Bentornato!
Non fai ancora parte della nostra community?
Fantascienza
  |  
Fascia 16-19
Distopia

Smarrimento è quello che sento quando mi guardo dentro e non vedo nulla. Nulla; se non si conta l’illusione di un’esistenza non più persistente nella realtà della mia vita, se così la si può chiamare. Una vita inesistente e inconsistente come quella di qualunque essere (non più) umano.
Dell’individuo rimane soltanto la sua mente.
Gli occhi non vedono e non guardano.
Gli orecchi non odono.
Il naso non sente fragranze né odori.
Dalla fessura intercorrente tra le labbra non fuoriesce alcun suono.
Le mani e i piedi non si poggiano da nessuna parte.
Dell’essere rimane soltanto l’anima, sospesa nel vuoto di un’esistenza relativa. Tutte le percezioni si sono spostate nell’io interiore: come ogni altro membro del genere umano, non ho la minima idea di cosa stia accadendo al di fuori del mio corpo inanimato.

A dire il vero, prima che il mio cervello cominciasse a suggerirmi questi pensieri, prima che mi mostrasse la nuda verità, nemmeno io sapevo che la vita che credevo di star vivendo era in realtà una menzogna. Mai si immagina di poter mettere in dubbio quello che si da per scontato, e le illusioni sembrano essere così maledettamente reali da poter essere catalogate tra le certezze. Si dice che con la mente si possa andare da qualunque parte. L’essere umano ne fu la prova.

Se devo essere più chiaro, ognuno di noi scelse inconsciamente la vita vissuta e vivente nella sua interiorità. In questa vita, l’unica vera personalità appartiene a chi sente di star vivendo come protagonista, ovvero chi la sceglie. L’inconsapevolezza di quest’ultimo crea tutto il resto: personaggi, comparse, amori. La vita nella sua totalità. Lo stesso protagonista sceglie autonomamente chi vuole essere in tutte le sue sfumature, ritrovandosi a soddisfare la propria idea di perfezione assoluta. Cosa ne risulta? Milioni di mondi a sé stanti nei quali soltanto una persona sopravvive alla propria vita perfetta. Potrebbero sembrare vite meravigliose, vite nelle quali sentimenti come il dolore e il rimorso non sono contemplati; ma in fin dei conti non sono altro che vite profondamente piatte ed usuali. La felicità e la sofferenza sono stati d’animo che si basano sulla presenza reciproca: nessuna delle due può sopravvivere in mancanza dell’altra, come l’amore e l’odio. Tutta la gioia provata in una vita interamente priva di desolazione diventa insignificante ed impossibile da apprezzare. Le vite di oggi sono vite nelle quali l’uomo si concentra solo e soltanto sul raggiungimento del proprio benessere, eliminando inconsapevolmente quanto di putrido potrebbe impedire il perseguimento del suo obiettivo iniziale: l’illusione della perfezione.

Le vite di oggi sono vite nelle quali non viene percepita l’incombenza di un futuro terrificante, in quanto il protagonista non contempla il fatto che possa abbattersi su di lui un destino crudele. Qualcosa lo porta ad essere fondatamente ottimista e la fiducia che ripone nei confronti di se stesso non viene mai tradita. Le vite di oggi sono vite nelle quali si muore quando si prende consapevolezza di essere sopravvissuti abbastanza. Essendo vite perfettamente modellate, quel momento non arriva prima della tarda vecchiaia e si muore pacificamente in assenza di malattie. Il protagonista non è mai indulgente e non necessita mai di niente. Tutto ruota attorno ai suoi più intimi desideri, nel bene e nel male. Un uomo che supporta grandemente valori di sostenibilità ambientale, vive in un mondo in cui tutti li rispettano e per questo è felice e non sa di esserlo. D’altra parte, allo stesso modo, un uomo a cui piace violentare le donne, vive in un mondo in cui lo stupro è pienamente legale e normalizzato. Del resto, soltanto il protagonista si trova nelle condizioni di poter provare sentimenti, mentre tutti gli altri sono marionette inanimate mosse da lui, che diventa istintivamente burattinaio inconsapevole di se stesso e di tutto ciò che lo circonda.

Nelle vite di oggi l’amore è un sentimento semplice, ma innaturale e privo di autenticità. Ogni amore è uguale all’altro e nessuno conserva una propria e fragile unicità. Due persone si incontrano, si innamorano e rimangono legate fino alla fine dei loro giorni. Non ci sono dubbi, problemi, instabilità. Le relazioni sono basate su un amore incondizionato, falso proprio come l’esistenza di ognuno di noi. In ogni protagonista cresce la convinzione di amare un individuo privo di anima ed emozioni, quando in realtà quell’individuo non è altro che una sua sfumatura involontaria. Grazie alla coscienza e alla consapevolezza che ora sto sviluppando, ora so che mia moglie è ancora da qualche parte dentro di me, sebbene non rivedrò mai più i suoi occhi ambrati, se non nei sogni.

In realtà il nostro fu un amore come tanti: l’incontro folgorante, l’innamoramento immediato, il matrimonio.
Poi, l’impensabile e prematura morte di lei.
Se è vero che ognuno di noi sceglie il proprio destino, i desideri del mio io più profondo furono inauditi. Quando mi dissero che la vita di mia moglie era finita per sempre e senza motivazioni apparenti, provai una sensazione sconosciuta al mio mondo e fu come se una parte di me morisse assieme a lei. Per la prima volta desiderai abbandonare la mia vita.
Quella notte sognai. Non lei: la scelta.

Di fronte a me apparvero due sentieri.
Il primo mi avrebbe permesso di continuare a vivere la mia vita perfetta dimenticando il tormento legato alla scomparsa di mia moglie, che in tal caso sarebbe stata rimossa completamente dalla mia testa e dal mio cuore.
Il secondo, d’altra parte, avrebbe posto fine a quella mia vita ormai imperfetta, conservando pertanto tutti i ricordi del nostro rapporto. Col senno di poi, mi sembra ora una scelta tremendamente difficile, ma allora scelsi senza la minima esitazione. Optai per il secondo sentiero.
Fu da quel momento che smisi di vedere, sentire, parlare. Di me rimane soltanto questa voce silenziosa, guidata da pensieri non miei. Ciò che allora non sapevo fu che avrei sacrificato la mia stessa (irreale) esistenza per il dolore legato alla morte di una persona inesistente.
La morte della parte di me che avevo voluto amare provocò la mia fine, ma la mia fine fu l’unica cosa che in quella vita scelsi consapevolmente.
Esistono altri esseri umani condannati al medesimo destino? Sono divenuti altri uomini inermi vittime sacrificali allo scopo di porre fine a quell’agonia menzognera?
Tuttavia, ricordai anche un’altra cosa. Mi rivenne in mente il motivo per il quale la vita vera aveva lasciato il posto alla vita ingannevole e utopica.
Il motivo era piuttosto elementare da ingoiare, ma terribilmente complesso da digerire.
L’uomo aveva perso la capacità di amare.
Si credeva contro natura che un qualcosa di immediato come l’amore potesse terminare da un momento all’altro.
Si credeva impossibile la scissione dell’indivisibile.
Ma l’uomo riuscì anche in questo.
Il contatto scomparì fievolmente senza che l’essere umano se ne rendesse conto. Gli uomini smisero di toccarsi e pian piano morirono anche i loro sentimenti. Scomparvero anche le emozioni: non fummo più in grado di provare nemmeno quelle.
Pertanto, una cosa non morì assieme all’amore e riuscì a sopravvivere.
La ricerca dell’amore stesso.
Davanti all’uomo si palesarono quei due sentieri. Vivere una falsa vita utopica o rinunciare a essa per viverne una distopica ma reale? L’uomo non fu abbastanza audace per scegliere il secondo sentiero e decidendo di percorrere il primo si rinchiuse nella sua ampolla protettiva dai mali del mondo. Dove altro avrebbe potuto cercare l’amore vero, se non in un sogno?

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 2 Maggio 2024
Fascia: 16-19
Commenti
Non ci sono commenti per questo racconto.