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Il colpo perfetto

Una ragazza sta leggendo un libro seduta accanto alla finestra. La storia la prende tanto che non riesce a staccare gli occhi dalle pagine. Mentre segue con attenzione la vicenda che assorbe tutta la sua attenzione, sente un improvviso rumore che sale dalla strada. Sarà stato un incidente, si dice. E riprende a leggere. Ma subito dopo ecco un altro colpo. Il vetro della finestra trema. Perfino il libro trema fra le sue mani. Ma lei non vuole a nessun costo staccarsi dalla pagina. Che mi importa di quello che succede in strada!, si dice. Al terzo colpo però è la casa intera che si scuote e traballa. E lei non può fare a meno di alzarsi e avvicinare la faccia al vetro. Quello che vede le fa cadere il libro dalle mani…

E…? Cosa potrebbe succedere? Attacco alieno? O mi butto su un poliziesco? Un omicidio, un mistero irrisolto…

Il blocco dello scrittore andrebbe rivalutato: miete vittime con una facilità pari a quella di un’infezione virale.

Metto a fuoco il foglio bianco davanti ai miei occhi: parole che si nascondono ai bordi della pagina, idee che danzano sulla scrivania ma che non raggiungono la penna.

Credo che la capacità di uno scrittore risieda nel saper comunicare con la propria mano. Una forma più evoluta di coordinazione oculo-manuale, solo che in questo caso l’occhio è quello della mente.

Le idee arrivano come fulmini e, altrettanto velocemente, se ne vanno. Bisogna armarsi di retino ed essere pronti, più veloci di loro.

Scavo nella memoria in cerca di un qualsiasi accaduto personale su cui costruire una storia, ma niente.

Guardo l’orologio, sono già le otto di sera. Strano che non abbia ricevuto chiamate da Ambra, il mio capo, nell’ultima mezz’ora.

Lavoro nella redazione di un giornale settimanale, ma mi piace pensare di essere quasi come una scrittrice. Appena usciti dall’università, quando finalmente si passa dal trascinare pesanti libri all’impugnare le redini della propria vita, si hanno molti progetti. E diciamoci la verità, la maggior parte di essi comprendono la vincita di un Oscar o di un premio Nobel. Ma quello che nessuno insegna è che bisogna fare il proprio meglio con ciò che si ha. Avrei voluto scrivere libri, far sognare generazioni con i miei scritti, essere da modello per chi non è ancora sicuro della strada da intraprendere. Poi ho trovato un posto in redazione. Un posto sicuro, con tredicesima e tutto il resto, e in più potevo fare ciò che avevo sempre sognato, solo in forma ridotta. Darwin ha detto di adattarsi, e io mi sono adattata.

Ho cominciato scrivendo articoli comici, arrivando anche a difendere i diritti di un signore che pretendeva di sposare il proprio cuscino, ma pian piano mi sono guadagnata uno spazio tutto mio. Avendo più libertà, mi sono buttata su racconti introspettivi e brevi storie inventate che potessero in qualche modo diffondere pillole di saggezza subliminali, in modo da poter fare, in piccolo, ciò che mi ero sempre prefissata.

Peccato che ora mi ritrovi su una scrivania consunta dal tempo a fissare il vuoto in attesa di una folgorazione divina.

A essere sincera me lo sarei dovuta aspettare. Dopo cinque anni di subordinazione si dovrebbe essere in grado di capire quali sono i segnali che mettono in guardia circa lo stato emotivo del proprio datore di lavoro. E occhi dilatati, fiato corto ed espressione da schizofrenica sotto effetto di eccitanti possono indicare solo una cosa: Ambra ha avuto un’altra delle sue “geniali” idee.

Non mi sarei dovuta sorprendere quindi, quando, entrata in ufficio pochi giorni fa, ha lanciato la “proposta del secolo”. Che poi, considerato l’alto rischio di linciaggio in caso di obiezione, reputo curiosa la scelta del termine.

A quanto pare, abbiamo bisogno di stimoli, di nuove emozioni. Abbiamo bisogno di una sfida. E non potrei essere più d’accordo, se solo questo non mettesse a repentaglio la mia carriera.

Per dare un po’ di effervescenza alla nostra vita povera di bollicine, Ambra ha promosso un concorso di editoria, in cooperazione con un suo stimato amico editore. Molti dipendenti di diverse redazioni sono invitati a partecipare, e il miglior racconto otterrà un premio. Un’occasione unica, un biglietto che potrebbe aprire le porte del mondo della scrittura.

Esistono persone che giocano per giocare, quelli che “l’importante è partecipare”; altre che giocano per combattere e superare i propri limiti; altre che, invece, giocano per vincere ma che in caso di sconfitta si buttano a capofitto in una nuova sfida senza troppi problemi. E poi esiste Ambra. Il suo motto è: «Pensa al tuo stipendio. E ora pensa che se non sfornerai qualcosa di decente verranno presi seri provvedimenti». Lei la chiama motivazione psicologica. Io lo chiamo ricatto.

Ma quindi, caro foglio bianco, perché non ti scrivi da solo? Qualche schizzo di inchiostro qua e là e mi risolveresti il problema.

Ho sempre amato scrivere, ma sapere che questo racconto potrebbe far decollare la mia carriera ma anche farla precipitare in un mare di rimproveri disciplinari, non mi mette nello stato d’animo adatto. E, come se non bastasse, mi devo attenere a una traccia. La mia storia deve obbligatoriamente cominciare con quella ragazza che legge un libro e che improvvisamente sente rumori misteriosi provenire dalla strada.

Tutto questo non ha senso. Ho passato una vita ferma, bloccata da porte invisibili, ad accontentarmi pur di fare qualcosa che somigliasse anche vagamente alla scrittura e ora che ho la possibilità di fare veramente qualcosa, di avvicinarmi al mondo che ho da sempre sbirciato dal buco della serratura, sono bloccata.

È buffo il destino. Ti dà esattamente ciò che vuoi, ma nel momento sbagliato. E sotto forma sbagliata. E probabilmente non era esattamente ciò che volevi, ma più o meno. Ok, diciamo che per ottenere un risultato bisogna cavarsela da soli, che ad aspettare un segnale dall’universo se ne perdono di più concreti.

Continuo a scavare nella memoria, in cerca di un piccolo spunto, ma tutto ciò a cui riesco a pensare è un modo per sotterrarmi.

Su, niente panico. Non perdiamoci d’animo. Chi scrive sa che le intuizioni più geniali vengono quando meno ce le si aspetta. Bisogna solo pazientare. D’altra parte, se avessi avuto un animo così misurato, sarei andata ad insegnare yoga.

Mi alzo di scatto e comincio freneticamente a setacciare la quantità industriale di libri riposti negli scaffali della libreria.

Un piccolo spunto. Mi serve solo un piccolo spunto. Un piccolissimo barlume di speranza che non mi faccia cadere nella depressione più totale. Quello che cerco sono indicazioni, il sentiero lo costruisco da me. Devo solo trovarlo.

Dovrebbe esistere un servizio di consulenza per scrittori in panne. Un manuale, un sito internet. O ancora meglio: un distributore di idee agli angoli delle strade. Sarebbe l’invenzione del secolo.

Concentrazione. A cosa potrebbero dare inizio tre colpi provenienti dalla strada? Scartiamo i romanzi rosa, l’amore è sopravvalutato. Urban fantasy? Humour? Thriller? Sparatorie e bombe atomiche?

Perché sono sempre ferma al punto di partenza? Mi guardo intorno, sconsolata. Di questo passo, non arriverò da nessuna parte. Be’, almeno potrò dire di aver risparmiato sulla carta… No, non ci si arrende così. Se mi butto giù in questo modo ora, come farò anche solo a prendere in considerazione l’idea di dover affrontare Ambra? Un brivido mi corre lungo la schiena al solo pensiero.

Libreria, ti prego, aiutami tu. Prometto che ti spolvererò sempre e che avviterò meglio quelle mensole, prima o poi.

Vengo subito attratta da Freud. Mi sembra di vederlo osservarmi dalla copertina rigida con espressione impietosita. Forse ho davvero bisogno di un po’ di psicoanalisi.

Faccio scorrere velocemente lo sguardo sui titoli. Mitologia greca. Interessante. Potrei prendere spunto da un mito. In fondo, quanti autori hanno basato le proprie opere su storie inventate per spiegare l’inspiegabile? Non sarò di certo l’unica.

Perfetto, è deciso. Ora devo solo armarmi di pazienza e sfogliare i dodici chili di pagine che ho in grembo. Niente più distrazioni.

Non faccio in tempo neanche a finire di formulare il pensiero che sento un boato provenire dalla strada. Non distrarti, continua a sfogliare. Sarà stato un tifoso soddisfatto dalla prestazione della propria squadra.

Un secondo boato. Su, niente di inusuale, sarà stato un bambino che ha appena realizzato di non aver finito la scorta di botti comprati per Capodanno. Continua a leggere, e stavolta sul serio!

Un terzo boato. E per di più, trasalendo, mi è anche caduto il libro sul piede. Ora basta, chiunque sia, la deve smettere! C’è chi è nel bel mezzo di una crisi esistenziale!

Mi affaccio alla finestra, pronta a riversare una fiumana di invettive contro la causa di questo fracasso.

Quello che vedo, però, mi lascia senza parole. E, improvvisamente, ecco che si accende la lampadina.

Ho trovato la mia storia.

Pubblicato: 1 Giugno 2021
Fascia: 19+
Commenti
Roberta Novelli
Qualche imprecisione nella punteggiatura, per il resto la trama è carina e la sottile ironia che percorre il racconto è molto coinvolgente.
23 maggio 2022 • 22:43