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Romance
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Fascia 16-19
La bellezza di ciò che appare

Tutte le storie più belle iniziano in un bar. Un tipico locale che puoi trovare in fondo alla strada, con i soliti clienti e i soliti baristi. In questi luoghi, le mura rimangono impregnate di racconti leggendari tra buoni amici, i tavolini continuano a profumare di amore, i bicchieri e le posate prendono il gusto di parole mai pronunciate. Questo però non è l’inizio di una bella storia, è bensì la fine di una storia di una vita sprecata. La storia della mia vita. Per fortuna ho la possibilità di visitare per l’ultima volta questo bar, lo stesso bar in cui ho vissuto davvero la vita, davanti a un bel bicchiere di birra. Questo piccolo pub si trovava ai confini del mio paesino, nella periferia, vicino a dove abitavo. Non era molto frequentato, era il posto perfetto per non avere problemi, ognuno si faceva gli affari propri, ognuno aveva i propri problemi, ma a nessuno interessava. Avevo vent’anni e avevo appena finito le scuole superiori, per la testa mi ronzavano solo due pensieri: l’amore e la scrittura. Ero un ragazzo tranquillo il cui unico scopo era quello di trovare l’amore nella vita, e dall’amore ricavare storie da raccontare. Era questo ciò che volevo fare, ma in quei venti anni non avevo ancora avuto fortuna. Ma la speranza non moriva, resisteva. Così con fede nel cuore notai per la prima volta quel cartellone luminoso. Era un nuovo locale appena aperto, l’avvento dell’intelligenza artificiale aveva dato un enorme spinta in avanti a tutti questi piccoli locali, ne aprirono a migliaia, tutti gestiti da IA.  Questo locale qui era stato chiamato: “Love and Dust”. Non capivo la scelta di quel nome, perché associare la polvere all’amore. In fondo amore e polvere sono gli opposti. Il primo va ad indicare quell’energia che senti dentro di te che vorrebbe sprizzare da tutti i pori. Il secondo invece significa fine, è la morte. Non me lo spiegai mai.

Appena sotto questa immensa insegna luminosa si trovava il piccolo bar. Le mura esterne erano tutte gialle e gli angoli delle pareti erano smussati. Per tutta la lunghezza delle pareti erano state installate le finestre, ma la cosa interessante è che erano tutte unite come un unico fascio. L’unica cosa che interrompeva questo flusso di vetro era la porta d’ingresso, che era anche l’unica porta dell’intero edificio. Anche quest’ultima era fatta di vetro e si apriva automaticamente. All’interno invece sembrava tutto come un tipico  bar. Appena entrai una sedia mi venne incontro, e sedendomi mi portò al tavolo. Non appena le mie gambe furono sotto il tavolo, un enorme schermo luminoso si aprì davanti a me. Era il menù con tutto quello che si può immaginare. Tutto ciò era incredibile, non capivo perché tutti criticassero queste nuove tecnologie, si dimostravano così utili. Optai allora per una semplice birra bionda da 0,5L .

Una volta finito l’ordine lo schermo luminoso cambiò tematica, non si trattava più del menù, ma di una vera e propria televisione attorno ai miei occhi. Con il semplice movimento delle pupille potevo cambiare canale. Mentre mi divertivo con questo nuovo giocattolo, arrivò la mia birra, ma anche un’altra persona. Una ragazza più o meno della mia stessa età. Me ne accorsi relativamente della sua presenza, perché anche lei come me venne immediatamente intrappolata da quello schermo. Non riuscì a vederla in faccia, poiché il mio viso era bloccato dal visore. Ma potei sentire la sua voce e cavolo, non avevo mai sentito qualcosa di così bello. Anche se pronunciò due sole parole, il suo modo di parlare era così naturale e avvolgente. Sarei rimasto lì per ore, purtroppo però il mio tempo nel bar terminò, perché avevo finito la mia birra, così la sedia mi portò all’uscita e mi lanciò fuori. Appena uscito dal locale, iniziai a pensare alle pochissime possibilità che avevo di incontrare quella ragazza nuovamente. L’idea di aver per sempre perso quella ragazza mi distruggeva e non capivo il perché. Non sapevo nemmeno chi fosse quella persona, non ero neanche riuscita a vederla. Non riuscivo a spiegare ciò che provavo, era così strano, sembrava tutto così innaturale. Anche se tutto ciò in realtà era bellissimo, quella sensazione di gioia innata nel cuore, sentivo il bisogno di viverla ancora. Così per provare a rivivere quel momento tornai a casa di corsa e mi misi subito a scrivere al mio computer. Il mio cervello non stava nemmeno pensando a che parole usare, le mie mani si muovevano da sole sulla tastiera, il cuore batteva forte come non mai e gli occhi quasi lacrimavano dalla gioia. Quella sera raccontai di quanto bello fosse l’amore. Ogni volta che scrivevo di quel sentimento, la pagina bianca si illuminava di rosso, arancione, giallo, viola e mille altri colori, che uscendo dallo schermo del computer andavano a colorare il mondo nuovamente. Una volta finito di scrivere mi accorsi che avevo perso totalmente la cognizione del tempo. Ero andato in bar verso le tre del pomeriggio e avevo chiuso il pc alle due di notte. Però non avevo sonno, sentivo solamente il bisogno di rivedere quella ragazza. Così decisi di aspettare, mi gettai sul letto per provare a dormire, sperando che il tempo potesse passare velocemente quanto quel pomeriggio. Tuttavia non fu come speravo. Rimasi a guardare il soffitto e a fantasticare per tutto il tempo, non feci assolutamente nulla. Quando l’orologio scoccò le tre in punto trovai la forza per alzarmi, vestirmi ed uscire di casa. In neanche due minuti ero di nuovo davanti al bar ed entrai in quel posto. La stessa sedia del giorno prima mi accolse e mi portò allo stesso tavolo. Il solito menù si aprì e questa volta presi tre birre e due piatti di pasta, così da avere più tempo per restare lì. Il menù si chiuse e la televisione apparì. Dal primo momento in cui si formarono le immagini di fronte ai miei occhi, cominciai a smanettare per spegnere quel visore. Tirai pugni al tavolo, calci alla sedia, mi tirai perfino degli schiaffi in faccia. Ero furioso, non riuscivo a spegnere quella schifezza. Continuai a provare fino a quando sentì una voce parlarmi.

«Per spegnerlo basta dire spegni…».

Appena sentì quelle parole mi si illuminò il viso e pronunciai

immediatamente quella parola magica: spegni. La dissi con un sorriso a

trentadue denti, perché quella che avevo sentito era la voce della ragazza. Non appena dissi “spegni” lo schermo svanì immediatamente, e davanti a me apparì la tanto attesa ragazza. Il suo viso era così dolce che solo a guardarlo ti si scioglieva il cuore. Era seduta lì, davanti a me e ciò che vedevo era perfetto. Gli occhi grandi e marroni come due castagne mi guardavano fissi, sembrava mi stesse studiando. Io invece la stavo ammirando, con stupore e meraviglia per l’esistenza di qualcosa di così bello.

« Tutto bene? Ti vedo un po’ scosso» mi chiese « Io sono Desiree » e mi protese la mano. Io dovevo ancora capire come rispondere alla prima domanda, ma senza pensare gli strinsi la mano e mi presentai.

«Mariano, piacere di conoscerti Desiree». Così iniziammo la nostra conversazione. Parlammo di qualsiasi cosa e con il suo strano umorismo, riusciva a farmi ridere continuamente. Il modo in cui spiegava le cose, le voci che utilizzava, mi faceva morire dalle risate. Riuscì anche a raccontarle del mio sogno, quello di diventare scrittore. Lei ne rimase colpita e cominciò a chiedermi qualsiasi cosa a riguardo. Però nel bel mezzo del mio racconto, la sua sedia si iniziò a muovere e portò all’uscita Desiree. Mentre la guardavo allontanarsi pensai che fosse finita, di nuovo, e questo non potevo permetterlo. Così mi alzai e rincorsi la sedia. Desiree venne sbalzata fuori dalle porte e io mi lanciai subito dopo di lei. Mentre correvo verso di lei, quella strana ragazza mi sorrideva. Proprio nel momento in cui uscì vidi il corpo di Desiree svanire, esattamente come il visore del menù.

Non capivo cosa fosse appena successo. Un attimo prima stavo rincorrendo una ragazza, un attimo dopo mi ritrovavo da solo per la strada.

Il mio cuore batteva all’impazzata e il mio cervello non riusciva a trovare una spiegazione a tutto ciò. Mentre il mio corpo rimaneva bloccato dalla paura, sentì una risata alle mie spalle. Mi girai di scatto con le lacrime agli occhi. Appoggiato al muro del bar c’era un uomo, vestito di un completo nero e con una cravatta rossa bordò, era alto e pelato, portava degli occhiali da sole d’orati e continuava a ridermi in faccia.

« Che hai da guardare pervertito» gli urlai con cattiveria.

«Ammiro il tuo dolore ragazzo, sei la prima persona che si affeziona ad un ologramma, eppure i cartelli sono chiari ».

Mi indicò una specie di poster attaccato alle finestre. C’era scritto in caratteri cubitali: “Ologrammi di compagnia”. Come era possibile che non gli avessi mai visti. Così mi girai di nuovo a guardare l’uomo in completo e gli chiesi scusa per la mia affermazione precedente.

« Ragazzo non serve che ti scusi, ti posso capire, l’amore che ti viene raccontato sembra fantastico vero? Le farfalle nello stomaco, il primo bacio, la paura di sbagliare, tutto così magico. È un peccato che tutte quelle schifezze non esistano più. Guardati attorno, i pensieri sono altri, la vita è altro. Non puoi basare tutta la tua intera esistenza su un’altra persona, ormai devi essere egoista anche tu, devi pensare a te stesso. Fidati di chi è un po’ più vecchio».

Dopo tutto quello che aveva detto, mi girai e me ne andai. Cominciai a correre, non sapevo dove stessi andando stavo solo correndo. Più precisamente stavo scappando. Scappando dall’idea di una vita senza amore. Non volevo credere a tutto quello che aveva detto quello strano uomo. I tempi possono cambiare, le persone possono cambiare, ma ciò che ci rende umani non cambia. Dolore, rabbia, gioia e amore, sono cose che ci contraddistinguono. Non possiamo nemmeno pensare di esistere senza tutto ciò. Però non aveva tutti i torti. Nessuno più sogna ad occhi aperti, nessuno più viaggia nei mondi dell’immaginazione in cerca di ciò che rende vivida l’esistenza. È per questo che io non posso continuare a stare qui. Senza ciò che rende viva la vita, che senso ha vivere? Così nella matta corsa, in fuga da ciò che uccide, mi sono ucciso.

Ora finalmente, davanti a quest’ultimo boccale di birra, e dopo aver raccontato la mia ultima storia ho capito il nome di quello stupido bar. Sono i due lati di una medaglia, vita e morte che vengono tenuti insieme dall’amore. Amore di vivere e amore per ciò che è stato, come un cane che rincorre la sua coda, è un cerchio, che si chiude ma che continua a muoversi.

È così che finisce la mia storia, da martire per l’amore, da emblema per la vita, per ricordare a tutti che pure se è dietro uno schermo, se è scritto a mano o scritto ad un computer, l’amore rimane amore, e non cambia. L’unica cosa che cambia è il modo in cui lo viviamo e i mezzi che utilizziamo per viverlo.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 29 Marzo 2024
Fascia: 16-19
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