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Fantascienza
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Fascia 16-19
Lizzie

«Che senso ha…»
Lizzie se lo chiedeva spesso, durante quei pomeriggi piovosi, quando non poteva uscire ed era costretta in casa, tra quelle quattro mura umide e fredde che non le avevano mai comunicato nulla, nemmeno la minima parvenza di un senso di calore, di accoglienza. In quelle occasioni la sua unica “via di fuga”, per così dire, era la grande portafinestra del salotto, che dava sul giardino: la piccola si accoccolava tranquilla ad osservare il mondo esterno, dal quale era separata soltanto da quella lastra di vetro, che la escludeva da tutte quelle vicende… ma allo stesso tempo le permetteva di tenere il pelo all’asciutto.

Il pelo? Strana espressione da utilizzare per un essere umano, vero? Ebbene sì, la piccola Lizzie non era propriamente una bambina, anche se i suoi padroni avrebbero fatto molta fatica ad affermarlo; erano talmente affezionati a lei, nonostante l’avessero presa sotto la loro protezione solamente da qualche mese.

«Un volpino… sei proprio sicura di volere un cane simile?» Questa era stata la prima domanda che Roger aveva fatto alla moglie, e la donna, con la nostalgia negli occhi, aveva risposto: «A lei piacevano tanto…» e dal momento che l’uomo non aveva intenzione di discutere con la moglie dopo tutto quello che avevano passato, acconsentì a quella inusuale richiesta.

Il mese successivo i due coniugi si recarono quindi al canile, in cerca di una femmina di volpino che potesse colmare il vuoto che la scomparsa della figlia aveva lasciato nella loro vita. La soluzione si presentò tempestiva ai loro occhi: una cagnolina scodinzolante, piena di quella felicità che anima i cuccioli nati da poco, che sembrava la reincarnazione della figlia, solo che aveva le sembianze di un piccolo ma adorabile batuffolo peloso. Dopo aver sbrigato tutte le pratiche necessarie, i due erano tornati alla loro abitazione raggianti di gioia come quella minuscola creaturina che si trovava seduta sul sedile posteriore della loro auto, quasi come fosse la figliola perduta.La cagnolina aveva quindi fatto il suo primo ingresso nella loro casa, ma, allo stesso tempo, era entrata in modo indelebile nelle loro vite, senza poter minimamente immaginare la motivazione.

«Lizzie, è pronta la pappa!» Questo richiamo riportò la cucciola alla realtà, al presente, e, ubbidiente come sempre, si diresse verso la ciotola dei croccantini. I due coniugi erano lì, come ad ogni pasto, a guardarla mangiare e allo stesso tempo crescere in modo sorprendentemente rapido sotto il loro sguardo attento e sempre colmo di riconoscenza nei confronti di quella pallottola di pelo che aveva riacceso la luce nelle loro giornate.
La figlia di Roger e Abigail, quando era ancora viva, si intende, era una giovane piena di speranze e senso dell’umorismo, con un largo sorriso sempre stampato sul suo giovane viso di quindicenne newyorkese. Una rappresentazione altrettanto fedele quanto contagiosa della felicità, no? Sempre gentile nei confronti dei genitori, amichevole con le compagne di classe, pronta alla risata in qualsiasi caso, anche nelle situazioni più tristi riusciva a scovare quel minimo particolare buffo o stravagante al quale aggrapparsi per sdrammatizzare e risollevare l’umore di chi aveva di fronte. I suoi genitori la definivano una ragazza d’oro, e a ragion veduta.

Tuttavia, dietro a tanti sorrisi si nascondeva l’animo sensibile e timido di una ragazzina che doveva ancora imparare a conoscere il mondo e a comprendere realmente le intenzioni delle persone di cui si circondava ogni giorno: nessuno è perfetto, ma molti hanno come unico scopo quello di ferirti, e lei, questo, lo doveva ancora capire.
Il bullismo…

Bastava questo a spezzare quella singola corda di speranza in quel violino che tentava di nascondere le note delle sue stesse insicurezze coprendole con la risata, con la battuta al posto giusto e nel momento giusto. Nessuno se ne era mai accorto prima? Improbabile. Qualcuno aveva fatto qualcosa per arrivare alla radice di quel problema ed estirparlo? No, mai.

Negli ultimi tempi, inoltre, scherzava spesso con i suoi genitori sul fatto che, se mai fosse morta prima di diventare maggiorenne, si sarebbe sicuramente reincarnata in una cagnolina, le sarebbe tanto piaciuto diventare un volpino… però non poteva pretendere troppo, già diventare un cane sarebbe stata una gioia inenarrabile per lei. Roger ed Abigail non riuscivano a risalire al motivo di quegli assurdi ragionamenti, ricollegando tutto all’immensa fantasia della figlia, e sperando di non fare un buco nell’acqua ipotizzando semplicemente che la giovane avesse solo voglia di scherzare.
Finché…

Finché, un giorno di pioggia, la giovane fu ritrovata esanime, accovacciata sull’erba del giardino completamente impregnata d’acqua, appena fuori dalla portafinestra del salotto. Overdose. «Strano, non sapevamo Lizzie facesse uso di droghe…» Questa l’unica spiegazione data dai genitori alla polizia. Ipotesi ritenuta come la più probabile? Il suicidio.

Al funerale tutti piansero la misera fine di quella ragazza, una fine che tutti consideravano assolutamente inspiegabile, in quanto non era possibile avesse deciso spontaneamente di tagliare i ponti con la vita, non sarebbe stato da lei. Ma non sempre le cose vanno come tutti si aspettano, perlomeno quella volta non fu così.

Guardando fuori, osservando silenziosamente le gocce d’acqua che scivolavano leggere e innocenti sul vetro di quella portafinestra che le riportava alla mente tanti ricordi contrastanti, sia felici che tristi, Lizzie smise di scodinzolare appena si ricordò di quel giorno. Aveva commesso tanti errori in quel piccolissimo lasso di tempo che erano stati effettivamente i suoi quindici anni, troppo pochi per prendere una decisione così radicale, è vero, ma era giovane, inesperta, e non aveva più nessuna intenzione di stare ad ascoltare tutte quelle voci estranee che non facevano altro che ripeterle che era sbagliata. Forse non avrebbe dovuto ascoltare Jonathan… la droga non alleggerisce i problemi, non riporta la felicità, ti fa morire! Che ingenua…

Presa da tutti quei pensieri, la cagnolina si addormentò profondamente, per risvegliarsi un paio di ore dopo. Aveva completamente perso la concezione dello scorrere del tempo, era stordita da quelle parole che le ritornavano alla mente come un brutto sogno, ma fortunatamente anche come qualcosa appartenente ad una vita precedente, questa volta.

Di nuovo affamata, si diresse verso la cucina, dove Roger ed Abigail stavano parlando tranquillamente, completamene estranei dal nuovo dolore della loro piccola inquilina. «Ho davvero fatto bene…?» si stava chiedendo. Ma appena i due videro la cagnolina, la accolsero con due sorrisi smaglianti, incapaci, come al solito, di leggere la tristezza altrui.

«Quanto vorrei che fossero in grado di leggermi nella mente e scoprire tutto. Mamma, papà, mi spiace» e, lasciandoli entrambi sbigottiti, uscì dalla stanza dirigendosi nuovamente verso il suo rifugio.

Pubblicato: 8 Giugno 2023
Fascia: 16-19
Commenti
il racconto è molto carino! Ho apprezzato il turbinio di emozioni. Il finale consola il lettore da ciò che ha letto durante lo svolgimento. Lo stile è molto semplice ed efficace, si adatta alla trama molto lineare del testo narrato.
17 dicembre 2023 • 11:12