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Humor
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Fascia 16-19
Cuochi da strapazzo

Abbiamo mai pensato a quanti siano effettivamente i programmi televisivi che trattano di cucina, che vediamo ogni giorno passando da un canale all’altro? Bene, anche se la risposta non è certa, una sicurezza è invece quella che troveremo sempre, facendo zapping, una vecchia registrazione di un programma culinario, non importa il luogo o la stagione in cui ci troviamo.
Volendo riflettere sulla miriade di trasmissioni di questo genere che ci circondano e che inevitabilmente ognuno di noi ha avuto la sfortuna (o la gioia) di guardare almeno una volta nella propria vita, ne emergono dei pensieri tanto particolari quanto buffi.
Per esempio, i protagonisti delle puntate o sono chef di grande stima, capaci di cucinare un gamberetto a mani nude in ogni sua forma e fragranza, oppure gruppi di ristoratori che non sono nemmeno in grado di rendersi conto se la loro cucina è infestata dai topi, quando magari il cameriere aveva stretto un rapporto speciale con uno di questi ed era solito parlare durante la pausa con quell’esserino adorabile che chiamava affettuosamente «John». Oppure possono essere uomini normali, come il vicino della porta accanto, che si atteggia a influencer quando riesce a far bollire la pasta per gli spaghetti, ma che il sabato sera, quando organizza le feste con gli amici, ordina pizze per un intero esercito su Glovo.
Purtroppo non ho mai capito dove siano nascoste tutte queste persone, le donne (ma soprattutto gli uomini), appassionati in modo quasi ossessivo di cucina sperimentale, aperti a tutte le culture quando si parla di fornelli, ma sempre attenti a preparare cibi salutari, per mantenere la propria linea snella, creando così valanghe di nuovi piatti che ti fanno ingrassare al minimo sguardo, ma che loro sostengono essere «gluten free» e con un minuscolo apporto di grassi. Chissà cosa si nasconde in quelle famigerate pietanze, forse dell’aria fritta (senza dimenticarsi però di adagiare tutto su un letto di rucola)!
Chi è un attento osservatore di questi programmi si sarà sicuramente accorto che per cucinare anche una semplice pasta al ragù i nostri amatissimi artisti utilizzano una quantità spropositata di pentole, padelle e contenitori, perché guai se gli ingredienti si mescolano prima della preparazione vera e propria! Mi chiedo spesso se esistano in commercio delle lavastoviglie talmente capienti da poter contenere in un unico lavaggio tutti i piatti sporchi che si accatastano al termine di uno show di cucina, o se questi vengano ripuliti grazie all’impiego di qualche pratica magica ignota ai più.
Per quanto mi riguarda durante la mia breve esistenza non mi si è mai presentato l’onore di conoscere qualcuno come i cuochi pluristellati della televisione, anzi, mio padre spesso e volentieri guarda i programmi solo per vedere il risultato terminato, soprattutto se si tratta di dolci, torte, biscotti o qualsiasi cosa che contenga zuccheri in questa galassia, e poi me lo ritrovo in cucina, telefono alla mano, intento a digitare sulla barra di ricerca di Google la ricetta dei sandwich al tonno, per poi aprire il primo tutorial che gli si presenta davanti.
Una menzione speciale andrebbe fatta ai parenti, che si ubriacano di questi programmi in prospettiva dell’arrivo delle feste, per poi preparare sempre gli stessi cannelloni alla zucca, gli stessi agnolini in brodo, le stesse torte salate, la stessa torta pasqualina, che inevitabilmente portano, il giorno seguente, a svegliarsi con un’indigestione da record e un senso di nausea pari a quello che prova chi soffre il mal di mare nel bel mezzo di una tempesta. In poche parole, anche loro si improvvisano cuochi durante quei rarissimi giorni che potrebbero sempre determinare la temuta (o sperata, chi lo può dire) intossicazione alimentare di uno dei cari. Infatti, come previsto, i risultati non potrebbero essere definiti disastrosi, bensì catastrofici.
Ci sono anche quelle normalissime persone comuni che, provando a seguire in diretta uno di questi programmi, riescono nell’intento di preparare il piatto proposto al primo colpo, ma queste persone costituiscono una percentuale così esigua della popolazione mondiale che potrebbero essere più facilmente selezionate per andare nello spazio a garantire la sopravvivenza della nostra specie.
E poi ovviamente ci sono io, che seguo solo i programmi dove sono certa al 120% che venga cucinato qualsiasi cosa che non sia vegana, perché sono fermamente convinta che il tofu non contenga latticini e non possa quindi essere chiamato formaggio e che il latte di soia non venga effettivamente munto da un bovino. Detto questo, prediligo le trasmissioni culinarie dove le preparazioni sono talmente complicate che mi confondo mentalmente anche solo pensando al procedimento che va seguito, con il risultato che i miei genitori mi trovano addormentata sulla sedia o sul divano dopo soli dieci minuti, tramortita da tutta questa complessità.
Insomma, mi chiedo io, perché dobbiamo perderci in mille concetti per preparare una crostata al lampone o una torta di mele solo per il semplice fatto che lo show si è prefissato di raggiungere un determinato numero di ascolti, se poi noi, gli spettatori del sabato sera, insoddisfatti della settimana appena trascorsa che non hanno la forza psichica neanche per schiacciare un maledettissimo bottone del telecomando per cambiare canale e sfuggire a tutto questo, siamo i primi ad aprire il frigorifero e a sentirci male al solo pensiero di cosa cucinare e a rimuginare su quanti giorni possiamo sopravvivere solo respirando?!
Tutti questi show, queste gare culinarie, dove vince chi riesce a presentare ai giudici la migliore monoporzione, magari anche completamente insipida, ma esteticamente perfetta e armocromatica, sono stupendi e molto interessanti da guardare, ma alla fine siamo tutti esseri umani e, nonostante gli sforzi che ci mettiamo, i nostri parenti, figli, genitori, amici, dovranno rassegnarsi all’immagine di noi con lo sguardo fisso su un tutorial per preparare il pranzo o la cena.

Pubblicato: 14 Giugno 2022
Fascia: 16-19
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