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Fantascienza
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Fascia 13-15
Il segreto di Antares

Nei secoli l’uomo ha scoperto innumerevoli cose riguardo a se stesso, il mondo che lo circonda e lo spazio, quell’infinità che circonda ciò che lo circonda, ma certi segreti sono stati a lui sempre ignoti.

Certi particolari, che potrebbero rivoluzionare la visione dell’universo, sono da millenni celati in una navicella color argento che fluttua nel vuoto. Questa navicella era, e forse è ancora, lo strumento più avanzato nella storia dell’umanità, pur essendo nata a seicento anni luce dalla più grande sede di vita umana di tutto l’universo ad oggi conosciuta dalla mia dinastia: la Terra.

Pianeta piccolo, quanto pieno di risorse, la Terra è sempre stato un mito per me e per i miei antenati; leggende e storie narravano che fosse il luogo dove tutto è possibile, dove il livello di progresso è il più sviluppato delle galassie, dopo quello della mia navicella, ma nessuno aveva mai confermato queste storie.

La dinastia di Antareae, nominata secoli orsono custode di un Segreto che potrebbe ribaltare la vita di ogni essere vivente, ha sempre preferito rimanere chiusa in quella cabina dispersa nel nulla.

Tuttavia io, già da tempo, meditavo su come evadere da lì e giungere su quel pianeta tanto narrato.

Quello della dinastia, era un ciclo interminabile di successioni, questioni irrisolte, domande inevase, perché il Segreto andava mantenuto, nessuna scusa.

Con il tempo, però, era diventato un mistero ciò che davvero andava protetto: nessuno si fidava di nessuno e il documento che ne parlava era chiuso e accessibile solo a un membro della famiglia. Mai, ma nessuno, persino io, si era mai avvicinato alla verità. Ora, quale diciassettenne in vena di scoprire nuove cose su se stessa e il suo destino non avrebbe lasciato la navicella per andare a visitare il luogo che avrebbe potuto darle le risposte?

«La Terra non potrà dare alcuna risposta» dirà il lettore, ma è qui che si sbaglia: la Terra, madre di decine di storie, non è un pianeta come gli altri e, secondo Devika, la sottoscritta e la protagonista di questa storia, avrebbe potuto svelarle la risposta che tanto desiderava. Andando indietro nel tempo, nel 5698 d.S., vicino la stella di Antares una giovane erede alla custodia del Segreto cercava un modo per arrivare sulla Terra senza attirare troppo l’attenzione: arrivare su un pianeta con gravità e atmosfera diverse era molto complicato, come lo era far passare inosservata una navicella che cala dal cielo, ma soprattutto trovare la verità.

«Zia Ninive, tu cosa sai del Segreto?» disse quella giovane erede con atteggiamento innocente all’unico membro della famiglia che poteva conoscerlo. Era una donna anziana con i capelli ormai bianchi e con le iridi talmente chiare che a volte sembravano riflettere la luce di Antares. Non vedendo alcuna espressione sul suo viso, Devika si ritrovò a pensare che quella fosse un’impercettibile espressione di approvazione. Ma poi la donna rispose.

«In tanti mi avete fatto la stessa domanda e a te darò la stessa risposta che ho dato a tutti: sì, so qualcosa, ma non ti dirò nulla perché, come tu stessa hai detto, è un Segreto.» Devika, avvilita e sconfitta, tornò in camera sua. Si lasciò cadere sul letto e guardò il soffitto sperando che sua zia cambiasse idea e le raccontasse tutto. Ciò non accadde, ma Devika, guardando la sua camera, ebbe un’intuizione. La Terra era stata per secoli oggetto di racconti per la dinastia quindi, essendo quel Segreto così antico, come poteva non essere collegato al pianeta delle più antiche storie? Si alzò velocemente, si diresse verso la grande libreria in metallo e prese tutti i libri che accennavano alla Terra. All’inizio non notò nulla di particolare, fino a che, a un passo dall’arrendersi, notò che su due libri aperti c’erano delle parole stampate male. Guardò con attenzione e rimase sorpresa nel vedere che le parole erano le stesse. Chiuse la copertina, l’autore era lo stesso per entrambi i libri. Una grande scritta nera recitava «Evren Antareae» e sotto, quasi invisibile, vi era una serie di numeri. Sfogliò di nuovo il libro cercando qualcosa che la aiutasse a capire quei numeri e poi vide un’altra parola stampata male. Prese un foglio e appuntò tutto ciò che aveva notato.

Dimensione

Tirgo Faritac

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Rimase a guardare il foglio con un’espressione interrogativa e dopo qualche ora capì: doveva partire dal nome Tirgo Faritac, un personaggio della fiaba. Le bastarono pochi tentativi per trasformare quello strano nome in crittografia e, quindi, i numeri in lettere fino a trovare «Segreto riguarda». Alla fine, la giovane erede fu soddisfatta nel leggere la frase completa: «Segreto riguarda dimensione».

Sebbene all’inizio volesse, non raccontò nulla a sua zia perché, rigorosa com’era, avrebbe negato tutto e l’avrebbe chiusa in camera.

Capì che quello era il giorno giusto per fuggire: nessuno avrebbe sospettato nulla, neanche sua zia che mai avrebbe immaginato che Devika potesse risolvere la questione, o quasi, in così poco tempo. Quella notte avrebbe raggiunto la Terra, con la navicella secondaria, e a malincuore non avrebbe salutato nessuno.

E così fece. Entrata nella navicella, spinse l’acceleratore e partì. Non si girò per guardare la casa che da poco aveva lasciato dietro di sé, ma guardò le stelle scorrerle accanto.

Ora, non annoierò il lettore con i dettagli del viaggio, ma mi sposterò direttamente all’arrivo della sottoscritta sulla Terra.

In una notte silenziosa, la navicella atterrò su di una distesa d’erba umida di rugiada e lei uscì. Si fermò qualche minuto guardando la luna che la sovrastava; osservando quel pallido disco d’argento, rifletté su quanto l’universo e le stelle sembrassero insignificanti da lì, poi cercò un luogo per la notte. Era stanca, ma non dormì. Guardò la luna per ore, guardò quelle alte torri, che poi avrebbe chiamato alberi, muoversi al vento e guardò esseri viventi a lei un tempo sconosciuti correre.

Il mattino seguente si svegliò di scatto e in un primo momento si spaventò alla vista di una realtà diversa. Dopo pochi istanti però ricordò e si fermò a respirare l’aria fresca della Terra. Percorse sentieri tortuosi finché non cominciò a sentire rumori, grida e vide terrestri che si muovevano frettolosi. Alle porte di quella che un giorno avrebbe chiamato città rimase ferma, quasi sbalordita di tanta vita in pochi metri, e poi entrò nella prima porta che vide. Un profumo nuovo le riempì le narici e una musica allegra la colse, poi notò un ragazzo dietro un bancone. Rimase lì del tempo, guardandosi intorno, e a un certo punto sentì, quasi impercettibile, la voce del ragazzo dietro il bancone.

«Posso aiutarti?»

Girò la testa verso di lui e si avvicinò. Non sapendo come comportarsi, si limitò ad annuire e a pronunciare sillabe sconnesse nel tentativo di chiedere informazioni.

Aveva gli occhi neri e talmente profondi da perdersi al loro interno.

«Ti sei persa? Come ti chiami?» chiese con più insistenza.

«Sono Devika Antareae.»

«Antareae? Un autore famoso si chiama così.»

E a quel punto Devika realizzò: e se fosse stato proprio Evren Antareae? Dopotutto le leggende raccontavano anche di un Antareae scomparso nel nulla. E se fosse stato proprio lui che l’aveva spinta a intraprendere questo illogico viaggio?

«Scusami, come si chiama questo autore?» chiese speranzosa che fosse proprio lui.

«Evren Antareae, mi pare. È un nome un po’ strano.»

Devika non gli diede il tempo di finire che lo inondò di domande.

«Seguimi» le disse il ragazzo, e la portò in una piccola stanza piena di libri di ogni tipo. «Questa è la collezione di mio zio. È un fanatico delle sue storie, anche se non capisco che cosa ci trovi» disse con fare superficiale. «Sai se ce n’è qualcuno che riguarda le dimensioni? Magari qualcuno con una dedica strana o con qualcosa di insolito sulla copertina.»

«Non so, dovresti chiedere a mio zio. È nell’altra stanza.» E, detto ciò, lo chiamò. Si affacciò un uomo alto, con profonde rughe che gli solcavano il viso e un libro in mano. Devika gli chiese ciò che voleva sapere e, dopo qualche attimo di silenzio, lui le indicò uno spesso libro con una copertina blu scuro. Dimensioni di Antares recitava la copertina e, all’interno, «Ai più stravaganti abitanti di Antares che per scoprire se stessi scoprono l’universo» recitava la dedica. Magari lo sapeva, magari sapeva che, un giorno, anche lontano, qualcuno di stravagante avrebbe deciso di lasciare tutto per scoprire di più su se stesso e sull’universo.

«Parla di una famiglia che vive in una navicella vicino Antares che custodisce il Segreto su come attraversare le dimensioni, finché un giorno non è costretta a mostrarlo a tutti e a raggiungere la più strana di esse. In sintesi parla di questo» disse l’uomo, vedendo la ragazza interessata.

«Potrebbe prestarmelo?» L’uomo annuì.

Per giorni lei lesse, esaminò ogni dettaglio e capì. Dopo anni trascorsi a porsi domande su se stessa e su quello che la sua famiglia la costringeva a nascondere, capì e fu bello com’è bella la brezza fresca in un’afosa giornata d’estate per i terrestri.

Oggi, lettore, sono adulta e ho imparato a vivere sulla Terra, tra i terrestri, con Lapse, il ragazzo dietro il bancone, e suo zio, tra gli animali, gli alberi e sotto la luna. Ho imparato a convivere con la consapevolezza di aver abbandonato la mia vecchia vita per scoprire qualcosa che la riguardava e di aver poi deciso di non tornarci più, perché, lettore, la vita sulla Terra è più entusiasmante della vita in una navicella che fluttua nel nulla.

Di quella navicella, ad oggi, non ho notizie: non so se qualcuno ha scoperto il Segreto, non so se mi stanno cercando o se mi hanno mai cercata e non so nemmeno se il mio addio ha scombussolato la vita lì. So solo che qui, sul mio nuovo pianeta, la vita è più bella e più vivace e so che qui resterò. Alla fine ho capito ciò che dovevo nascondere e ho deciso di celarlo anche a me stessa, vivendo come una comune terrestre ma, se il lettore vorrà conoscere il grande Segreto, io, Devika Antareae, discendente di Evren Antareae, sarò lieta di dirvelo.

Il grande Segreto non era altro che il modo per attraversare le dimensioni. Non che sia una cosa da poco, lo riconosco, ma il motivo per cui è vietato divulgarlo è un altro, ed era scritto nel libro. Le dimensioni dello spazio sono un concetto molto complicato. Un uomo può attraversarle, ma deve fare attenzione a non intralciare ogni dimensione che visita: ogni cambiamento, anche se minimo, ne crea altri. E ogni cambiamento influenza l’equilibrio di tutte le dimensioni, perché, sì, lettore, ce ne sono migliaia, se non milioni e ognuna mostra un aspetto diverso della nostra realtà, anche se, chi lo sa: sarà la nostra la vera realtà?

Pubblicato: 18 Maggio 2022
Fascia: 13-15
Commenti
Elisa Fantinel
Storia originale e coinvolgente. Scrittura abile e scorrevole, specialmente per una ragazza di soli tredici anni. Mi è piaciuto molto lo sviluppo della storia, penso avrei apprezzato un intero libro basato sull'idea iniziale :)
23 maggio 2022 • 23:58