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Fantascienza
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Fascia 16-19
Jennifer e Kyle

Uscii di casa dopo aver mangiato e mi diressi in uno dei posti che più mi tranquillizzano: il mare. Era una giornata nuvolosa d’inverno, alzai il volto e vidi sopra di me delle grandi nuvole di colore grigio scuro, che avevano delle forme molto strane. Con un po’ di immaginazione si potevano riconoscere animali, principesse o oggetti frutto dell’ intelletto. Io non ero dell’umore giusto per poterlo fare dopo una brutta giornata scolastica.

Non mi interessava del tempo che c’era, nulla mi fermava, ero diretta nel mio posto sicuro, l’unico che poteva donarmi un senso di tranquillità e spensieratezza. Così iniziai a camminare tra le palme che si agitavano a causa del leggero vento che soffiava. Il mare aveva una varietà di sfumature che andavano dal verde acqua al blu scuro, era veramente meraviglioso! Ma allo stesso tempo era agitato e le onde erano molto alte, sembrava racchiudere un’infinità di emozioni mescolate insieme. Quel clima cupo rappresentava perfettamente il mio stato d’animo.

Passeggiavo ascoltando il rumore del mare, il lungomare era vuoto; non incontrai nessuno, fino a quando non vidi due sagome. La prima era una sagoma strana, mai vista fino ad allora. Era una sorta di fantasma, sembrava Virgilio nella Commedia di Dante, un uomo che non fa ombra. La seconda era una specie di robot mai visto. Devo ammettere che ero spaventata perché non sapevo cosa mi trovavo davanti, ma tutto questo mistero mi intrigava moltissimo; così decisi di intraprendere una conversazione.

«Salve».

«Salve», mi risposero in sincronia, sembrava quasi che si fossero messe d’accordo. «Come vi chiamate?» gli domandai. «Io Kylie» rispose la prima, «Ed io Jennifer», rispose la seconda.

«Stavo facendo una passeggiata da sola, cosa ne pensate di avvicinarci alla spiaggia, sederci e fare due chiacchiere insieme?», domandai con voce quasi tremolante, un po’ spaventata ma incuriosita.

«Beh, che dire, è una buona idea» rispose Kylie. «Sì non è male, anche noi stavamo passeggiando e ci stavamo scambiando dei pensieri» rispose Jennifer con la sua voce magnetica. Non riuscii a capire subito che mi trovavo davanti a dei soggetti così “rari”.

Kylie era una sagoma trasparente simile ad un fantasma poiché era deceduta molti anni prima all’età di 98 anni e tutto ciò che rimaneva di lei erano la sua anima e la sua mente. Era vissuta in un’epoca differente dalla mia, circa nel 1940. Ero molto curiosa di scambiare due parole con lei. Jennifer invece era un robot umanoide che per alcuni anni era stata rinchiusa nel museo di Dubai come esemplare raro di robot. Ma poi si era stancata di tutto ciò e aveva deciso di scappare.

Aveva viaggiato per molto tempo in giro per la sua città alla ricerca di libertà, fino a quando non aveva incontrato un ragazzo che era come lei un robot ed era nato tra di loro un forte sentimento che li aveva fatti innamorare. Avevano passato dei bellissimi momenti insieme fino a quando lei non aveva deciso di teletrasportarsi nel passato. Fu così che dal 2237 si era ritrovata nel 2024. Era molto confusa fino a quando non incontrò Kylie.

Non avevo mai incontrato “persone come loro” e ciò mi intrigava moltissimo! «Ditemi… di cosa stavate parlando?» domandai per cercare di inserirmi nella conversazione senza creare imbarazzo e interrompere le loro chiacchiere.

«Beh, ci stavamo conoscendo e stavamo parlando delle nostre relazioni. A dir la verità, Jennifer si stava confidando con me poiché voleva un consiglio da una persona diversa rispetto a quelle che incontra lei solitamente».

«Ottimo! Se volete posso dare anche io la mia considerazione, se ne sono capace».

Ci sedemmo sopra uno scoglio che si trovava lungo la spiaggia, e Jennifer iniziò a parlare anche con me del suo problema. Mi raccontò la sua vita, che aveva deciso di teletrasportarsi in questa epoca poiché si era innamorata di un altro robot, stavano bene insieme e vivevano una vita spensierata e libera. Ancora nessuno si era reso conto che lei era proprio il robot che aveva deciso di scappare dal museo, poiché era molto simile agli altri robot che vivevano nella sua città (infatti la loro era una città di robot).

Mi spiegò che si distingueva dagli altri solo per alcune mosse e alcune abilità che gli altri robot non avevano, come ad esempio il teletrasporto o alcuni movimenti degli arti che gli altri non riuscivano a fare. Era tranquilla e felice con il suo “ragazzo” robot, si sentiva al sicuro. Fino a quando un giorno si erano svegliati e si erano trovati davanti un piccolo mostriciattolo che impediva loro di vivere una vita tranquilla. Questo mostriciattolo era arancione ed era la gelosia.

Mi raccontò che questi mostriciattoli spesso si mimetizzavano e tormentavano i robot più felici poiché loro non riuscivano ad esserlo. Successivamente ne era comparso un altro di colore grigio ed era l’invidia, dopo poco comparvero l’orgoglio di colore rosso e ancora l’indifferenza verde scuro. Per ultima comparve la follia viola.

Questi mostriciattoli pian piano avevano rovinato il rapporto d’amore nato tra i due robot. Lei teneva troppo a lui e l’amore era ancora molto e non voleva accontentarli, così aveva deciso di scappare e chiedere aiuto a qualcun altro.

«Jennifer sono molto colpita, dobbiamo trovare una soluzione per poter migliorare il mondo in cui tu vivi», Le dissi in con voce decisa.

«Sì sono d’accordo! Ora ti racconto la mia esperienza, così magari riesco a capire le differenze e le similitudini che ci sono tra l’amore nel tempo in cui sono vissuta io e nel tempo in cui vivi tu». Questa fu la risposta di Kylie, pronta ad aiutare il robot in difficoltà.

«Allora Jennifer» iniziò Kylie «al tempo in cui sono vissuta io, l’amore era un sentimento molto forte che tutti provavano sia gli adulti che i più piccini. Credo che con il tempo ciò sia rimasto uguale, giusto?», «Sì giustissimo!» rispondemmo sia io che Jennifer.

«Bene! Quando un ragazzo e una ragazza si innamoravano, spesso si davano appuntamento per vedersi nel pomeriggio attraverso dei bigliettini a scuola; e i posti solitamente erano i parchi, le strade della città o più raramente nella casa dell’uno o dell’altro».

«Nel 2024 non è proprio così» risposi io «sfruttiamo la nuova tecnologia, i telefoni e i nuovi mezzi di comunicazione, che all’epoca non c’erano, per parlare e darci appuntamento. Solitamente si esce nel centro città, si va nei piccoli locali, al mare o a fare una passeggiata. Sicuramente la tecnologia è stato un grande passo in avanti ma spesso, soprattutto i ragazzi, comunicano per messaggio e si incontrano di meno fisicamente. Posso dire che forse manca un po’ l’aspetto del contatto fisico, dell’abbracciarsi che quando sei vissuta tu Kylie era più presente.»

«Beh posso dire che nel 2237 per noi robot è molto difficile avere un contatto fisico, preferiamo parlare attraverso piattaforme create apposta per permetterci di leggere le emozioni e i sentimenti dell’altro robot, che dal vivo più difficilmente riusciamo ad esprimere. Quando poi si decide di andare a vivere insieme si è in armonia come accade credo per voi esseri umani, ma il contatto fisico rimane un qualche cosa di ancora ostile per noi robot, a volte anche difficoltoso poiché non tutti hanno le stesse abilità.»

«Wow!», esclamai, «sono mondi davvero diversi i nostri ma una cosa comune: le emozioni!».

«Sì esatto, queste accomunano tutte e tre le epoche»

«Arriviamo al punto… Anche nel 2024 esistevano la gelosia, l’invidia, l’orgoglio e l’indifferenza ma, se moderati, non distruggevano la relazione e soprattutto non avevano una forma».

«Concordo» rispose Kylie.

«Invece, nella mia epoca, sono così invadenti che rischiano di rovinare i sentimenti di tutti i robot e distruggere il mondo!» esclamò disperata Jennifer.

«Io avrei una soluzione! » dissi. «Poco tempo fa ho letto un libro che parlava di come poter trovare delle soluzioni, anche quando queste sembrano introvabili. Un rimedio per migliorare questa situazione ci sarà sicuramente anche se queste emozioni sono sempre esistite e credo che continueranno ad esistere fino alla fine dei tempi».

«Ho capito che libro intendi, esisteva già ai miei tempi e personalmente l’ho trovato molto utile e affascinante poiché dà al lettore dei piccoli input che lo invitano a riflettere e permette di poter arrivare alla conclusione» affermò Kylie.

«Sono d’accordo con te Kylie» risposi io.

«Tieni Jennifer, è proprio questo il libro, per sbaglio è capitato nella vecchia borsa che ho ripreso oggi dopo molto tempo per cambiare, probabilmente è rimasto qui dall’ultima volta che l’ho portato con me per poterlo leggere nei momenti vuoti della mia giornata» Così le diedi il libro.

«Grazie mille, lo leggerò e cercherò di trovare tra le parole di questo libro la soluzione. Vi farò sapere se ci saranno miglioramenti. Grazie mille ancora».

Non fece altro che ringraziarci ma sia io che Kylie eravamo molto felici di poterla aiutare.

«Ora ritorno nel mio mondo, non finirò mai di ringraziarvi, vi farò sapere. Arrivederci!».

E così tornò a vivere nel 2237.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 15 Febbraio 2024
Fascia: 16-19
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