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Fantasy
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Fascia 16-19
Il fulmine di Paladinia

«Non lo so Ri, la sacerdotessa del tempio ci ha detto che le stregonerie del fulmine sono proibite, ricordi? Molti stregoni sono stati decapitati per questo.» «Andiamo Hér, siamo figli di re Raum, un giorno governeremo noi su Paladinia, non dare retta alla sacerdotessa, è solo una vecchia babbiona, ora mettiti sta mela sulla testa e non ti muovere a meno che non voglia farti fare saltare la testa». «Er ok tra sin, grum es mah jar!» Le nuvole si aggregarono velocemente, e un fulmine bianco spappolò la mela che stava sulla testa di Hérmes. «Ci sono riuscito!» urlò Rivion mentre saltava dalla gioia.«Avresti potuto uccidermi!» sbraitò Hérmes correndogli dietro. Il cielo tornò sereno, e i due ragazzi, finite le stregonerie, decisero di rientrare a castello passando dalle segrete, poiché ciò che portavano non poteva essere visto, o le loro teste sarebbero rotolate sul patibolo. A Paladinia, come a Mirrah e tutti i regni limitrofi, era severamente proibito l’uso, o anche solo l’apprendimento delle stregonerie del fulmine, dopo che Andromius, un mago molto potente, cercò di distruggere i regni sotto la corona di Mìnn. Andromius fu fermato dalla sacerdotessa Hela, profeta del sole, e successivamente giustiziato. Fu distrutto tutto ciò che riguardasse la stregoneria del fulmine, e uccisi tutti coloro che la praticassero. Solo un libro si salvò. Il libro era custodito nel tempio del dio Hati, dove professava la sacerdotessa, Il grimorio di Dùom era intitolato. I due ragazzini lo rubarono nonostante le avvertenze della sacerdotessa, e lo portarono a castello, per giocarci, incuranti del rischio che stavano correndo. «Hér muoviti, se ci becca qualcuno lo sai che succede, vero?» «Piantala Ri, non mi mettere fretta.» I ragazzi arrivarono alle camere rapidamente, e si chiusero dentro la loro, facendo più silenzio possibile. «Stasera, quando sarà buio, porterò Il grimorio al tempio» bisbigliò Ri, che essendo più grande di due anni, doveva prendersi il rischio della missione. Durante le ore seguenti, non un rumore uscì dalla stanza dei ragazzi, e l’argomento tra i due non fu più toccato.«Mirrah ci sta chiedendo rinforzi per la guerra contro Strigia, il regno confinante a noi; non facendo parte dell’alleanza, deve essere sottomesso e convertito, inviate 100.000 unità all’istante!» Re Raum era pronto a spendere l’impossibile pur di aiutare gli alleati. Erano anni che a cena a palazzo non si parlava d’altro, la guerra. La corona dei Mìnn e i suoi alleati stavano piano piano mettendo in ginocchio il mondo, e Paladinia era una dei suoi confederati più fedeli. Tutti i regni sotto l’alleanza erano governati da Mìnn, un semi-dio dalla forza sovrumana. Rivion era sempre taciturno, a differenza di Hérmes che adorava chiacchierare, e che faceva venire spesso voglia ai servi del castello, di essere stregoni del fulmine. Fuori faceva freddissimo, ed era molto tardi. Rivion stava percorrendo la strada per il tempio passando per i campi, per evitare di incontrare qualcuno. La spada cinta al suo fianco veniva sballottata sulla gamba, a causa dell’andatura rapida del ragazzo, che non aveva in testa nient’altro che il suo letto. Con il braccio sinistro teneva Il grimorio, e con il destro impugnava una candela, per farsi luce nel buio. Arrivato davanti al tempio, optò per entrare dalla finestra, poiché scassinare la porta sarebbe stato troppo difficile e dispendioso. Si arrampicò sulla finestra, tirò fuori il grimaldello, e dopo qualche minuto di concentrazione, finalmente entrò. Il tempio era deserto, e ovviamente completamente buio. Subito si intravedeva la statua gigantesca di Hati, dio del sole, che toccava il tetto del tempio. La statua era circondata da una vasca di sangue offerto in sacrificio, che occupava la stanza centrale del tempio, quella in cui Rivion era sbucato. Rivion percorse silenziosamente il tempio, facendo ben cura a non toccare niente. Dopo aver percorso varie stanze, si ritrovò nella biblioteca e andò a cercare lo scaffale dei libri proibiti. Una volta trovato, Rivion ebbe un attimo di esitazione, quel libro era la cosa più affascinante che avesse mai avuto tra le mani, ma decise comunque di lasciarlo, non voleva fare la fine di Andromius. «Chi diavolo sei, ti ho visto!» Rivion sguainò la spada e la puntò contro una figura incappucciata appoggiata a uno scaffale. «Dimmi chi sei o ti taglio la gola.» Una voce maschile rispose: «Vedo che hai preso in prestito un libro, ma forse non hai capito cosa avevi in mano e lo hai riportato qua». L’uomo si tolse il cappuccio, i capelli unti gli arrivavano fino alle spalle, la dentatura d’oro brillava illuminata dalla luce della candela e aveva un tatuaggio sul collo, un leone. Rivion riconobbe subito quel simbolo, era il leone che avevano tatuati i seguaci di Dùom, stregoni del fulmine. Riconobbe anche il volto, dato che era sulla balconata reale, che dava sulla piazza dove fu giustiziato quell’uomo. «Andromius? Ma non ti avevano decapitato?» Rivion non sapeva bene cosa provare, se paura, ammirazione, o rabbia. «Sono felice di sapere che la corona di Mìnn mi consideri ancora morto, un giorno pagheranno per ciò che hanno fatto.» Rivion abbassò la spada, sapeva che non avrebbe potuto difendersi neanche se avesse lottato con la forza di un’idra. «Perché sei qua?» Rivion era curioso; perché stava parlando con lui? Perché non lo aveva ancora ucciso? Cosa sapeva del libro? Avrebbe voluto fargli mille domande, ma il timore lo faceva desistere dato che si trovava in presenza dell’uomo più pericoloso del regno e non conosceva le sue intenzioni. «Oggi ti ho visto mentre ti esercitavi con il mio libro, sei riuscito a lanciare l’Amium al primo tentativo, roba sbalorditiva per un non-seguace di Dùom.» «Ho controllato più volte il giardino assicurandomi che non ci fosse anima viva, stai mentendo,» Rivion aveva passato un’abbondante mezz’ora a controllare il giardino reale, e ovviamente non aveva trovato nessuno. «Non insegnano niente di stregoneria a voi mocciosetti eh? Esiste una stregoneria che permette di trasformarsi in un qualsiasi essere vivente, ti ho osservato per tutta la durata delle prove sotto forma di corvo, e devo dire che hai talento piccolo delinquente.» Rivion era sbalordito, se lui con così tanta facilità aveva potuto osservarlo, la sacerdotessa Hela avrebbe potuto fare lo stesso e farlo uccidere, però era orgoglioso di ciò, era la prima volta che qualcuno gli faceva i complimenti, a palazzo erano tutti rigidi, e Rivion odiava questo modo di fare. Il ragazzo mai si ricordava nei suoi quindici anni un complimento da parte di un membro della sua famiglia. «Voglio che tu venga con me a Mirrah.» L’affermazione del mago fece calare il silenzio, Rivion era scioccato e incredulo allo stesso tempo. «Io venire con te? Perché mai dovrei farlo?» «Andiamo moccioso, so che sei molto incuriosito dal libro e dalla stregoneria proibita, se vieni con me a Mirrah diventerai uno stregone, e riceverai la protezione dell’ordine dei seguaci di Dùom.» Rivion non sapeva bene cosa fare. Pensò a Hérmes, a suo padre, a Lihana sua adorata mamma. Dopo qualche minuto di esitazione però, accettò. Non voleva passare la sua vita come suo padre, un re infelice e sottomesso, che non pensava ad altro che alla guerra. «Accetto la tua offerta» «Sono due giorni che non si trova mio figlio! Alzate la ricompensa, dieci monete di rame a chiunque lo riporti a palazzo!» Hérmes stava mangiando, ma era in silenzio, cosa bizzarra per uno come lui. L’immagine che aveva visto al mercato la mattina precedente lo ossessionava, il volantino con il nome di suo fratello, perduto. Nessuno sapeva che fine avesse fatto o dove fosse andato. Nessuno tranne lui. Il rimorso lo affliggeva, lo strozzava lasciandolo senza respiro. Doveva fare qualcosa. «Padre sentite, devo parlarvi di una cosa…» Il boia diede un calcio allo sgabello, e il corpo del bambino rimase sospeso in aria. Il sangue scuro scorreva su tutta la corda e gocciolava per terra. I biondi capelli coprivano i suoi occhi e tutta l’incredula piazza osservava in silenzio l’esanime corpo del secondogenito del re. Il sangue reale era nuovo al legno del patibolo, che aveva accolto solo quello di malviventi e contadini innocenti. Dopo le parole di Hérmes, era stata messa una taglia sulla testa di Rivion, 50 monete di rame a chi lo avesse portato a corte vivo, cosicché il traditore del regno potesse essere impiccato. Passarono cinque giorni dalla scomparsa di Rivion, e il protocollo doveva essere messo in atto. Un ospite importante era giunto a Paladinia. Le porte del castello si spalancarono, e seguito da uno squillo di trombe, entrò. Gli stivali in ferro sbattevano pesantemente sul pavimento della sala reale e con il portamento reale avanzava. Le corna lunghe, adornate da due fiocchi rossi, si contorcevano sul suo capo. La bestia era enorme, ricoperta da un’armatura in oro su cui al centro era incisa una corona e le sue iridi color cremisi terrorizzavano chiunque incrociasse per errore il suo sguardo. Nella mano destra impugnava un’enorme ascia bipenne dal color ramato, con chiazze di sangue che sembravano avere più anni della creatura stessa. «Speravo di non dovermi mai recare a Paladinia per queste questioni, sono cinque giorni che non si trova vostro figlio, e conoscete il protocollo dell’alleanza nevvero?» La bestia era di una calma angosciante. Raum e Lihana non riuscivano a proferire parola, terrorizzati dalla belva che avevano davanti. «Neanche dei sottoposti posso fidarmi.» La figura, che era immobile davanti ai reali, scuoteva la testa con aria delusa, serrando sempre più rigidamente l’ascia tra le mani. «Avete deluso me e l’alleanza, perciò il vostro incarico sarà revocato.» Un colpo fulmineo lacerò la gola di Lihana, facendola cadere in ginocchio, mentre il suo sangue sgorgava sui coloriti tappeti reali. Re Raum cadde in ginocchio di fianco al corpo di sua moglie. Se davvero l’avesse amata o fosse stato obbligato a sposarla non ci è dato saperlo. Egli alzò lo sguardo verso l’alto con le lacrime agli occhi, ma non fece in tempo a formulare un pensiero, che un fendente orizzontale, gli separò la testa dal collo. Il capo del re rotolò sul marmo, lasciando una scia di sangue nobile a ritroso, a differenza del sangue campagnolo sparso sui tappeti reali. «Ripulite sta roba, ora governo io qua.» Rivion serrava tremando la spada tra le mani con la punta rivolta verso il suo stomaco. Egli singhiozzava mentre le sue lacrime gocciolavano sul pavimento. Aveva saputo della morte di suo fratello e poi dei suoi genitori. Le sue scelte avevano portato a un massacro, la sua intera famiglia era stata sterminata per colpa sua. Dopo un attimo di esitazione, Rivion spinse la spada nel suo stomaco, stramazzando al suolo.

Pubblicato: 18 Maggio 2022
Fascia: 16-19
Commenti
Aurora Contini
Un racconto fantasy che riesce a coinvolgere il lettore dalle prime righe. Ho apprezzato particolarmente la presenza di descrizioni semplici e chiare che rendono il racconto snello e agile.
22 maggio 2022 • 01:35
Chiara Finotto
Personalmente apprezzo molto i racconti con il finale tragico. Dunque ho apprezzato molto questo testo. Fatico ad associare i nomi ai personaggi ma per il resto mi è piaciuto fin dall’inizio. Da consigliare!
20 maggio 2022 • 19:58