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Romance
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Fascia 16-19
Città che non sono la mia

Alessandra e Davide abitano nella città dei due mari. È la prima estate che trascorrono insieme. Alessandra si è trasferita a Taranto a febbraio, ha solo diciassette anni, ma ha viaggiato moltissimo. I suoi genitori si sono separati quando aveva sei anni e così, a causa del loro lavoro e della separazione, ha viaggiato più di qualunque altra ragazza della sua età. Si è trasferita in nuove città almeno una decina di volte, è stata un’infanzia difficile.

Ha vissuto, solo per citare alcune città, a Bologna, New York, Oslo, Venezia, Pisa, Dublino. Taranto le aveva conquistato il cuore, finalmente poteva vivere in una città di mare, vedere sempre il sole, mangiare pietanze squisite. Da piccola si trovava in difficoltà a cambiare città, scuola e amici così frequentemente.

È per questo che non è riuscita mai ad avere molti amici. Aveva però una migliore amica, Sofia, che aveva conosciuto a dieci anni mentre viveva a Pisa e da cui non era riuscita più a separarsi. Sofia era la sua ancora di salvezza, lei c’era sempre. Inoltre, dopo i recenti esperimenti sulla possibilità di teletrasportarsi, forse avevano trovato il modo di incontrarsi più spesso dal vivo. Iniziare, di nuovo, una nuova vita a Taranto non è stato così complicato, perlomeno non quanto lo è stato nelle altre città. Trasferendosi a febbraio, cominciata la scuola ormai da quattro mesi, ha avuto diverse difficoltà ad ambientarsi. Fortunatamente è riuscita a legare con un ragazzo: Davide. Il primo giorno di scuola è stato lui a metterla a suo agio, essendo il suo compagno di banco. Entrata in classe era inizialmente disorientata, prima di trasferirsi in Puglia infatti Alessandra ha vissuto e studiato in un college presso Dublino, dove la vita scolastica è notevolmente diversa da quella italiana. Ritornare in Italia però ha scatenato in lei una forte nostalgia, i ricordi d’infanzia a giocare col nonno e a preparare gli squisiti tortellini bolognesi con la nonna; i pomeriggi di domenica passati insieme ai suoi genitori. Le manca suo padre, riescono a rimanere in contatto tramite messaggi, chiamate, ologrammi e la realtà virtuale, non è lo stesso però. Conoscere Davide infatti è stato fondamentale, in questo modo poteva avere veramente qualcuno accanto a lei. I giorni passarono velocemente, in un battito di ciglia arrivò marzo e con sé il profumo e i colori della primavera. Alessandra era riuscita finalmente a farsi degli amici, si trovava bene come non mai. Aveva finalmente trovato la sua città.

Alessandra e Davide iniziarono presto a frequentarsi fuori dalla scuola, studiavano insieme aiutandosi a vicenda, facevano lunghe passeggiate sul lungomare parlando del più e del meno. Era diventato il loro posto ormai. In particolare c’era una panchina che si affacciava sul mare. Quando si trovavano seduti lì sopra le ore passavano veloci come un treno. Alessandra si sentiva al sicuro quando era lì, era diventato il loro porto sicuro. Un giorno un signore passò di lì e li vide mentre stavano chiacchierando come sempre. Disse loro che lui aveva costruito quella panchina e che da giovane ci andava con la sua ragazza. Affermò che era felice di vederli lì, da tempo non vedeva più ragazzi sedervi. Era dispiaciuto del fatto che ormai i giovani passavano la maggior parte del loro tempo al cellulare e che trovavano vie più comode e semplici per stare insieme, ma che non potevano rimpiazzare quelle originali. Iniziarono, giorno dopo giorno, ad innamorarsi. I loro coetanei vivevano l’amore in modo diverso rispetto a loro. Trascorrevano la maggior parte del loro tempo a messaggiare oppure si incontravano nella realtà virtuale simulando un pomeriggio trascorso insieme. Loro invece lo trovavano estremamente triste e contraddittorio. Forse sono nati nell’epoca sbagliata. Alessandra era stufa della tecnologia, allo stesso tempo però ne era anche molto grata perché in questo modo poteva comunicare con suo padre e con la sua amica Sofia, però, ora che ne aveva la possibilità, voleva passare del tempo concretamente insieme a Davide. È questo il motivo per cui cercava di passare più tempo possibile insieme a lui, a dir la verità aveva paura. Aveva paura di perdere di nuovo tutto, di trasferirsi chissà in quale città del mondo. Stavolta non poteva accettarlo, non più ancora. Finalmente era arrivata l’estate, la scuola era finita, ma nonostante questo continuò ad uscire con i suoi amici. Passava le giornate leggendo libri, suonando la chitarra, andando al mare con gli amici, parlando con l’ologramma di Sofia, andando alle feste, passeggiando con la madre. Con Davide non trascorreva più i pomeriggi sulla panchina. Non era più primavera, con la brezza primaverile del mare e il caldo sole che scottava pelle, in estate era troppo caldo, quell’estate in particolar modo. E’ stata l’estate più calda di sempre. Il riscaldamento globale aumenta sempre di più, di anno in anno. Anni fa si pensava che nel 2050 la situazione sarebbe migliorata, non è stato così. Trascorrevano quindi i pomeriggi al mare, le serate insieme agli altri amici intorno ad un falò in spiaggia mentre Alessandra suonava la chitarra e tutti gli altri cantavano. L’estate era quasi giunta al termine. Una sera, mentre cenava con sua madre lei le disse che aveva ricevuto un’offerta di lavoro che non poteva rifiutare. Le promise che sarebbe stata l’ultima volta che si sarebbero trasferite. A settembre sarebbero dovute partire, di nuovo.

Alessandra era esausta, arrabbiata, non poteva credere alle parole di sua madre. Voleva restare in quella città che le aveva offerto tutto ciò che desiderava. Cercò in tutti i modi di convincere la madre, ma niente da fare. Il 7 settembre dovevano essere pronte per partire a Vienna. Rifiutava l’idea di non rimanere in quella città che ormai era diventata la sua città. Cercò di trascorrere il tempo rimasto con i suoi amici e con Davide. Il 7 settembre arrivò, l’aereo partì. Tutte le persone a lei care erano ormai lontane, la tecnologia stava provando a colmare questo vuoto e questa distanza fisica, ma un messaggio non potrà mai sostituire una carezza. Alessandra e Davide erano costretti a vedersi con la realtà virtuale. Scelsero come ambientazione un lungomare, come quello in cui era ormai abitudine passeggiare al cui termine era posta una panchina. Non era lo stesso, ma si dovevano accontentare. Mesi dopo le arrivò un videomessaggio da parte di Sofia: era ufficialmente possibile teletrasportarsi e le modalità in cui farlo erano state esposte in modo chiaro e dettagliato, perciò non fu difficile. Alessandra non poteva crederci, avrebbe potuto incontrare suo padre, Sofia, Davide e tutti i suoi amici. Sarebbe finalmente potuta tornare a Taranto quando avrebbe voluto. Per lei era il giorno più bello di sempre, sprizzava gioia da tutti i pori. I suoi occhi si riempirono di lacrime, contattò immediatamente Davide con un ologramma per comunicargli la notizia. Era tesa, voleva immediatamente provare il teletrasporto. Si ritrovò a Taranto. Le parve un sogno. Sentì il profumo del mare, il cinguettio degli uccelli, il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli, si specchiò negli occhi blu di Davide, blu come quel mare irrequieto.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 21 Febbraio 2024
Fascia: 16-19
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