Bentornato!
Non fai ancora parte della nostra community?
Romance
  |  
Fascia 16-19
La ragazza e la luna

Quella sera la Luna sembrava più infelice che mai. Non aveva lo stesso colore candido, e le stesse sfumature blu di ogni altro giorno. Nuvole malinconiche ne offuscavano leggermente la vista. Ma, osservandola attentamente, avresti avuto la capacità di notare come essa rifletteva il viso, bagnato di lacrime, di una giovane donna. Era seduta su una scogliera con le ginocchia al petto, nell’esatto punto in cui, in modo quasi illusorio, si congiungevano le ombre della stella sull’acqua. Cosa ci facesse lì era ancora ignoto, ma di sicuro non aveva alcuna intenzione di andar via. La Luna cercava in ogni modo di assorbire il dolore di quella povera creatura, ma niente avrebbe avuto successo se ella stessa non avesse capito quanto la vita sia capace di togliere, ma anche di donare.
Così la Luna decise di scendere sulla terraferma, con l’obiettivo di scoprire come aiutare la ragazza dal forte spirito, ma dall’animo spaccato.
«Cosa, o chi, provoca tanto dispiacere a degli occhi belli come i tuoi?» le parole erano quasi un sussurro, ma nessuna bocca era in grado di averle pronunciate. La fanciulla non si spaventò; dopotutto era consapevole dell’assurdità dei propri sogni, ma, per la prima volta, dopo mesi che continuava a sentire in sogno la stessa voce, decise di risponderle.
«Chi sei?» non alzò neanche la testa, sapeva che non sarebbe servito a nulla. Solo chi ha paura del proprio riflesso non avrà mai il coraggio di affrontare il mondo che c’è fuori.
«Non ha importanza» rispose la Luna. Entrambe erano in realtà a conoscenza della reciproca identità, ma si erano fatte la promessa silenziosa di non parlarne con nessuno.
«Perché sei qui allora?» la ragazza lo sapeva, ma voleva che se ne andasse. Era stata una stupida a rispondere. Non era coraggiosa. Sarebbe volentieri scappata, se solo il dolore non l’avesse trattenuta.
«Lo sai, non puoi più far finta che vada tutto bene. La Luna ti vede, e il cuore lo sente». A quelle parole, la fanciulla sentì qualcosa di molto pesante opprimergli il petto. Ma non poteva. Era troppo tardi.
«La Luna dovrebbe guardare da un’altra parte, e il cuore non sa quello che dice».
«È passato tanto di quel tempo, non dovresti affrontarlo?». La voce della Luna si incrinò appena. Era dannatamente difficile mettere in mezzo cose che avevano ignorato tanto a lungo.
«È troppo tardi, non posso fare più nulla. Devo solo prendermela con la mia incapacità di amare».
«Tu credi di essere indifferente a qualunque cosa, e potrebbe esserci la possibilità che ciò sia vero. Ma c’è quell’eccezione di cui la regola non tiene mai conto».
«Davvero? E quale sarebbe?»
«Se ti chiedessi chi vorresti amare con tutta te stessa, sapresti rispondermi. Ma sappiamo anche che non sarà mai così. Tu vorresti amare una persona che ti ama, ma che tu non ami». In quell’esatto momento alzò la testa di scatto, ma davanti a lei vide solo le onde sbattere contro gli scogli. Quel posto le ricordava il suo primo vero bacio. Non le piacque neanche un po’. Sorrise a quel pensiero. Aveva sempre avuto paura di dirglielo, ma tanto ora non aveva più la possibilità di provarci. La Luna era stata troppo diretta quella sera. Le aveva buttato la verità in faccia come le onde sugli scogli. Violentemente. Senza possibilità di scappare. Rimise la testa tra le ginocchia, pronta a ricominciare quello che forse le avrebbe dato il coraggio di accettare la verità.

«Sei tornata». La Luna sorrideva, ma la fanciulla ricominciò a piangere.
«È tutto dannatamente sbagliato. Ora dovrei andare via e non tornare mai più». Era scossa dai singhiozzi, le lacrime le rigavano il viso, e la Luna non poté far altro se non rispondere al dolore con una dolorosa verità.
«Sappiamo entrambe che non è quello che vuoi. Tu sei qui perché non riesci più a sostenerlo. Hai bisogno di essere sincera con te stessa. Basta mentire, o nasconderti dietro un muro di indifferenza. Tu sai amare, hai solo paura di soffrire di nuovo. Ma questa paura non ti porterà da nessuna parte, abbi il coraggio di cambiare il corso degli eventi». A queste parole seguì un silenzio tombale, uno di quelli che se spezzato potrebbe rivelare cose che viaggiano così in profondità da essere quasi sconosciute.
E fu proprio la Luna a romperlo.

«Tu lo ami?» la fanciulla ebbe un tuffo al cuore. Era una domanda che non si aspettava, ma a cui avrebbe potuto dare una risposta sincera stavolta.
«Non lo so, è sempre stato un mio interrogativo». La verità era che lei non aveva la più pallida idea di cosa fosse l’amore. E non voleva dare risposte senza un fondamento logico.
«Allora perché gli hai detto di no? »
«Non potevo dargli altri dubbi, dovevo lasciarlo andare». La fanciulla ricordava perfettamente lo sguardo della persona a cui aveva fatto tanto male scomparendo dalla sua vita così, come se non le fosse mai importato nulla.
«Ma tu non hai mai voluto questo. Anzi avevi così tanta paura di mettere la parola fine, che hai lasciato tutto in sospeso. E quando è stato inevitabile parlarci, quando hai capito che non meritava parole non dette e frasi incomplete, hai fatto l’unica cosa che non ti avrebbe resa felice. Tu ti racconti la favola dell’eroina che lo ha reso libero, ma è da un anno che non riesci a girarti verso un’altra direzione».
«Ho imparato ad essere meno egoista nella mia vita. Ho imparato che non sempre quello che vuoi coincide con la cosa giusta da fare». La Luna era stufa di inutili giustificazioni e vuoti compromessi. Ma la ragazza continuò.
«Non ho mai voluto abbandonare tutto quell’estate, ma se non lo avessi fatto sarebbero accaduti altri spiacevoli eventi. Io non posso dargli quello che vuole. Ci ho provato, con l’unica conclusione di un dolore più grande di quello che avevo immaginato. Dopo quello che gli ho fatto passare, perché non ero e non sono capace di comprendere i miei sentimenti, non merito niente. Ho fatto la cosa giusta, per lui». Oramai la Luna non ci vedeva più dall’esasperazione. Avrebbe urlato se necessario.
«Meriti di scoprire cosa succederebbe se dicessi la verità!» la ragazza emise uno sbuffo, e iniziò anche lei ad alzare il tono della voce.
«E quale sarebbe la verità?! Sentiamo!»
«Che per quanto ti sembri sbagliato, e che per quanto hai provato ad ignorarlo, tu non sopporti la sua assenza. Non riesci a non paragonarlo a qualunque persona si presenti sul tuo cammino. Ma la verità più grande è che hai paura. Hai paura di trovare una porta chiusa, perché troppo tempo è passato. Hai paura di cosa le altre persone potrebbero pensare di te, perché sei sempre stata condizionata dal loro giudizio. Hai paura di riaprire vecchie ferite, e hai paura che potrebbe non volerti più. Forse non lo ami, ma non puoi stare senza di lui. Altrimenti non saresti proprio in questo luogo, a pensare a quell’orrendo bacio. Non ti rendi conto di quanto tu soffra per i tuoi stessi errori? Per quel dolore che proprio tu hai deciso ti portarti dietro come un’ombra?!»
«Cosa dovrei fare secondo te allora? Rimangiarmi tutto? Crederà che abbia perso la testa!»

«Osa! Fai in modo che lui sappia, e lascia che tutto scorra. Non puoi controllare la vita, e non puoi nascondere il dolore. Ma adesso alzati, asciugati il viso, e smetti di credere che non ci sia speranza. Sii coraggiosa. L’unica cosa peggiore di tutto ciò, è che lui decida di non ascoltarti. In quel caso saprai di averci messo tutto quello che potevi, e magari parleremo di argomenti più felici d’ora in poi. Solo con la sincerità potrai abbattere i muri dei dubbi, e del tempo. Il dolore per essere superato richiede quest’ultimo, ma non puoi andare avanti se non sei sicura di aver fatto tutto il possibile per essere felice» la Luna era sicura di aver fatto centro in qualche modo, perché la ragazza alzò lo sguardo e vide il suo riflesso nell’acqua.
Le sorrideva.
Una lacrima le scese sulla guancia: l’ultima.

Parlò guardando la Luna, mentre il vento le soffiava tra i capelli.
«Ci proverò. Prometto che cercherò di essere felice» giurò di aver visto una scintilla lassù, dove tutto è ignoto.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 29 Aprile 2024
Fascia: 16-19
Commenti
Non ci sono commenti per questo racconto.