Bentornato!
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Romance
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Fascia 16-19
D.i.a.r.i.o.

Caro diario,

oggi compio undici anni e finalmente potrò debuttare sui social! Non vedo l’ora! A.L.G.O.R.I.T.M.O. troverà la persona giusta per me, ma devo aspettare di essere maggiorenne per conoscere la mia altra metà… chissà come sarà?

Caro diario,

stavo pensando che sono davvero strana! Perché scrivo su un diario? Non si usa più la carta, è roba superata! Forse è perché la madre di mia nonna era tanto legata alle parole. Era una scrittrice. Sarà DNA!

Comunque… fra qualche giorno compirò 18 anni, ma ho paura: e se A.L.G.O.R.I.T.M.O. avesse scelto per me una persona che non mi piace? In fin dei conti… ti spiego come funziona, che forse tu non lo sai: c’è una sola persona per ciascuno di noi. Una sola. I miei avi lo chiamavano “vero amore”, noi lo chiamiamo A.L.G.O.R.I.T.M.O. anche perché tutto dipende da un’equazione, è matematico! E la matematica non sbaglia…vero?

Caro diario,

sono appena tornata: è stata una sera magnifica e lui è… è fantastico! Devo ammettere che non mi fidavo tanto dell’equazione e lui mi ha confidato di avere lo stesso timore e… oh, è stato magnifico! Non so neanche descriverti come mi senta… mi sa che sono innamorata. Dici che è possibile innamorarsi dopo così poco tempo? Ho trovato una persona che mi stima… Non so come e non so nemmeno il perché, ma abbiamo legato subito… e lui è così bello! Capelli scuri col ciuffo e occhi scuri, caldi e accoglienti ed ha un sorriso! Uh, che sorriso che ha! Chissà se gli piaccio, anche solo un pochino… chissà se anche lui sta pensando a me… ah, quasi dimenticavo: si chiama Dario.

Caro diario,

è passato qualche anno da quando ci siamo conosciuti e… e mi ha chiesto di sposarlo. Ora ti descrivo la scena. Ero a casa, sdraiata sul divano quando mi squilla il telefono. Era lui. Apro la chiamata e mi appare davanti, tutto elegante e sorridente.

«Va bene che è il nostro anniversario, ma mi pare un po’ eccessivo!» ho riso e lui mi ha fissata dritta negli occhi, si è inginocchiato e, prendendo una scatolina rossa dalla tasca, mi ha chiesto di sposarlo! E con un anello meraviglioso. La mia bisnonna non mi crederebbe se le dicessi che ho preso l’anello tramite la chiamata… circa cent’anni fa, o così ho studiato, c’è stata una pandemia (ci pensi? Che cosa assurda!!) e, quando sono stati tutti confinati a casa, esistevano a malapena le chiamate in 2D… beh, lei pensava fossero super innovative, ma odiava la tecnologia già a quel tempo! Menomale che non vede tutto questo: non si fiderebbe! Comunque… stavamo parlando di Dario! L’anello è semplice, ma meraviglioso: è una fascia argentata intrecciata con un filo di diamanti. Sono felice che la proposta con l’anello sia stata standardizzata: è così romantica!! Dopo aver preso l’anello ceniamo, ridiamo e scherziamo: ci basta poco per essere felici.

Caro diario,

Dario è partito per lavoro, io sto preparando il nostro matrimonio e ho appena chiuso una chiamata con mamma. Devo dire che è stato utile, ma inutile allo stesso tempo: mi ha dato una lista di cose da fare, ma non m’ha detto come farle… Comunque, ho scelto l’abito. Seduta sul divano scorrevo i modelli proposti dai negozi e li provavo, ma nessuno mi colpiva. Sono andata avanti così per due ore, ma poi l’ho trovato. Era bellissimo! In realtà è un completo però l’unica regola è che sia bianco quindi non ho problemi: una gonna semplice che scende giù per terra dritta, senza balze o merletti perché il pezzo forte è la maglietta: è tutta ricamata e le lunghe maniche le danno un non so che di mistico. Mentre lo compravo mi ha chiamata Dario. Gli ho risposto e ci siamo messi a parlare del più e del meno.

«Mi manchi!» mi ha detto ad un certo punto, cercando di abbracciarmi. «Ma dove sei?» mi ha poi domandato.

«A casa, no?»

«E tutti quei vestiti?»

«Stavo scegliendo l’abito per il matrimonio e… dammi due secondi che mi cambio. Lo voglio provare e con la scusa puoi dirmi se ti piace»

«Posso aiutare con l’organizzazione del matrimonio? Mi sento inutile qui giù e mi manchi!!»

«Buono, un attimo, dai» ho detto sistemandomi la gonna per farmi vedere da lui. «Una cosa alla volta: come sto?»

Ha spalancato gli occhi e mi ha sorriso dicendo: «Io ti dico che mi manchi e tu fai così? Ora sono impaziente di tornare!»

«Su, non fare così, ci vediamo praticamente tutti i giorni!» gli ho risposto girandomi per prendere un elastico quando mi son sentita cingere la vita e poi sollevare.

«Mettimi giù!» ho detto ridendo e scalciando.

«No, ti voglio troppo bene per lasciarti» mi ha risposto posandomi a terra e abbracciandomi.

«Piano che mi spezzi le costole»

«Simpatica» ha continuato ridendo. Allora ci sciogliamo dal nostro abbraccio e i nostri occhi sono allo stesso livello: vedo il riflesso dei miei occhi nei suoi e sento il suo fiato vicino alle mie guance. Non parliamo, non ci muoviamo, niente: ci guardiamo dritti negli occhi.

Il silenzio che ci circondava non ci faceva paura, bastavamo noi, i nostri occhi, le nostre mani intrecciate, le nostre fronti che si toccavano, le nostre labbra che si sfioravano. Avevamo tutto. Avevamo il nostro amore.

«Dario, muoviti!» urla una voce alle nostre spalle.

«Arrivo» risponde Dario, ma non si allontana da me: mi sussurra all’orecchio che sono bellissima, mi dà un bacio veloce e sorridendo sparisce. Allora io mi butto sul divano, felice, quando il telefono squilla: mamma.

«Come stai… ma sei bellissima!» esclama studiandomi da capo a piedi.

«Ti piace? Dario dice che mi sta benissimo e poi mi fa sentire a mio agio»

«Sì, mi piace: sei bellissima» mi risponde con le lacrime agli occhi.

«Dai mamma, non esagerare, non sono la prima che si sposa» le dico ridendo.

«Però sei la mia bambina… la mia bambina si sposa» continua avvicinandosi a me e sistemandomi i capelli «ti voglio bene».

«Anch’io ti voglio bene mamma» le rispondo, abbracciandola.

«Ah, guarda, per te, sono le cose da fare per il matrimonio»

E tutto il resto è storia. Non vedo l’ora che arrivi marzo!

Caro diario,

io pensavo che i preparativi per il matrimonio fossero impegnativi, ma il matrimonio stesso è… è assurdo: è stata una settimana estenuante! Bellissima, ma davvero stancante. Pochi invitati, una cenetta semplice, mamma è scoppiata a piangere e papà a ridere… è andata davvero bene. Abbiamo avuto qualche imprevisto, ma Dario riesce sempre a farmi ridere, anche nelle situazioni peggiori. Ti faccio un esempio: ci stavano portando la torta per il “taglio” (le tradizioni sono tradizioni) quando i piccoli invitati (i miei nipotini e quelli di Dario) si sono scontrati con il cameriere e… e la torta è finita a terra. C’è stato un momento di silenzio e io stavo già per dare di matto quando Dario si china a terra, prende un pezzo di torta, si guarda intorno e lo lancia al fratello che, senza perdere un colpo, gli lancia un bignè alla crema che gli sporca la giacca. Allora Dario mi guarda, sorride beffardo e mi punta, ma io avevo già capito e affondo fulminea la mano nella panna per buttagliela addosso. Inutile dire che dopo poco si sono uniti tutti gli invitati e, chi poteva criticare essendo di buona forchetta, si era sicuramente fatto una grassa risata. Eravamo tutti sporchi di panna, crema, cioccolato, ma eravamo davvero felici. Siamo tornati a casa e ci siamo buttati sul divano, stanchi.

«Come stai, moglie?»

«Bene, maritino mio, tu?»

«Ora che siamo da soli meglio. In fondo ho sposato te non tutta quella gente.»

«Ma quanto sei carino» concludo accoccolandomi a lui.

«Andiamo a letto?»

«Sì, sono stanca morta»

E diciamo che la giornata è finita così, eravamo troppo stanchi anche solo per parlare tra di noi!

Caro diario,

avevo paura che la vita da sposata fosse diversa, difficile, ma è tutto uguale. Anzi, è tutto più bello. Ormai io e Dario siamo una cosa sola e non sono più da sola. Perdonami se non ti scrivo più tanto spesso ma ora il mio “diario” è lui.

Caro diario,

è tantissimo che non ti scrivo! Gli anni qui volano. Mi sembra ieri che ti confidavo le mie paure per il mio debutto o cose così. Niente di che, volevo solo dirti che Dario è partito, ma ci vediamo ogni giorno quindi è come se fosse qui con me.

Caro diario,

è un po’ che Dario non mi chiama. Vabbè, sarà impegnato.

Caro diario,

mi è arrivata una chiamata.

Mi hanno detto che Dario è morto: investito.

No, non ci credo. Non può essere morto. Hanno chiamato anche mia madre e lei si è preoccupata perché dice che devo piangere perché mi fa bene. Perché dovrei? Non è successo niente. Dario sta al lavoro e, se non mi ha chiamata, è semplicemente perché non ha tempo. Punto.

Caro diario,

è passato qualche giorno dalla chiamata e mi è arrivato uno strano pacco. Sull’etichetta c’è scritto D.A.R.I.O. e le istruzioni dicono che questo è un acronimo per “Dearly-beloved Artificial Replacement (for) Incidental Obliteration”. Non ho idea di chi lo abbia mandato…

Comunque, ho aperto la scatola: una sorta di androide si è alzato davanti a me ed ha iniziato a parlare. Si è presentato ed ha detto che il suo unico scopo è quello di non farmi soffrire…

Non so… le istruzioni dicono di parlarci, confidarmi con lui… io ci proverò ma (buon sangue non mente) non mi fido così tanto degli androidi. Non sono persone. Sono macchine.

Ma Dario che fine ha fatto?

Caro D.A.R.I.O,

non so come funzioni e non mi piaci, e non so perché sei qui però assomiglia al mio Dario quindi ti darò una possibilità. Hai il suo stesso sorriso. Ma perché sei qui? Per cosa non devi farmi soffrire? Dario sta bene!

Hai anche il suo modo di fare… sembri lui…

Sei uguale a lui ma, tuttavia, devo ammettere che mi manca, è davvero tanto che non mi scrive.

Ehm, Dario-ide, ti va di vedere un film?

Ehi D.A.R.I.O,

mi sto abituando alla tua presenza. Mi fai stare bene, come faceva Dario. Ma sì, è tutto uno scherzo, vero Da’? Lo so che sei tu. Non si può replicare un essere umano, è impossibile.

Vero?

Caro diario,

è ora di affrontare la realtà. D.A.R.I.O. è un androide e il mio Dario è volato via. Ma perché, perché? Perché mi ha lasciata da sola? Io non sono nulla senza di lui! Non ho perso mio marito, ho perso tutta la mia vita: non mi resta più nulla. Quel coso può benissimo tornare da dove è venuto, non voglio vivere una bugia e poi me la cavo da sola.

Scusami un attimo, torno subito.

È… è positivo. È positivo… il test, è positivo. Forse… forse non ho perso tutto: Dario è ancora con me, in me. È ancora con noi.

In fondo… in fondo mi aveva promesso che non mi avrebbe mai abbandonata!

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 25 Aprile 2024
Fascia: 16-19
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