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Fascia 16-19
Droga

E se mi stessi innamorando io questa volta? Impossibile, non fa per me. Ma se fosse così?

Sento spesso il bisogno fisico di starle vicino, come un magnete attratto dal ferro. Parlare insieme a lei mi provoca l’irrefrenabile desiderio di guardare le sue labbra cercando di memorizzarne ogni dettaglio e tutte le volte che lo faccio mi sorge spontaneo domandarmi che effetto avrebbero su di me se le toccassi, che sensazioni proverei se le sfiorassi anche per un solo istante. Penso a lei continuamente e trovo terribilmente frustrante non sapere se è reciproco.

Il contatto fisico è sempre stato superfluo per me, quasi ne sono spaventato; per lei è fondamentale. Quelle poche volte che mi ha toccato non sono riuscito a ritrarre la mano. L’amore non è compatibile con la mia persona: non mi interessa il pensiero altrui, non mi interessano le emozioni altrui e soprattutto non mi interessano le persone: di parlarci, di scriverci, di chiamarle. Non mi preoccupo di loro né per loro. Insomma sono quella persona comunemente nota come “menefreghista più totale”.

In effetti, di primo acchito, poche persone si avvicinano a me, pochi sono incuriositi e mi è sempre piaciuto così. Ma con lei è diverso. Ho bisogno di veder comparire una sua notifica sul telefono. Una dannata ora e sento la sua mancanza. Di una sola cosa si ha bisogno tanto quanto io ho bisogno di lei: la droga. Le fugaci attenzioni che mi dà quella donna sono piccole quantità della mia droga preferita. Minuscole dosi che mi tengono costantemente sull’orlo di un precipizio. La sua voce ha la stessa armoniosa risonanza di una sinfonia di Mozart e, un po’ come quando si ascolta una canzone per la prima volta, mi è rimasta inequivocabilmente incastrata nella testa sottraendomi la possibilità di concentrarmi su qualsiasi altro banale argomento. La sua risata mi procura benessere e un senso di soddisfazione e pienezza interiore. Sarei in grado di adottare qualsiasi metodo pur di farla continuare a ridere. Tuttavia, ho paura di starle addosso, di farla sentire oppressa con i miei comportamenti disperati e bisognosi, di soffocarla. Ho il terrore di fare qualcosa di sbagliato per cui potrebbe allontanarsi da me.

I suoi occhi sono limpidi ma così profondi che smarrisco me stesso ogni volta che li incontro. La sua presenza è vitale come quella del sole. La sua innocenza stuzzica la mia fantasia in modi poco appropriati. Non mi era mai capitato di sentirmi tanto attratto da una persona. Quello sguardo complice, quel sorriso che scioglierebbe persino il polo sud, quel suo essere insostituibile. Quel suo classico stare sulla difensiva che la rende protettiva verso le altre persone. Mi concede piccole attenzioni che non ho mai ricevuto da nessuno in vita mia. E che non ho mai desiderato ricevere, d’altronde. Mi è sempre bastato quello che ricevevo, cioè niente. Anzi, essere invisibile è sempre stata la mia massima priorità, perché non mi potevo aspettare che qualcuno mi vedesse, ma lei sembra vedermi. Ho sempre pensato che nessuno avrebbe mai potuto vedere il sottile bagliore che ho sepolto così in profondità dentro di me, ma lei sa che c’è.

Tra le altre cose ho anche paura di perderla, che da un momento all’altro possa rendersi conto che non valgo tanto quanto lei. Per questo motivo cerco di godere di ogni singolo istante nel modo più intenso possibile, come se potesse essere l’ultimo che passo con lei. Quando la vedo provo sollievo. E il suo corpo… dopo averla vista per la prima volta ho capito che in realtà Dio è una Dea. Ed è lei. Rimango folgorato ogni volta che si prova un vestito. Un seno perfetto, glutei alti e sodi e dei fianchi che una modella potrebbe solamente invidiarle. Insomma, curve di una Venere. Mi sorprendo spesso a pensare a quanto si adatterebbero bene alle mie mani o al mio petto. Quando passiamo quel poco tempo insieme non ho bisogno di controllare il telefono né l’orologio perché l’unica cosa che desidero guardare è lei.

Torno a casa e spero che mi abbia inviato un messaggio. Vorrei che stesse sempre vicino a me, così potrei tenerla al sicuro e dirle che non la lascerei in cambio di niente e nessuno. Vorrei accarezzarle i capelli, stringerle la mano, ascoltare il battito del suo cuore, perdermi per sempre in lei. Non potrei pensare di stare in sua assenza ora che è entrata a far parte della mia vita. Vorrei farle capire che per me vale tantissimo. Solo che non posso fare alcunché dal momento che lei è perdutamente innamorata di un altro uomo. Un uomo che non sono io. Me ne sto in un angolo ascoltandola blaterare della sua “anima gemella” aspettando paziente il mio turno. Un turno che non arriverà mai perché domani sarò il testimone di nozze di mio fratello, il suo futuro marito. E lei indosserà un anello con inciso il suo nome. Continuerò ad aspettarla anche se so che sto per perderla per sempre. Potrei benissimo dedicare la mia vita ad attenderla, da lontano senza proferire parola.

È questo che vuol dire essere innamorati? Questo è quello che le persone normali chiamano “amore”? Non ho mai pensato al significato di questa parola, né tantomeno di potermi innamorare per primo. Sono una persona fredda ed insensibile. Non mi tocca alcun tipo di scena. Ma i suoi occhi mi annullano. Azzerano qualsiasi forza il mio corpo sia in grado di esercitare. Qualsiasi cosa avessi in mente di dire, finisce nel dimenticatoio. Fatico a deglutire. Ho la bocca asciutta. Vorrei urlare quello che provo per lei, ma rimango in silenzio e lascio che sia il mio cuore a gridarglielo. Non lo sente? Non fa niente, io lo sento forte e chiaro. Mi accontenterò di qualsiasi relazione io possa instaurare con lei pur di starle accanto. Se questo significa che dovrò ascoltare le sue mille infondate paranoie, le sue incertezze, le sue paure, i suoi momenti di rabbia o qualsiasi altro stupido dettaglio, allora mi troverà pronto con dei fazzoletti, con del gelato o con un semplice abbraccio. Mi farò andare bene qualunque cosa vorrà dirmi e accetterò tutto ciò che vorrà condividere con me. La ascolterò comunque. La ascolterei anche se desiderasse coprirmi di insulti. Sarei disposto a spingere mio fratello sui binari di un treno se le facesse del male, o a spingerci me stesso se me lo chiedesse. Se tutto ciò significa essere innamorati, allora dovrei cominciare con l’ammettere che quello che ho vissuto finora, adesso non mi basta più. Senza di lei, io non esisto.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 2 Marzo 2024
Fascia: 16-19
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