesso, però poi mi sono detto che se stavamo così bene virtualmente, allora dal vivo magari poteva essere anche meglio… a dire la verità, mi ero un po’ stufato di parlare con uno schermo”.
Andrea sembrava così sincero che Marianna si vergognò di aver pensato di lasciarlo e che lui la stesse usando, quando adesso era evidente che lui volesse quello che voleva lei.
“Ringrazio di aver avuto i potenti mezzi della tecnologia a disposizione per conoscerti, ma adesso ho bisogno d’altro”
Le loro mani si sfiorarono e Marianna percepì un sentimento nuovo scaldarle il cuore: poteva essere Amore.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 2 Maggio 2024
Fascia: 19+
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