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Avventura
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Fascia 13-15
La rivincita conquistata

«Avevo 6 anni quando pensavo di poter essere qualcuno di importante, costruendomi un futuro tutto mio, tratto da miei sacrifici.»

Jack un semplicissimo ragazzo ventenne cittadino arabo appartenente all’Arabia Saudita. La fame, la sete, l’economia spesso mancano e anche molto. Non è facile vivere con delle restrizioni, non è nemmeno così semplice potersi adeguare così facilmente. Egli sin da piccolo è cresciuto con la sua famiglia lì, da genitori ben attenti e super permissivi. La mamma ebbe il primo figlio a soli sedici anni, ovvero il piccolo Jack, e la piccola Lisa che morì nel grembo della madre a soli sei mesi. Ebbene sì, Jack è un ragazzo fortunato e dopo l’accaduto è stato sempre il più coccolato. Le possibilità per sposarsi non ne erano molte quindi dopo aver avuto Jack la mamma e il papà (Louis) decidono di prendere casa, visti i costi  eccessivi si accontentano di una piccola capanna abbastanza accogliente, certo non poteva essere il minimo, ma sarebbe stato il giusto. Jack è cresciuto in una coperta avvolta da foglie e una culletta di rami d’ulivo. Aveva poco più di sei anni quando decise di intraprendere una nuova strada che gli avesse permesso di poter imparare cose nuove: la scuola.

«Era il mio primo giorno di scuola quando decisi di voler cambiare e conoscere nuovi amici. Mi alzai, feci colazione con una fettina di pane e mi avviai a scuola. Vedevo tutti i miei amici diversi, qualcuno che veniva da una certa famiglia e qualcuno meno. Io avevo solamente una canottiera stracciata e un pantaloncino, per me poteva essere tanto mentre per altri ero solo un poveraccio. Così vedendo gli altri mi misi in un angolino a pensare loro quanto potessero essere fortunati ad avere tutto ciò: zaini nuovi, abiti nuovi e tutto così perfetto.»
Jack dopo l’accaduto capì di sentirsi inferiore rispetto agli altri, capì che nessuno volle parlargli per l’intera giornata solamente per una canottiera stracciata.
«Così prima di entrare mi misi a piangere ma senza farmi notare da mamma, perché sapevo molto bene quanto potesse farle del male tutto ciò, capivo che non potersi permettere un abito nuovo o una coperta nuova per riposare facesse così male.»
Egli si fece forza e entrò in classe.
«Sentivo qualcosa di strano, come se avessi gli occhi addosso e qualcuno stesse ridendo di me.»
Ebbene sì, entrato in classe passando per i banchi Emily, nonché la bimba più bella della classe, mi fece uno sgambetto e cadendo a terra mi sentii dire: «Sfigato che sei ahahahahahah». Il piccolo ragazzo sapeva come fare anzi, era un ragazzo molto in gamba e sapeva essere maturo a soli sei anni. Jack era appassionato di matematica e di costruzione di oggetti, tanto che a scuola era il più bravo, soltanto che non fu compreso appieno.

«Sin da piccolo amavo costruire oggetti e mi appassionava ciò. Un giorno costruii un aereoplanino fatto di sole foglie, così pensavo che potesse volare, ma mamma nervosa e indaffarata buttò il mio unico giocattolino a cui tenevo davvero tanto. Mamma non capiva quanto io fossi bravo a maneggiare degli attrezzi eppure me la cavavo sempre!»
Era un bimbo diverso, riusciva a distinguersi dalla classe sociale di ceto alta, un bambino un po’ lento nello svolgere un’attività, ma che aveva una dote nascosta ovvero la costruzione.
«Mi è sempre piaciuto mettermi all’opera e inventare sempre cose nuove, così che mi divertivo con questi piccoli giochi che creavo io. Un giorno talmente entusiasta del mio progetto andai a scuola mostrando ai miei compagni il mio nuovo aquilone, ma appena entrai mostrando ciò sentii Mickey ,Tom e Dajane ridere e ridere, per poi avvicinarsi e rompermi l’aquilone.»
La storia si ripetette per un bel po’ anche quando aveva contro addirittura la maestra che credeva lui fosse lento o addirittura bisognoso d’aiuto. «Visti i continui rimproveri delle maestre a mia mamma, e i miei compagni sciocchi decisi a malincuore di abbandonare la scuola per andare a lavorare con mio papà nelle miniere, per dare un supporto economico». Jack era molto stanco di tutto ciò voleva solamente godersi la vita di un normalissimo bambino studente invece di lavorare duro. Jake ogni sera alle dieci, tornava a casa distrutto, mentre il papà sempre verso le cinque del mattino.

Quel giorno stesso in televisione fu trasmessa una notizia abbastanza brutta, ovvero il presidente greco emanò guerra tra la sua Grecia e l’Arabia. I primi scontri iniziarono e le prime bombe si fecero sentire, la mamma non sapeva come comunicarlo al piccolo così aspettò il suo ritorno. Tornati a casa la mamma aveva una bellissima notizia da dare alla sua famiglia, ma anche una abbastanza triste: «Jack, Louise, vi devo dare una bellissima notizia e un’altra abbastanza triste!».
«Dicci mamma».
«Da adesso saremo non più in tre ma in quattro!»
Dopo la morte della piccolina prima della nascita, la mamma combatté molto sul costruire ancora meglio questa famiglia, così pensò proprio di rendere felice il piccolo Jack.
«Oddio mamma, non vedo l’ora dell’arrivo del piccolo/a! spero proprio sia una bimba come quella che stavi aspettando…»
«Sì, adesso vi comunico la brutta.»
«Senti Jack, dei cattivi qui cercano di farci scherzetti, ma noi siamo molto forti e non ci faremo sorprendere.»
«Mamma non capisco cosa vuoi dire».
«Un cattivo presidente ha deciso di fare dei piccoli scherzetti a un suo altro amico presidente, ma nulla di che, noi adesso scapperemo da qui prendendo un aereo, solamente per avere una vita migliore figlio mio».
Così la mamma rassicurò il piccolo avvolgendolo in un caloroso abbraccio e nel mentre dell’abbraccio i due sentirono un suono strano, non sapevano cosa potesse essere, ma in effetti era l’allarme di un nuovo attacco. Intanto Carla e Louis parlarono e presero una decisione definitiva. Pensandoci si resero conto che avere un altro bambino fosse stato molto impegnativo e in occasione della guerra fosse stato giusto partire e migrare in Italia. Anche perché mancavano abbastanza soldi, la guerra stava degenerando e la capanna non era una cosa molto solida anche perché era solo una piccola stanza.
«Louis io penso sia ora di prendere una decisione, qui non è più possibile andare avanti soprattutto con un altro bimbo.»
«Carla, sarà un po’ traumatico per Jack non credi?»
«Sì, ma avrà nuovi amici e ne sono sicura che potrà fargli soltanto bene e sarà super contento di avere una nuova casa e magari potergli permettere più cose.» La mamma e il papà di seguito ne parlarono con Jack, e lui decise di partire insieme a loro per il suo bene e anche della sua famiglia. Così prese le sue valigie e preparò tutto per il viaggio del giorno successivo.

Gli aeroporti erano pieni non c’era spazio, tutti erano ammassati li aspettando in fila! Jack iniziò ad aver paura, l’ansia si faceva sentire, ma fortunatamente tutto ciò era accompagnato da una musichetta messa proprio per i bambini con l’intento di riuscire a distrarli. Dopo un paio d’ore salirono su e partirono verso il lungo viaggio. Esattamente dopo dieci ore la famiglia Ramak arrivò a Napoli!
Jack era molto contento vedeva tutto ciò molto diverso e si respirava un’aria tranquillissima. I primi giorni furono ospiti in un hotel e subito dopo il padre e la madre si misero in cerca di un lavoro cosicché avrebbero potuto comprarsi finalmente una casa. I sogni della famiglia si realizzarono, vivevano così felici e finalmente tranquilli senza nessuna paura, ansia e fame. Lì avevano tutto! Jack poco dopo decise di iscriversi di nuovo in una scuola e frequentare la terza elementare.
«Tutto era così diverso, c’era il mare, un’aria pulitissima e soprattutto gente molto buona. Il mio primo giorno di scuola è stato diversissimo i miei compagni mi hanno subito fatto amare la scuola, tanto che il giorno successivo la maestra e i miei compagni mi portarono a visitare il lungomare di Mergellina e la galleria Umberto 1. Veramente stupendo, mi sono sorpreso all’idea di vedere tutte queste bellezze. Sento che questo è il mio posto, qui vivrò eternamente, perché qui sto bene».

Jack da questo momento iniziò ad amare la scuola e appassionarsi ad altre materie oltre la matematica, la costruzione non lo abbandonò di
certo, anzi i compagni ne erano innamorati, tanto che costruì venti aereoplanini per tutti cosicché avrebbero potuto giocare tutti al parco. Qui lui si sentiva amato! E ha scoperto il vero senso dell’amicizia, nonostante tutto, è entrato nei cuori di tutti in così poco tempo. La scuola lo rendeva veramente felice e soprattutto il migliore della classe. «Una settimana fa partecipai insieme ai miei compagni e scuole di altre regioni alle olimpiadi di matematica. E indovinate un po’? Chi è stato il primo classificato? Ebbene sì, io, Jack. Per me vincere è come una sconfitta, sento che la mia vita sta andando per il verso giusto e che qui riuscirò a costruirmi un futuro. Appena tornato a casa diedi la notizia ai miei genitori, loro scoppiarono a piangere dalla gioia e dall’orgoglio perché sapevano che io avrei dato il meglio di me.»

Il tempo passa e nasce la piccola Sofia, Jack è il bambino più fortunato del mondo dopo aver realizzato quasi tutti i suoi sogni. «Capii di aver dato il meglio di me, nonostante gli altri credevano non ce l’avessi fatta. Ma per fortuna ho incontrato persone meravigliose, che non sempre nella vita si incontrano, ma io sono stato proprio fortunato ad aver avuto famiglia e amici che hanno creduto in me sin dal primo momento
affiancandomi in ogni scelta, anche la più assurda».

Oggi il piccolo Jack è cresciuto e ha persino venti anni, con la sua tenacia ha appena terminato l’università laureandosi in architettura, ingegneria e matematica. Jack è finalmente diventato un professore di matematica anche lui! Dopo anni gli è capitato di incontrare i figli dei suoi ex amici in Arabia che successivamente si trasferirono a Napoli, anche loro per poi iscrivere i loro figli in questa nuova scuola. Nessuno volle crederci sembrava assurdo che Jack avesse fatto questo percorso tutto da solo con le sue mani. Ancora dopo lui ha dimostrato di poter far notare questo successo a chi non credeva in lui, riuscendo a dare il meglio di sé. Egli si sposò dopo qualche anno ed ebbe due gemellini, Emanuele e Gabriele. Finalmente ha dimostrato di essere un uomo e può esserne fiero perché tutto ciò è dato solamente dalle sue uniche forze!

«Non smettete mai di credere in voi stessi, perché proprio quando credete sia finito, è lì che inizia la vostra vittoria, credete e non sottovalutatevi mai per nessuna ragione al mondo, andate avanti senza il minimo timore del giudizio altrui. Amatevi!»

Pubblicato: 31 Gennaio 2023
Fascia: 13-15
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