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Fantascienza
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Fascia 16-19
Cinquemila

“Hai idea di quanto abbia aspettato questo giorno?” urlò a sua mamma Kinzy scendendo le scale la mattina del 19 Dicembre 2128.
Le avevano appena consegnato il suo robot-5000.
Vivevano in una piccola città del nord Italia, e lì, da quell’anno, coloro che entravano nella maggiore età ricevevano una macchina che faceva tutto al loro posto.
Tutti erano a casa e, tramite schermi e telecamere, si davano indicazioni ai macchinari su cosa fare.
La città era vuota e silenziosa. Nelle strade e nei vari posti di lavoro si vedevano solo delle macchine a somiglianza degli umani che si muovevano tramite le loro ruote.
I bambini venivano portati a scuola da questi robot telecomandati dai genitori.
Kinzy decise di chiamare il suo robot-5000… Cinquemila. Sì, aveva scelto un nome molto originale.
Finora la giovane Kinzy aveva frequentato una scuola in cui c’erano solo ragazzi con età inferiore ai 18 e, per tutto l’anno, aveva assistito a feste di addio dei suoi compagni che non avrebbe mai più rivisto.
Era arrivato il suo momento. Era elettrizzata, ma allo stesso tempo non voleva abbandonare il suo migliore amico Jona, che aveva un anno in meno di lei.
Si sarebbero potuti vedere solo in alcuni giorni prestabiliti ogni anno.
La vita media degli androidi era dieci anni, ma annualmente avevano bisogno di manutenzione.
Kin, così la chiamavano i suoi amici, da sempre aveva avuto una cotta per Jona, ma solo da pochi mesi i due si erano fidanzati e con l’arrivo del suo compleanno si sarebbero dovuti separare .
Il loro amore, appena nato, sembrava già destinato a finire.
“I miei nonni mi raccontano sempre come si sono conosciuti in un periodo in cui c’era una pandemia di COVID-19” le diceva Jona.
La situazione era analoga. Mascherine, guanti, era vietato avere contatti con persone esterne dalla propria famiglia.
“Si erano incontrati in una farmacia. La famiglia di mio nonno, però, aveva problemi economici, e lui non poteva avere un cellulare con cui parlarci. Mia nonna ha aspettato anni prima di poterlo rincontrare una volta finita l’epidemia, rimanendo solo con il ricordo della forte emozione che aveva provato vedendolo”.
Quando furono scoperti questi macchinari tutti erano entusiasti. Sembravano dei bambini che giocavano con i regali di Natale. Tutti tranne Kinzy. Lei era confusa. Provava delle emozioni contrastanti dentro di sé.
Tutta questa tecnologia la spaventava. L’unico contatto che avrebbero avuto con il mondo esterno era tramite le informazioni che i robot riportavano una volta tornati a casa.

16 Marzo 2129
Erano passati i primi mesi in cui Jona e Kinzy non si erano potuti vedere, ma finalmente ,il giorno tanto atteso era arrivato. Tutti potevano uscire.
Kin era agitatissima, continuava a chiamare le sue amiche per chiedere consigli su cosa mettere e come acconciare i propri capelli. Era tutto sottosopra nella sua stanza.
Appena uscita di casa, vedendo così tante persone in carne ed ossa scoppiò in lacrime: “Mi era mancata persino tutta questa confusione”.
Avevano appuntamento alle 21 nel solito parco dove andavano tutti i pomeriggi per fare i compiti.
Si erano seduti in una panchina davanti ad un laghetto.
Dallo specchio d’acqua si potevano vedere i riflessi argentati dei lampioni che lo circondavano.
Trascorsero tutta la notte a parlare di quanto questa situazione li impaurisse e di quanto sembrasse tutto così surreale.
Le persone più adulte ripetevano sempre quanto fossero stati fortunati a nascere in questa generazione, e quanto la vita fosse più difficile prima.
La ragazza era molto turbata.
Disse Kim :“Lo scambio di uno sguardi che può fare effetto più di mille parole, la carezza che ti asciuga una lacrima che scorre lungo la guancia, le mani che si sfiorano… quel delicato gesto che solo la persona che ti ama sa fare, è vitale tutto questo”.
“Questa situazione potrà solo andare a peggiorare nel tempo” continuò la ragazza.
“Arriveremo ad un momento in cui i robot potranno provare anche le emozioni al posto nostro?” chiese con voce tremolante Kin.
Questa domanda non ricevette alcuna risposta da parte di Jona.
Erano seduti non troppo vicini, ma si stringevano forte la mano.
Videro il sole sorgere e calò un silenzio assordante.
A rompere il silenzio fu l’arrivo di un cane.
Jona amava i cani e subito si accovacciò ed iniziò ad accarezzarlo.
Non appena Jona lasciò la mano di Kin, lei scoppiò in lacrime.
Le lacrime continuavano a scorrere incessantemente sulle sue guance.
Non aveva mai desiderato così tanto quel tocco, fin quando non ha dovuto sperimentare cosa volesse dire doverne fare a meno.
Era un momento di grande vulnerabilità per Kinzy.
Si resero conto che la tecnologia, pur semplificando la quotidianità, non era in grado di sostituirsi alla connessione che si poteva creare tra esseri umani.
I due prima di salutarsi si strinsero in un forte abbraccio cercando di trovare conforto l’un nell’altro.
Si trovavano in una situazione difficile, ma avevano la determinazione di far fronte a tutto ciò che il futuro gli avrebbe portato.

Era passato del tempo da quel giorno in cui si erano dovuti separare, ma Kinzy continuava a pensare a Jona ogni giorno.

I due si scambiavano messaggi tramite robot-5000, ma non era la stessa cosa. La mancanza di contatto fisico e di quel legame profondo che avevano creato era evidente anche attraverso uno schermo.
Kinzy capì che, nonostante la tecnologia avanzata e i vantaggi che portava, c’era un vuoto che solo la presenza fisica e l’empatia umana potevano colmare.

Era un’anima vecchia in un mondo moderno, e sentiva il peso di doversi adattare a una realtà che le risultava estranea.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 22 Febbraio 2024
Fascia: 16-19
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