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Fantascienza
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Fascia 16-19
L’amica geniale

«Signor Klaus», disse Nic, «è pronta?» non vedeva l’ora di scoprire se la sua nuova fidanzata avesse avuto realmente quel corpo e quei caratteri da lui designati.

«Certamente, vieni pure Nic, lei ti sta aspettando» rispose Klaus facendo strada al giovane verso la stanza delle creazioni; «vi lascio soli» e ridacchiando si avviò verso il laboratorio per concludere un altro umanoide. Nic si ritrovò, così, solo davanti quella porta con un mix di emozioni molto forti e, dopo aver fatto un respiro profondo, la aprì e la vide: «Nora?» domandò timoroso, del resto era sempre stato un uomo impacciato con le donne. «Ciao, tu devi essere Nic» rispose il robot. «Non avevamo un appuntamento per le 15 a casa dei parenti sulla ventiquattresima?».

Nic non poteva crederci, finalmente avrebbe avuto la sua compagna ideale e avrebbe potuto salvare l’azienda di famiglia dalle mani di quelle multinazionali che la volevano assorbire. «Ma certo, andiamo» rispose felice, «sicuramente sarai simpatica a tutta la famiglia» disse sorridendo. Così si incamminarono verso casa e Nic mi ringraziò per tutto; in effetti quel ragazzo senza me sarebbe stato decisamente perso, ma a cosa servirebbe un’amica geniale se non per risolvere i problemi? Le mie pile erano ormai scariche, Nic mi ripose nella scatola dalla quale ero uscita e, mentre l’ultima carica elettrica circolava in me, feci il backup.

Tutto iniziò il 6 maggio del 2102, io ero ancora un inutile ammasso di ferraglia lasciato lì sul piano di lavoro dal signor Inn che continuava a ripetere a suo figlio Nic: «vedi figliolo…» era così che lo chiamava anche se aveva 48 anni «questo sarà il prototipo che risolverà il tuo problema e salverà l’azienda da quegli uomini incravattati dalla testa ai piedi» disse entusiasta il signor Inn tra un colpo di tosse e l’altro. Aveva la grandiosa età di 84 anni, una fibrosi polmonare in stato più che avanzato e irrecuperabile, ma la mente più lucida di un giovane e, da quando era allettato con l’ossigeno, aveva chiesto alla moglie Clara di portargli il piano di lavoro sospeso in camera, così da poter continuare a lavorare per il figlio e per l’azienda.

Nic era nato con l’impossibilità di mettere al mondo dei figli e, anche se la possibilità di generare figli a partire dal DNA dei capelli dell’uomo e della donna c’era, nessuna donna lo voleva. Il padre, avendo solo Nic come figlio, era preoccupato che i suoi sforzi di una vita per costruirsi da zero l’azienda venissero vanificati e che questa passasse in mano alle multinazionali che l’avrebbero assorbita e radicalmente modificata. Il signor Inn aveva quindi progettato un’amica geniale per il figlio, ovvero me, in grado di risolvere qualsiasi problema, ma con il solo difetto di funzionare tramite pile limitate e non sostituibili.

Purtroppo il padre era morto qualche mese dopo ed io non ero ancora stata del tutto creata; mancava solo la parte dell’assemblaggio perché fortunatamente tutte le componenti erano state ultimate, ma Nic era decisamente molto imbranato, tanto che il padre gli aveva affidato la gestione dell’amministrazione dell’azienda. Nic non sapeva quindi minimamente come si creasse, progettasse o ultimasse un singolo prodotto che veniva creato lì dentro. Così, quando il padre venne meno, Klaus, il braccio destro del signor Inn, portò avanti la produzione.

Era un’azienda abbastanza grande, con molti dipendenti, chiamata “Sofistic” e produceva robot di assistenza. Dal 2090 infatti, ormai l’uomo era sempre affiancato da questi robot che lo aiutavano in qualsiasi momento della giornata e in qualsiasi occasione; tutte tranne che in amore. Ovviamente i robot non possono sperimentare sentimenti, dicono, e quindi nulla e nessuno avrebbe mai potuto aiutare Nic ad esaudire il desiderio del padre.

Il signor Inn e Clara erano una coppia molto felice, innamorata da più di 60 anni e che aveva sperimentato tutte le fasi di un amore regolare, persino il matrimonio. Anche se nel 2102 le tecnologie erano state utilizzate per facilitare la vita umana, queste non erano mai entrate pienamente in contatto con i sentimenti, eppure l’unica soluzione per Nic di mandare avanti l’azienda era proprio quella di un robot di compagnia. L’uomo prese così a studiare grandi manuali di robotica e informatica, gli stessi polverosi sui quali si era forgiato anche il padre da ragazzo. Nel 2104, così, dopo aver acquisito tutte le conoscenze necessarie, Nic iniziò a costruirmi. Il primo tentativo fu fallimentare, ma decise ugualmente di non perdersi d’animo e riprovare.

Passava il tempo, aumentava il numero di tentativi, e siamo nel novembre del 2105 quando dopo ben ventitré tentativi di assemblaggio, Nic si arrese e decise di rinunciare per sempre al sogno del padre. Si recò al cimitero in una giornata uggiosa per visitare la tomba del padre come di sua consuetudine, ma invece di portare dei fiori come sempre portò me, o meglio i miei componenti assemblati correttamente ma nel verso sbagliato.

Arrivati davanti la tomba sentii Nic piangere e chiedere con rabbia al padre il perché di quella non riuscita del prodotto; ricevette, però, solo silenzio come risposta. Era un tipo testardo Nic, ho infatti sentito più volte delle accese discussioni con la madre perché non voleva un aiuto da nessuno mentre continuava a ripetere: «ho detto che devo farlo da solo, è un mio problema». Tornati dal cimitero, l’uomo cadde in uno stato che il mio database definì depressivo e fui chiusa in un cassetto per molto tempo.

Passarono le stagioni, Nic aveva ormai raggiunto i 54 anni quando d’un tratto sentii il cassetto aprirsi bruscamente. «Ha finalmente deciso di riprovare ad assemblarmi» pensai, invece trovai una voce diversa da quella di Nic, che il mio database identificava con quella del signor Klaus.

Insieme lavorarono al mio assemblaggio e dopo una settimana finalmente venni accesa; «Prego attendere, validazione in corso» furono le mie prime parole, «download completato con successo» continuai.

Sbalordito, Nic esclamò: «non ci posso credere Klaus ce l’abbiamo fatta!» e Klaus rispose fiero «hai visto testone che era più facile di quel che sembrava». «Perché non parla? sembra spento» disse Nic, «fa vedere» rispose l’altro. «Non so Nic, fino a tre secondi fa funzionava questo aggeggio». «Fa niente» continuò Nic sconsolato. «Grazie lo stesso» e mi ripose di nuovo nel cassetto.

Durante la notte mi accesi e riuscii ad uscire da quell’orrido cassetto, «iniziava a mancarmi l’aria» dissi tra me e me mentre saltavo verso la camera di quel bambinone.

Il signor Inn mi aveva progettato perché avessi la forma di un cerchio con braccia e gambe e un collo abbastanza lungo con la faccia da Axolotl, infatti ero impermeabile. Svegliai Nic che si impanicò e accese la luce urlando «oddio, oddio!» e gli dissi «piantala bambinone, dimmi piuttosto il tuo problema perché ho le pile limitate e se si scaricano puoi dirmi addio».

Chin, era così che l’inventore mi aveva chiamata, e mi piaceva, mentre non mi stava per niente simpatico Nic; era un vero bambino nel corpo di un cinquantaquattrenne. Il bambinone si mise ritto sullo schienale del letto e mi raccontò la dinamica; gli serviva una donna per salvare l’azienda e, soprattutto, la sua sanità mentale. Mi misi subito alla ricerca di un’invenzione tale da risolvere questo problema, ma nel mio software non trovai assolutamente nulla che potesse servire. Chiesi a Nic se avesse qualche idea, ma, ovviamente, la risposta fu un no.

Meditammo per mesi su almeno un’idea che potesse aiutarmi a sviluppare una nuova invenzione, quando, mentre passeggiavamo per una delle tante vie con molti negozi della città, entrammo in un negozietto dimenticato da tutti. «C’è nessuno?» chiese Nic, e d’un tratto si sentì una voce anziana maschile gridare «arrivo!».

Non so bene perché avevo deciso di entrare in questo negozietto se aveva bisogno di un altro dei suoi dischi di canzoni deprimenti, ma, mentre facevo lo spiritoso con Nic aspettando il negoziante, mi misi una lampadina sulla testa, premetti il bottone e dissi: «compra questa, magari ci fa venire un’idea». Fu proprio mentre ridevamo come due bambini che la vidi; la soluzione era proprio davanti a me ed era scritta su una vecchia scatola di giocattoli. Era una scatola di qualche robot antico che si usava nel 1980 e sopra riportava la scritta “Gli umanoidi”. Dissi subito a Nic di prendere quella scatola perché avevo l’idea che lo avrebbe salvato, così lui la comprò insieme a quel suo disco e uscimmo.

Iniziava a starmi simpatico quel bambinone, sentivo come se avessi una certa responsabilità nei suoi confronti, ma scacciai via queste idee dalla mente per far spazio alla progettazione dell’umanoide. Pensavo che questo potesse essere un robot con sembianze umane, che si comportava da umano e che avrebbe quindi svolto tutte le sue funzioni.

Comprammo i pezzi e, divertendoci, sbagliando, talvolta anche litigando, creammo questa donna. L’unica particolarità che presentava era di avere il DNA composto da piccoli tasselli robotici programmati, cosa che avevamo cercato di togliere e perfezionare fino alla fine, ma che era inevitabile presentasse; d’altronde era comunque un robot. Non sapevamo bene cosa potesse comportare questa “malformazione umana”, ma lo avremmo scoperto con la nascita del bambino che sarebbe avvenuta attraverso la combinazione dei DNA presi dai capelli, in quanto Nic è sterile.

Siccome nessuno avrebbe mai creduto che Nic potesse creare un robot da solo, facemmo insieme soltanto il progetto con la spiegazione dei vari sistemi e abbiamo affidato il compito della costruzione all’umanoide signor Klaus. Le mie batterie purtroppo si scaricarono prima di vedere il mio nuovo amico conoscere la sua nuova ragazza fino in fondo e di sapere se sarebbero riusciti a salvare o meno l’azienda.

Il mio backup è ormai quasi finito e riesco a ricordare solo quell’ultimo abbraccio dato a Nic prima che mi riponesse nella scatola. Lo avevo visto piangere mentre lo faceva e io mi sentii come se mi venisse tolta una parte di me. Credo di essermi innamorata follemente di lui, ma ormai avevo fatto il mio corso e non mi restava che augurargli buona fortuna con la sua futura relazione.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 21 Febbraio 2024
Fascia: 16-19
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