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Fantascienza
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Fascia 16-19
Il bimbo di Neanderthal

Come era potuto succedere?
Luca uscì dalla sala operatoria madido di sudore, il battito accelerato.
Aveva ancora la testa annebbiata dalle parole del medico: «Non sappiamo cosa sia andato storto».
Neppure lui e sua moglie lo sapevano: avevano fatto qualsiasi cosa per prevenire ogni inconveniente; Barbara aveva evitato prosciutto e sushi per nove lunghi mesi, l’insalata veniva disinfettata attentamente, avevano frequentato corsi preparto, parlato con maestri yoga che lavoravano con donne in dolce attesa e investito centinaia di euro in libri che vantavano di possedere ogni tipo di verità assoluta sulla preparazione al parto.
Eppure ora Luca era padre.
E suo figlio non sapeva leggere nel pensiero.
Erano le 5.26 di mattina del 25 maggio 2195 in un’anonima cittadina nel Lazio; la coppia di quasi genitori si era recata piena di eccitazione ma ancora un po’ assonnata nell’ospedale più vicino subito in seguito alla rottura delle acque, e ora il mondo era crollato.

Come era potuto succedere?
Ormai ogni singolo umano sulla faccia della terra era in grado di leggere nel pensiero.
La mutazione genetica era avvenuta gradualmente, senza prendere alla sprovvista nessuno. I primi segni si erano cominciati a percepire con una strana sintonia tra gruppi di persone. Amici finivano le frasi reciproche come mai prima d’ora, coppie di fidanzati sembravano in simbiosi, la gente litigava meno in strada per fraintendimenti.
In seguito iniziarono le strane sensazioni, i sesti sensi inspiegabili che sembravano suggerire lo stato d’animo e il flusso di pensiero delle persone circostanti, che ben presto però si trasformarono in parole sussurrate da una voce sconosciuta. Le parole divennero frasi, le frasi periodi e i periodi interi discorsi, finché ben presto non ci si rese conto di possedere la telepatia.
Ciò che per secoli centinaia di fanatici della materia avevano provato a fare (vedendo il succedersi tra alchimisti, sciamani, guru e chiromanti) era accaduto naturalmente, e ora la razza umana sembrava essere entrata in una nuova fase evolutiva.
Scienziati da tutto il mondo si erano riuniti più volte alla ricerca della causa scatenante del fenomeno ma, nonostante ora il nuovo «super-potere» aiutasse notevolmente la ricerca, non si era arrivato a nulla se non a una teoria su una sconosciuta pandemia che avesse portato una mutazione genetica posteriore alla contrazione del virus, e che poi questa mutazione, essendo presente in quasi la totalità della popolazione mondiale, fosse stata trasmessa e «migliorata» di generazione in generazione.
Ormai era circa un secolo che non si vedeva un caso di assenza di abilità di mentalizzazione.
Eppure il medico era stato chiaro e l’elettroencefalogramma cristallino. Il bambino non era, e non sarebbe mai stato, in grado di leggere nel pensiero.

Il neo padre, sprofondato nello sconforto, ora si stava reggendo la testa tra le mani cercando di riprendersi. Consapevole del fatto che a breve sarebbe dovuto rientrare in quella stanza sterile che sembrava però aver infettato la sua vita per sempre, e che avrebbe dovuto fare ciò fingendo di essere forte, in modo da poter offrire conforto e sicurezza a sua moglie.
Non era reale. Non poteva essere reale.
Erano queste le frasi che Luca continuava a ripetersi come fossero dei mantra di protezione. A breve sicuramente si sarebbe svegliato rendendosi conto d’aver bevuto un digestivo di troppo la sera prima, e sarebbe stato pronto, anche se un po’ scombussolato, ad affrontare un altro noiosissimo martedì mattina.
Eppure contava le sue dita ed erano dieci, riusciva a leggere con chiarezza i titoli dalle riviste di fronte a lui e l’orologio segnava un orario ben preciso (aveva imparato queste tecniche da uno dei guru spirituali durante il corso intrapreso con la moglie, e di solito lo aiutavano nel riuscire a rendersi conto di star sognando per poi entrare nella fase del sogno lucido).
Cominciò a perdersi nei propri pensieri: come sarebbe andata la vita di suo figlio d’ora in poi? Lui e Barbara avrebbero dovuto avvertire qualcuno? Le autorità? La stampa? Sarebbero mai stati in grado di dare al proprio figlio una vita felice? Se avessero avuto la possibilità di scoprire questa anomalia durante la gravidanza, avrebbero forse scelto di intraprendere un aborto?
L’ultima domanda gli rimbombò in testa, e produsse un’eco capace di scuotergli le interiora.
Erano anni che i due cercavano il concepimento, e questa, a causa dell’avanzamento di età di entrambi, sembrava essere stata la loro unica occasione.
Il piccolo, il cui nome ancora non era stato deciso con sicurezza, così tanto cercato e desiderato, ora sembrava quasi un peso.
Creatura non riconosciuta, ora occupava il posto dei gattini malati che vengono lasciati morire dalla madre in nome dell’evoluzione della specie.
Istinti questi, che gli umani cercano di allontanare sentendosi superiori allo stato di animali, ma che si ripresentano nei momenti di maggiore dolore. Ora Luca comprendeva, la mamma gatta non gli sembrava più uno spietato assassino, e per questo egli si odiava.
Cercò di distrarsi da discorsi troppo astratti e che lo rimpicciolivano sempre di più, e si interrogò su quali sarebbero state le conseguenze più immediate.
Questa creatura che ora quasi gli faceva strano considerare come proprio figlio avrebbe cominciato più tardi a parlare, sarebbe stato preso di mira dai compagni di scuola, avrebbe adottato usanze barbare risalenti al periodo pre-telepatico, come quella del chiedere opinioni a qualcuno, non sarebbe stato protetto da inganni e maldicenze, avrebbe avuto vita sociale, sentimentale e carriera distrutte.
Ormai esistevano protesi di ogni tipo, migliorate con le nuove tecnologie, che rendevano qualsiasi disabilità fisica trascurabile; le neuroscienze avevano fatto passi da gigante negli ultimi anni, e anche gli impedimenti mentali stavano diventando sempre meno rilevanti; questo problema però era irrisolvibile.
Lentamente tutte le preoccupazioni andarono a raggrupparsi nella parte frontale della mente, trasformandosi in soluzione salina che presto cominciò a scendere copiosa sul volto.
La sua vita era stata fantastica, non avrebbe mai voluto vedere un bambino crescere privato dalla capacità telepatica.
Non avrebbe potuto ridere con i propri piccoli amici senza neanche dire una parola; non sarebbe potuto andare al ristorante e ordinare unicamente con uno scambio di sguardi col cameriere dall’altra parte della sala; non avrebbe saputo distinguere immediatamente chi fosse dotato di buone intenzioni da chi invece avesse voluto fargli del male.
E ancora: non avrebbe sentito i pensieri dei suoi compagni di classe che lo deridevano; sarebbe stato immune alle maldicenze della gente in strada; non avrebbe sofferto di costanti emicranie come ormai succedeva a tutta la popolazione; non avrebbe deciso di rimanere a casa la maggior parte del tempo pur di non venire sopraffatto da mille voci che gli spegnevano i pensieri.
Luca spalancò gli occhi di colpo: effettivamente non gli capitava di avere un flusso di pensieri così indisturbato da… mesi? Anni?
Era costantemente circondato da persone, anche quando esse non si trovavano nel suo raggio visivo. C’era sempre una madre preoccupata per il proprio figlio nella stanza accanto, mentre passeggiava veniva disturbato dal vociare costante di qualche impresario che rifletteva su quale strategia economica avrebbe potuto seguire quel mese, oppure da una famigliola che rivedeva mentalmente la propria lista della spesa.
C’era voluta una tragedia, e il trovarsi completamente solo su una sedia in plastica dura appena fuori da una sala parto, per permettergli di pensare.
Semplicemente pensare.
Ne aveva spesso sentito parlare, di questo pensare indisturbato, ma non lo aveva mai compreso appieno.
Lo aveva ricercato nei testi di poeti antichi, i quali scrivevano di siepi che davano slancio all’immaginazione e campi sterminati che sembravano ascoltare e dare conforto, ma ogni suo piccolo viaggio all’interno della mente veniva quasi immediatamente interrotto da qualche interferenza di onde elettromagnetiche provenienti da un cervello estraneo.
Si era rassegnato ormai (lui come quasi ogni altro uomo sulla terra), e aveva semplicemente cercato di convincersi che questo dolce «rimembrare» e meditare fosse sopravvalutato, e l’aveva grossolanamente ridotto a sintomo di una mente inferiore, non evoluta.
L’aveva rinnegato e sminuito come tutti fanno con ciò che tanto agognano pur consapevoli di non poterlo raggiungere.
Invece suo figlio ne avrebbe avuto un assaggio. Anzi, ne avrebbe proprio potuto godere totalmente. Sarebbe diventato l’unico al mondo in grado di riflettere indisturbato, perdersi nei propri pensieri.
La sua mancanza sarebbe diventata la più avanzata delle sue abilità.
Forse davvero non tutti i mali vengono per nuocere.
Luca non poté fare altro che stupirsi del cambiamento radicale che le proprie idee avevano intrapreso negli ultimi… Diede una rapida occhiata al suo orologio, ora erano le 5.32. Sei minuti? Possibile? Dovette riconoscere che questo strano pensare aveva una forza e una potenza mai sperimentate prima.
Era cambiato per sempre e l’aveva fatto stando fermo.
Si promise di dare solo una fugace occhiata al telegiornale lasciato scorrere distrattamente sulla Tv della sala d’attesa privato dell’audio, prima di rientrare e dare le buone notizie a Barbara.
Accadde l’incredibile: il servizio trasmesso in quel momento era l’unico argomento dell’intera trasmissione, e parlava proprio di una serie di casi inspiegabili, verificatisi in tutto il mondo a partire dalle due del mattino dello stesso giorno, di bimbi nati senza capacità mentaliste, definiti ironicamente dalla coda che scorreva al di sotto del volto del presentatore «bimbi di Neanderthal». La notizia veniva presentata come una tragedia, ma il neo papà non riuscì a trattenere un sorriso.
Con calma quasi flemmatica si alzò, giunse di fronte alla porta dalla quale era sembrato scappare poco prima, mise la mano sulla maniglia e lasciò che la luce fredda dei neon della sala parto gli inondasse gli occhi.
«Siamo tra i genitori più fortunati al mondo» disse alla moglie con le lacrime agli occhi.

Primo Classificato 2022
Pubblicato: 24 Maggio 2022
Fascia: 16-19
Commenti
Pietro Pozzoni
Il pensiero è il più bel dono che possiamo avere: è personale, unico e ci permette di definirci come uomini. Questo racconto ce lo ricorda: non serve conoscere i pensieri di qualcuno per essere felici, basta trovare un modo per pensare senza troppe distrazioni. Pensare è un dono, ma il pensiero autonomo è una benedizione.
08 giugno 2022 • 18:31