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Romance
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Fascia 16-19
Due suoni intermittenti

Era il 22 dicembre e dopo quella giornata avrei finalmente avuto due settimane di vacanza per riposarmi e mettermi in pari con gli appunti delle varie materie.

Scrivevo svogliatamente mentre ascoltavo la professoressa che spiegava l’argomento nuovo per portarsi avanti con il programma. L’ora che mostrava il display del banco sembrava non voler cambiare. Con una mano prendevo appunti sul mio IPad mentre l’altro braccio stava steso e fungeva da cuscino per la mia testa.

Non volevo stare in quel posto ancora per molto, la mia mente stava proprio altrove: viaggiava e finiva su tutto tranne che su di me che stavo a scuola, scrivevo e ascoltavo. Con la coda dell’occhio notai che fuori aveva cominciato a nevicare e involontariamente la mia mente andò a posarsi su quel ragazzo che circa una decina di anni fa mi aveva avvolta nella sua calda sciarpa rossa. Ogni volta che ci pensavo, mi mancava sempre di più. Da bambini eravamo migliori amici, nonché vicini di casa; passavamo interi pomeriggi a giocare e scherzare. Ma poi si era dovuto trasferire e da quel momento avevo cominciato a sentirlo sempre meno.

La neve cadeva silenziosa e indisturbata, proprio come stava procedendo quella mattina in aula: silenziosa e indisturbata. A quanto pare tutti avevano qualcosa a cui pensare e questo mi faceva sentire più tranquilla; persino la mia mano aveva deciso di rifiutarsi di continuare a prendere appunti e si era messa a giocherellare con la penna mentre continuavo a guardare i fiocchi di neve cadere giù.

Ad un tratto tutti i display dei banchi si illuminarono e poi si spensero, facendo piombare tutti quanti in classe. Per un attimo ci fu solo silenzio mentre un secondo dopo si levò un grande grido di gioia da parte di tutti gli studenti. Significava solo una cosa: la scuola era finalmente finita ed erano cominciate le vacanze natalizie.

Con tutta la calma del mondo feci il mio zaino, indossai il giubbino e avvolsi il collo in una sciarpa rossa e morbida. Era la sciarpa che mi aveva regalato, non l’avevo mai messa da parte e mai l’avevo persa. Averla sempre con me mi faceva sentire più vicina a lui nonostante tutti i chilometri che ci separavano. Mentre gli altri si fiondavano a tutta gioia fuori dall’istituto, io camminavo calma. Non avevo nulla di particolare da festeggiare, anzi dovevo persino sbrigarmi a tornare a casa e preparare la valigia perché, come da tradizione, la mia famiglia trascorreva queste due settimane in montagna insieme a lui e la sua famiglia, i Castellani.

Osservavo i miei stivali affondare nella neve mentre percorrevo la stradina per arrivare a casa. Tirai su il tessuto della sciarpa fin sopra il naso per sentire meno freddo e misi le mani in tasca. Nelle mie orecchie risuonavano le note di una canzone di Avril Lavigne, la cantante che più preferivo ascoltare in quel momento. E proprio sulle note di Fall To Pieces, alzai lo sguardo e la mia mente creò istantaneamente la sua immagine che mi sorrideva e mi abbracciava. Mi mancava come l’aria ma dovevo essere forte e resistere ancora un pomeriggio e il giorno dopo finalmente l’avrei avuto di nuovo vicino.

Le mie grandi cuffie emisero due suoni intermittenti. Avevo appena ricevuto un messaggio. Estrassi il telefono dalla tasca del giubbino e ne lessi il contenuto: erano poche parole ma riuscirono a farmi sorridere.

«Va bene».

Risposi ed entrai in casa. Al suo interno c’era un piacevole tepore che mi aveva convinta a togliere il giubbino e la sciarpa. Sapevo che sul mio viso c’era un sorriso che non aveva voglia di scomparire e io stessa non volevo che svanisse.

Finii di mangiare in fretta e corsi in camera a prepararmi. Sapevo che in sua presenza non ne avevo bisogno, ma quella volta sentii che dovevo far vedere che stavo bene e che ero felice; sentivo il bisogno di dover nascondere il senso della sua mancanza che mi creava. Andai davanti allo specchio e mi feci un’alta coda di cavallo e poi sistemai i vestiti che si erano leggermente stropicciati.

Di nuovo due suoni intermittenti ma questa volta seguiti da altri due suoni intermittenti. Era lui. Corsi dal mio telefono ad accettare la chiamata che stava arrivando e subito lo schermo del cellulare emise una luce blu e poi comparve la sua immagine sorridente. Ebbi l’istinto di correre da lui ed abbracciarlo, prendergli la mano e stringerla forte per eliminare ancora di più la distanza che ci separava, ma non potei farlo: la sua era solo una riproduzione artificiale e, se l’avessi fatto, la sua immagine avrebbe trapassato il mio corpo.

Passammo circa due ore a chiacchierare e a fantasticare su come sarebbero state le due settimane che ci aspettavano. Mi sentivo bene in sua presenza e sentivo che ogni preoccupazione, la stanchezza e lo stress svanivano; speravo che quel momento potesse durare in eterno. Poi dovette riagganciare perché aveva l’allenamento di pallavolo e io mi misi a preparare la valigia, il giorno dopo sarei dovuta partire all’alba.

Dopo ore e ore di viaggio, finalmente la villa che prima non era altro che un piccolo puntino, si presentò in tutta la sua grandezza. Notai che, a fianco all’auto dei miei genitori, ce n’era una nera, segno che lui e la sua famiglia erano già arrivati.

Proprio quando cercavo di trascinare le mie valigie dentro la villa, ecco, lo vidi e il mio cuore fece un tuffo. Era lui ed era di fronte a me. Mi stava sorridendo mentre si avvicinava per prendere i miei bagagli e portarli dentro la villa. Aveva ancora il giubbino addosso, probabilmente era anche lui arrivato da poco. Corsi ad abbracciarlo e lo strinsi forte a me, come se avessi paura che potesse scomparire da un momento all’altro. Dopo infiniti mesi, finalmente potevo risentire il suo calore, rivedere dal vivo il suo sorriso smagliante e quel luccichio che emettevano i suoi occhi ogni volta che ci guardavamo.

La vigilia, Natale e Santo Stefano passarono velocemente e in poco tempo era arrivato Capodanno, uno dei tanti giorni che preferivo di più, dove si salutava l’anno appena trascorso e si dava il benvenuto a quello che era appena arrivato. Stavo seduta vicino al camino mentre bevevo una cioccolata calda e guardavo la televisione quando sentii il conto alla rovescia gridato dalle due famiglie. Feci appena in tempo ad andare sul balcone che cominciarono i fuochi d’artificio. Era uno spettacolo mozzafiato per i miei occhi, adoravo questo giorno anche per questo motivo.

«Finalmente ti ho trovata», sussultai quando sentii la sua voce, pensavo stesse festeggiando in sala insieme ai suoi genitori e sua sorella minore.
Con un pizzico di ironia gli risposi «Congratulazioni!» e tornai ad osservare il magnifico panorama. Silenziosamente venne vicino a me e si appoggiò alla ringhiera osservando anche lui i fuochi d’artificio.

«Felice anno nuovo!» dissi senza accorgermene. Fu sorpreso dalla mia esclamazione e vidi sul suo viso un piccolo sorriso con cui mi augurò anche lui un felice anno nuovo.

«Hai già idea con chi lo passerai?» chiese e io ci pensai un attimo su. “Ovviamente con te!” affermò la mia coscienza e nel più profondo avrei veramente voluto passarlo insieme a lui e averlo vicino per sempre. Scossi la testa e dissi di no.

«Tu invece? Hai già qualche idea con chi lo passerai?» gli chiesi guardandolo negli occhi. Seguì un attimo di silenzio e poi scosse anche lui la testa. La conversazione finì lì, nessuno dei due aprì più bocca per dire qualcosa mentre guardavamo gli ultimi fuochi nel modo più silenzioso possibile.

Passarono altri giorni ma la mia mente rimaneva ferma a quella domanda: “Hai già in mente con chi passerai quest’anno?” e la mia risposta era sempre lui, il ragazzo che mi aveva regalato quella sciarpa quando eravamo ancora bambini; colui che riusciva sempre a ritagliarsi un piccolo momento per stare insieme a me. Lui che era sempre pronto a sorridermi e ad aiutarmi.

Eravamo entrambi seduti sul mio letto e come al solito stavamo chiacchierando e scherzando, vederlo sorridere così genuinamente mi faceva sentire felice e di conseguenza sorridevo anch’io. Quel sorriso mi piaceva davvero tanto e mi sentivo onorata che sorridesse proprio a me. Istintivamente le mie mani andarono a prendere il suo viso, avvicinandolo al mio, e appoggiai delicatamente le mie labbra sulle sue. Quando percepì la presenza delle mie labbra sulle sue, aprì gli occhi «Aspettavo da tempo questo momento» e rispose al bacio.

Ci staccammo. Presi qualche secondo per rimettere a posto tutti i miei pensieri e le emozioni. Poi gli confidai quello che sentivo per lui, che volevo stargli sempre vicina, aiutarlo in qualsiasi momento. Dissi che mai l’avrei abbandonato, per nessun motivo.

«Confesso che era già da qualche tempo che sentivo attrazione per te e non sopportavo più tutta quella distanza che ci separava…però ora sono qua e voglio esserci, sempre» concluse appoggiando nuovamente le sue labbra sulle mie.

A pochi giorni da quella sera io e Flavio decidemmo di condividere la nostra vita. La cosa poteva sembrare difficile, forse quasi impossibile, ma io credevo in noi, credevo nell’amore che condividevamo. Ed ero sicura che, nonostante tutto, saremmo riusciti a tenerci in contatto, a vederci e condividere i momenti più felici di ognuno di noi.

Due suoni intermittenti. Presi il telefono in mano per vedere chi mi stesse scrivendo e sorrisi. Lo amavo.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 12 Febbraio 2024
Fascia: 16-19
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