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Fantascienza
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Fascia 19+
2045
di M. Paolillo

2045, 25 aprile – Auditorium della Icaro – Appartamento di Verdi, Zona 2

 

«Aspettavo questo momento da anni.»

APPLAUSI

«Ogni tanto

arriva un prodotto rivoluzionario

che cambia tutto.

E la Icaro è stata in grado

di introdurre alcuni di questi prodotti nel mondo.

Nel 2028 abbiamo risolto

il grosso problema dello smaltimento dei rifiuti

grazie a FreeWorld.»

Al centro del palco compare un ologramma di un razzo sorridente che impugna una bottiglietta di plastica.

APPLAUSI

«Abbiamo permesso all’uomo di andare in vacanza

nello spazio.

E questo non ha cambiato solo il modo di viaggiare,

ha cambiato tutta l’industria del turismo.»

APPLAUSI

Un sorriso, le mani intrecciate, un respiro.

«Nel 2033

abbiamo reso le nostre tecnologie alla portata di tutti

con i jetpack,

così ognuno di noi ha cominciato a volare.»

Compare un ologramma con un jetpack sorridente.

«Ma stavolta

il nostro prodotto è così rivoluzionario

che cambierà per sempre la storia dell’umanità.»

Un soffio di vento, un luccichio nelle palpebre.

«Per millenni l’uomo ha inventato nuove tecnologie

per vivere sempre più a lungo,

ma mai è riuscito a sfuggire alla morte.

Oggi noi rendiamo possibile l’immortalità.»

APPLAUSI

 

Seduti fianco a fianco su un divano giallo, ampio e ben imbottito, un uomo e un ragazzo indossano il casco visore che permette di seguire la diretta nell’AltroVerso. A vederli potrebbero sembrare padre e figlio: Alessandro è un signore sulla cinquantina un po’ stempiato e Zyon un ventunenne magro, dalle mani lunghe e nervose. Mentre guarda la diretta, immobile e attento, quasi senza accorgersene si accarezza le gambe: sotto la stoffa dei pantaloni sente il metallo leggero delle sue protesi di ultima generazione. Ricorda bene quando la Icaro lanciò proprio quegli Ultra- Arti, capaci non solo di collegamenti neuronali potentissimi, ma anche di dare al portatore una forza sovrumana. Quelle UltraGambe sono state la vera svolta della sua vita e da allora è ancora più sostenitore di Elia Luce, l’uomo che in questo momento sta recitando un discorso desti- nato a rivoluzionare l’esistenza di tante persone. Forse anche la sua? Come sarebbe, sapere di essere immortale?

Alessandro, l’uomo accanto a lui, forse potrebbe dirglielo: da anni lavora per la Icaro, l’azienda di Mr Luce. Ne ha visti passare, di prodotti incredibili, quasi tutti benedetti da una fortuna commerciale invidiabile. Sul fatto che proprio tutti abbiano migliorato la vita delle persone e la società, nutre qualche dubbio, ma ha già imparato che è inutile condividerli con il suo giovane dipendente e amico.

Mentre i loro corpi affondano nella morbidezza avvolgente del divano, virtualmente i due sono seduti in una poltrona vip di un gigantesco auditorium sovrastato da un magnifico cielo stellato. Il loro posto è un privilegio, solo pochi fortunati hanno l’accesso in presenza virtuale. Ancora meno sono quelli che si trovano fisicamente là, nell’auditorium della Icaro: la sicurezza intorno a Mr Luce è stringente. Gli innovatori non hanno quasi mai vita facile, riflette Zyon.

Dalla loro poltrona virtuale, lui e Alessandro hanno comunque una visuale sul palco migliore di altri che sono sul posto. La maggior parte dei connessi ha potuto per- mettersi solo posti meno costosi, da cui il palco si scorge in lontananza, ma «esserci» è infinitamente più cool che vedere solo i servizi al videogiornale. Per questo l’auditorium all’aperto, che nella realtà ha dimensioni normali, nella versione virtuale è immenso, sterminato, capace di accogliere milioni di persone. Questo è l’evento più seguito al mondo dopo i funerali della regina Elisabetta II, una ventina di anni prima.

Zyon zooma per sbirciare chi è seduto in platea. Scorge un comico famoso in terza fila e lo indica ad Alessandro. Poi direziona la visuale sul lato destro dell’arena, quello dove è stato allestito un sontuoso buffet. I camerieri stanno sistemando le file di bicchieri, i secchielli con il ghiaccio per lo champagne, i tovaglioli di lino: non sarà un cocktail come tanti altri. Sono tanti, i camerieri, un piccolo esercito nelle loro divise candide con impresso il marchio della Icaro: abbigliamento su misura per la giornata. Zyon intercetta il movimento rapido di una ragazza con i capelli rossi che tira fuori lo smartphone, invia un messaggio e poi lo fa sparire di nuovo. Probabilmente è vietato mandare messaggi da quella location, in questo momento: chissà quale comunicazione d’amore è così importante da farle rischiare il posto, si chiede il giovane mentre la guarda riempire di ghiaccio uno dei secchielli d’argento. Qualcosa, in lei, gli pare familiare, ma non riesce a zoomare più di così e a vederla meglio. E comunque ci sono così tante cose da guardare, volti famosi, espressioni di interesse e di sorpresa, ogni dettaglio di quel luogo che lui può solo sognare: il complesso di laboratori e centro studi della Icaro, una vera e propria cittadella poco fuori dalla Capitale.

L’auditorium all’aperto è al centro dell’Icaro Garden: il miglior nuovo spazio verde della città. Il grande parco che circonda come un anello rigoglioso la cittadella della Icaro è un polmone ad alta biodiversità: oltre venti specie di animali e migliaia di vegetali selezionate per costituire un ecosistema capace di proliferare anche con le condizioni climatiche estreme dell’ultimo decennio.

Da qualche anno, infatti, nel continente europeo le temperature estive toccano anche i cinquanta gradi, gli inverni sono diventati miti come primavere, in Italia la neve è solo un ricordo, non piove quasi mai, ma, quando succede, sono diluvi violentissimi, che mettono a dura prova i territori. La Icaro si è distinta nel suo impegno per la sostenibilità, per la riqualificazione edilizia e ambientale e anche per l’impegno nelle nuove tecnologie di irrigazione: i primi che trent’anni fa hanno intuito che in Europa l’acqua era destinata a scarseggiare, come Mr Luce, si sono arricchiti enormemente. La Icaro, un’azienda che diversifica i suoi affari in molti settori, produce anche la sua acqua, accuratamente filtrata e imbottigliata in confezioni ecosostenibili.

 

In quel luogo privilegiato dove Zyon darebbe l’anima per entrare, un ragazzo annoiato sta chiudendo proprio una di queste bottigliette su cui campeggia il marchio di fabbrica. È seduto in prima fila, a pochi passi dal palco, e basterebbe la posizione a dare l’idea della sua importanza, anche se tutto il mondo non sapesse chi è: Babylonia, il figlio di Mr Luce. Il suo volto pallido è conosciuto principalmente attraverso le cronache e i videogiornali, perché agli eventi ufficiali si fa vedere poco e non fa vita mondana. Con i suoi sottili occhi verdi e il viso sempre perfettamente curato grazie al centro estetico della cittadella, oltre naturalmente alla sua enorme ricchezza, Babylonia potrebbe essere uno dei giovani più corteggiati del pianeta, ma è quasi impossibile incontrarlo di persona e frequenta pochi ambienti virtuali, sempre gli stessi. Alcuni dicono che sia a causa dell’ossessione di suo padre per la sicurezza, altri che sia ancora traumatizzato dopo l’incidente capitato a sua madre. Nessuno lo sa con certezza. Ma, in pratica, gli esseri umani con cui ha una relazione più stretta sono gli addetti alla sua sicurezza. Ora sono in quattro a tenerlo d’occhio, in piedi a pochissima distanza: una scorta raddoppiata rispetto ai giorni ordinari.

Babylonia scrolla di nascosto il telefono, di nascosto dalla scorta: teoricamente, le regole valgono anche per lui. Ma il discorso di suo padre, come sempre, è insopportabilmente noioso, retorico, autocompiaciuto, anche se l’attenzione concentrata di tutti coloro che lo circondano sembrerebbe indicare che si sbaglia. Possibile che solo a lui sembri tutto finto? Scorre il profilo di una ragazza seducente e piazza qualche like. Uno dei bodyguard lo ammonisce con lo sguardo e lui sbuffando torna a fingere interesse verso quel che sta accadendo sul palco.

Elia Luce, catturata l’attenzione del pubblico, prende pause da vero esperto di comunicazione. Sa di avere gli occhi del mondo addosso in questo momento.

Dietro di lui compare l’ologramma di un robot con sembianze umane.

Elia lo indica con entrambe le mani, quindi le intreccia. Sorride, poi torna serio per spiegare il suo progetto.

«Negli ultimi anni i robot sono diventati fondamentali per lo svolgimento delle nostre attività quotidiane e tutti ci siamo resi conto di quanto siano perfetti nelle loro presta- zioni, motivo per cui hanno sostituito gran parte della manodopera che fino a qualche decennio fa era costituita da persone in carne e ossa. Da tante vite sono scomparsi sudore e fatica. Ci siamo chiesti: che sia questa la strada evolutiva dell’essere umano? Il nostro pianeta sta diventando sempre più inospitale per il nostro corpo, ma se avessimo dei corpi diversi? Più adatti, più veloci, più resistenti?»

Al centro della scena compare l’ologramma di un CyberUomo che corre.

«La risposta a queste domande ha dato vita a CyberLife» prosegue Elia in tono trionfale. «Abbiamo brevettato un MindScanner in grado di eseguire un backup completo del cervello umano. Ricordi. Personalità. Desideri. Emozioni. Qualunque contenuto della vostra mente… E siamo in grado di inserire questo backup in un robot speciale che vi darà una nuova vita. Alcuni di voi staranno pensando “Ma quindi CyberLife è un nostro clone?” No! Sarete voi!»

Elia punta il dito verso la telecamera che lo riprende frontalmente, sembra lo Zio Sam degli Usa, ma sta parlando a ogni abitante del mondo. A Babylonia sembra di poter sentire l’intero pianeta che trattiene il respiro, per un istante la magia di suo padre ha colpito anche lui.

«Vi sembrerà di rinascere e sfuggirete alla morte. Per sempre.»

Una cameriera dai capelli rossi e con occhiali dalle spesse lenti si stacca dal tavolo dei rinfreschi con in mano un drink, e si avvicina. Niente di strano che Babylonia abbia chiesto una bibita, mentre tutti gli altri aspettano l’inizio del cocktail, pensa l’uomo della scorta prendendole il bicchiere dalle mani.

«Posso portarglielo, è il mio lavoro» si offre la ragazza, in tono servizievole.

«Nessuno si avvicina a lui. È il mio lavoro» risponde l’uomo, severo. Spera che questa passione rétro di Elia Luce per gli inservienti umani finisca presto: uno come lui dovrebbe da tempo averli sostituiti con dei più efficienti robot, come fanno quasi tutte le grandi aziende a eventi come questo. Il suo lavoro di guardia del corpo diventerebbe molto più semplice. O no? Immagina di doversi scontrare con uno di questi cyborg invincibili e ci ripensa: decisamente meglio questa rossa miope e forse un po’ scema.

Babylonia ha seguito lo scambio e fissa la ragazza, timidamente interessato. Lei sente il peso del suo sguardo addosso. Mentre si allontana estrae rapidamente il cellulare poi lo ripone nuovamente nella tasca della divisa. Anche Babylonia tira fuori il cellulare di nascosto. Quelle lenti spesse lo hanno intrigato, alla Icaro ci metterebbero un secondo a restituirle una vista perfetta. Chissà se ha dei begli occhi, dietro quei fondi di bottiglia. Nella sua testa si vede già come Rocky che sfila gli occhiali alla timida Adriana, ma in fondo non sa neanche cosa potrebbe dirle, non sa come ci si conosce realmente, da cosa si ini- zia, come si conversa. Scuote la testa per scacciare il serpente di vergogna che gli si attorciglia intorno ai neuroni quando si immagina in qualche situazione sociale diversa dalle sue solite abitudini virtuali. Fanculo le guardie: prende il cellulare e inizia a chattare random. Dopotutto è più facile scrivere per conoscersi, che parlare.

«…Questa è solo la prima versione del nostro prototipo CyberLife. La nostra ambizione sarà quella di avere corpi aeriformi in grado di adattarsi a qualsiasi atmosfera così da poterci rendere vagabondi dell’Universo.»

Elia fa una pausa, prima del gran finale.

«Oggi, 25 aprile 2045, festeggiamo la liberazione dell’umanità dalla schiavitù del corpo e della materia!» conclude. Poi apre le braccia e accoglie il suo pubblico.

Gli applausi e i piedi pestati sul legno della pavimenta- zione sembrano scuotere l’auditorium. Nell’emozione e nella confusione, nessuno nota che la ragazza dai capelli rossi è riuscita a sgusciare fino a pochi passi dalla poltrona di Babylonia.

«Posso raccogliere il bicchiere del signore?»

Babylonia posa il cellulare. Alza lo sguardo verso di lei e gli si secca la gola. Tende il bicchiere e vorrebbe alzarsi per parlarle, ma la guardia sta già raggiungendoli allarmata, si piazza tra di loro e ruggisce: «Cosa ti viene in mente? Torna al tuo posto!».

Mentre lei si allontana di qualche passo, Babylonia continua a fissarla imbambolato. Vorrebbe dire al gorilla che non c’è nessun problema, ma non lo fa. Vorrebbe distogliere lo sguardo da lei, ma non fa nemmeno questo. Si limita a restituire il bicchiere alla guardia per avviare questo insulso passaggio di testimone, ma mentre il bicchiere passa dalle mani del gorilla a quelle della ragazza scatta un improvviso blackout.

Pubblicato: 2 Maggio 2024
Fascia: 19+
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