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Fantasy
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Fascia 16-19
Cuore cieco

Quel giorno di maggio del 2064 i telegiornali di tutto il mondo mostravano la stessa notizia: “Dopo anni di esperimenti, i ricercatori di tutto il mondo sono finalmente riusciti a dar vita a neonati geneticamente modificati, in grado di visualizzare nella loro mente semplici dati riguardo alla situazione in cui si trovano, come la temperatura o l’orario, ma anche di comunicare tra loro telepaticamente! Non è finita qui… gli esperti infatti hanno affermato: ‘Siamo riusciti anche a inserire nel campo di visualizzazione mentale un traduttore, capace di trascrivere nello stesso istante la lingua straniera con cui l’interlocutore parla al nostro neonato, che potrà rispondere leggendo una traslitterazione che si vedrà apparire dinanzi agli occhi.’ Non sapremo come si evolverà la situazione, ciò che possiamo affermare con certezza è l’inizio di una nuova era per l’essere umano.”

Come ci si aspettava, nacquero sempre più neonati di questo genere. La gente normale moriva e il numero di bambini modificati cresceva sempre di più. Inizialmente dieci, furono poi cento, poi mille e ancora dopo milioni, fino ad arrivare a miliardi e miliardi di persone modificate che presero poi il nome di cyborgs.2164.

Quest’anno, per la gioia di circa 8 miliardi di persone, si celebra il centesimo anniversario della nascita del primo neonato-cyborg ed è stata realizzata una serie di aggiornamenti globali che ci hanno permesso di acquisire nuove abilità, di cui siamo stati portati a conoscenza tramite una mail che apparve nella nostra testa: “Sapete tutti che giornata è oggi, giusto? Per questo grande evento abbiamo programmato un upgrade del sistema che avverrà questa notte e che vi permetterà di possedere magnifiche funzioni! Vuoi conoscere una persona? Adesso ti basterà guardarla e il suo nome comparirà all’interno di un’etichetta alla sua sinistra. Abbiamo anche deciso di aggiungere la funzione “emergenza”, in modo tale che in caso di incidenti possiate visualizzare una guida su come soccorrere qualcuno o voi stessi. Stancante aspettare che una persona accetti la vostra richiesta di comunicazione telepatica? Problema risolto! Adesso ognuno potrà usare la telepatia con chiunque in qualunque momento. Pensavate che vi avremmo lasciati senza un aiuto nelle vostre relazioni? Vi sbagliate di grosso! Indicata con il disegno di un cuore, troverete in basso a destra una modalità di analisi dell’individuo con cui state parlando: frequenza cardiaca, sudorazione e una simultanea analisi delle sue espressioni facciali, con lo scopo di riconoscere le emozioni del vostro interlocutore. Felice? Imbarazzato? Agitato? Ormai scoprirlo non sarà più un problema! Buon centesimo anniversario, I vostri Genitori.”

Si fanno definire “Genitori”. Sono coloro che ci creano nei laboratori, coloro che fanno in modo di farci “nascere” con tutte le abilità degli altri cyborg per poi consegnarci alle famiglie che ci hanno richiesti. Nessuno sa la loro vera identità o chi ha conferito loro tale potere da poter giocare con le nostre menti, l’unica cosa che ci è concessa sapere è la loro immunità all’abilità di telepatia e delle altre tecnologie che loro stessi hanno sviluppato e che aggiornano ogni anno. Ho sempre provato invidia verso di loro: in un mondo in cui le tue emozioni non appartengono più solo a te stesso, non c’è privilegio più grande di poterle nascondere o di mostrare questi sentimenti soltanto a qualcuno di speciale.

Sono continuamente alla ricerca di una persona da conoscere senza saperne l’identità, ma solo volgendo il mio sguardo verso lei. Ormai le mie speranze sono diminuite sempre di più fino a diventare nulle. Ci è stata privata la possibilità di poter chiedere un semplice “Come ti chiami?” o una banalità come domandare a un amico il suo colore preferito, ma in questo mondo sembro essere l’unica ad odiare tutto ciò. Nessuno sente la mancanza di toccarsi, di intrecciare le dita o di tenersi per mano, di abbracciarsi o di fare l’amore. Nessuno è desideroso del contatto di una semplice carezza o di sentire le labbra della persona amata poggiarsi sulle proprie lasciandole piacevolmente umide. Niente più appuntamenti al cinema, niente passeggiate il sabato sera. Nulla. Ormai è necessaria solo la telepatia per parlare e non ci si incontra quasi più. Ciò che credevamo ci avrebbe resi più vicini ha solo aumentato la distanza tra noi. L’umanità ha smesso di fare figli e adesso si fanno richieste ai laboratori dei Genitori per farli creare con le caratteristiche desiderate. Nessuno è più figlio dell’amore di due genitori ma siamo tutti pezzi di carne artificiale con un’anima dentro.

Questi pensieri, nell’oscurità della mia camera, prendono il sopravvento su di me. Avvolgono tutto il mio corpo e una spiacevole sensazione si impossessa di me, come se non riuscissi più a muovermi o a respirare, come se la mia anima fosse nelle mani di qualcuno in attesa di essere stritolata e distrutta. Alla fine, non era molto diverso dalla realtà, anzi, corrispondeva quasi esattamente con essa. Mentre il mio spirito si angosciava sempre di più all’idea di dover rinunciare alla possibilità di poter conoscere una persona un po’ alla volta e di poter essere l’unica a sapere tutto di essa, l’orologio rintocca la mezzanotte e il mio corpo si lascia cullare dalle braccia di Morfeo fino alle prime luci dell’alba. Anche se assonnata e ancora scossa dagli sconcertanti pensieri della notte passata, infilo le mie infradito e mi dirigo in cucina a fare colazione. Abitudinaria come sempre, accendo la televisione per sentire il telegiornale ma non appena le parole “felicità”, “entusiasmo” e “aggiornamento” vengono pronunciate dalla giornalista nella stessa frase, in un millisecondo mi trovo a osservare uno schermo nero e il mio pollice che premeva con violenza il tasto di spegnimento del telecomando. Vedere le persone essere felici di questa “lontana vicinanza” mi distrugge e mi rattrista, ma non è la tristezza di una persona ad essere capace di influenzare la felicità di tanti altri miliardi di individui. “Perché non farla finita?” Il senso di una vita come questa non l’ho mai capito.

Nascere per fare cosa? Studiare, lavorare e morire? È forse il mio odio per tutto ciò a essere la mia condanna? Appena salita in piedi sul cornicione della finestra, un sottile spazio sul quale ero salita diverse volte, ma da cui non ho mai avuto il coraggio di fare quel dannato passo, i miei occhi vengono catturati dal paesaggio: grattaceli talmente lucenti da riflettere i raggi del sole, grandi parchi che, dall’altezza da cui mi trovavo, sembrano piccole macchie verdi, e, in lontananza, montagne ancora leggermente imbiancate dalla neve che non si era ancora sciolta del tutto. Contemplando quella magnifica vista, mi piego per rientrare nel mio appartamento ma il mio piede scivola e mi ritrovo cullata dall’aria che accompagna il mio volo verso il suolo. E mentre il mio corpo scende sempre più velocemente, i miei occhi si chiudono e, nonostante il rumore del vento mi impedisce di sentire molto, alle mie orecchie giungono suoni che erano sempre stati a me estranei. Sento le risate delle persone. Le sento scherzare allegramente tra loro.“Mamma ti voglio bene!” , “Grazie amico, sei il migliore!”,“Ti amo”Tra tutte le voci, queste risuonano nella mia testa ed echeggiano fino ad accompagnarmi al suolo. Poche parole eppure così profonde, così piene di amore. Forse mi sono sempre sbagliata io, forse le persone escono il sabato sera e forse organizzano i loro appuntamenti al cinema, forse non era l’amore a mancare, era il mio cuore troppo cieco per capire che c’era sempre stato.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 3 Maggio 2024
Fascia: 16-19
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