Bentornato!
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Romance
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Fascia 13-15
Anima disconnessa

Guardo nuovamente il telefono.
Ancora nulla.
Riprovo invano, imprecando sottovoce.
Dove si sarà andato a cacciare questa volta?”
Non posso aspettare.
Ho bisogno di una qualche verità, pur se negativa.

Subito scendo dal letto, per poi dirigermi verso la sala giorno.
«Dove stai andando? Fra poco arriveranno tutti, abbi un attimo di pazienza! Vuoi vedere la torta intanto?», squittisce mia madre mentre è intenta a leggere un giornale aspettando che Mercy le porti un caffè.
«No grazie, esco solo un attimo, poi torno», rispondo in modo atono.
«È di nuovo per lui vero?», esordisce lei di rimando.
La guardo, e dai miei occhi trapela più di quanto vorrei dare a vedere.
“Ovvio che è per lui”, penso, “È da tre giorni che non lo sento ed oggi che è il mio compleanno non mi ha neanche fatto gli auguri!”

Appena esco, mi dirigo verso la solita cabina telefonica e mi ci chiudo dentro.
Faccio un lungo respiro, poi sul tastierino digitale scrivo la sua via.
Dopo aver cliccato il tasto “PROSEGUI”, in poco tempo mi ritrovo nel suo vicolo, davanti alla sua porta.
Provo a suonare.
Una piccola telecamera esce dal cespuglio vicino al cancello e mi fissa intensamente, come un bambino curioso.
«Robert è in casa?», faccio a questa.
Dopo pochi secondi giunge una risposta meccanica, che è la stessa che sento ormai da tre giorni.
«Il signor Robert in questo momento non è disponibile, la invitiamo a riprovare più tardi» Alzo gli occhi al cielo, furiosa.
Provo a richiamarlo, e con mia sorpresa questa volta risponde.
Poggio il telefono a terra, lasciando che la sua imponente immagine si stagli dinanzi a me.
Quanto vorrei abbracciarlo…” penso, ma subito mi ricordo di essere super arrabbiata.
«Era ora che ti facessi ‘vivo’!», mimo l’ultima parola con le virgolette: è solo un’icona digitale.
«Non sai quanto mi dispiace Lize, ma sai com’è, questo qui è un mese molto importante per me». È maggio inoltrato, e Rob deve dare i suoi ultimi esami all’università d’informatica, è molto interessato a questo campo, e lo ama quasi più di me…
Il mio sguardo si incupisce, ma immediatamente ribatto alle sue parole: «Ti sei per caso dimenticato di che giorno sia oggi?»
Lui si mette una mano sulla fronte, come in segno di stanchezza.
«Lize, so che è domenica, però non posso abbandonare proprio nulla adesso. Sto lavorando ad un progetto molto importante per la mia carriera»
Improvvisamente mi sento avvolgere da una sensazione strana, vuota, senza alcun senso.
«Certo, a te importa solo della tua stupida carriera. Sai che ti dico Robert? Grazie mille per gli auguri di compleanno!»
Lui capisce, lo percepisco dal suo sguardo, ma non gli do il tempo di ribattere che chiudo la telefonata.
Con gli occhi colmi di lacrime torno verso la cabina.

Ad accogliermi al mio ritorno è Mercy, che con i suoi grandi occhi metallici scruta i miei, trovandoci qualcosa che non va.
«La signorina sta bene?», mi chiede in un modo che sembra più una constatazione.
«Sì, grazie.» rispondo nel medesimo tono, per poi dirigermi nella mia camera.

Dopo un po’ di tempo, sento delle voci nella sala giorno.
Devono essere i miei parenti.
Coloro che mi stanno aspettando con gioia, mentre io mi sento uno schifo.
Mia madre urla il mio nome, ed io affondo ancora di più la testa nel cuscino.
Ad un tratto sento la porta aprirsi e subito dopo, una carezza si poggia delicatamente sui miei capelli.
Alzo un poco la testa ed osservo negli occhi la donna che mi ha regalato la mia storia, pur se costeggiata da qualche crepa.
Anche lei mi guarda in modo compassionevole.
Quello sguardo non mi piace affatto, non voglio essere vista come una povera ragazzina in piena crisi ormonale.
Così un po’ innervosita mi alzo e mi dirigo verso il bagno, tolgo il trucco sbavato per il pianto e raccolgo i capelli davanti agli occhi con un piccolo fermaglio.
Dopo essermi sistemata, mi dirigo immediatamente verso le scale, ma a pochi metri dal soggiorno mia madre mi ferma.

«Se non te la senti, sai che possiamo anche-»
«No tranquilla. Sto bene», la interrompo a metà frase, regalandole uno dei miei illusori sorrisi.
Lei ricambia, per poi seguirmi verso gli invitati.

La festa va a gonfie vele, un vento impetuoso le muove lentamente, spingendo anche me in questa strana danza.
In poco tempo, senza neanche accorgermene, la giornata finisce, i miei parenti se ne vanno, i sorrisi si dissipano.

Mentre mi sto dirigendo nuovamente verso la mia camera, suonano alla porta.
Con lo sguardo cerco Mercy e non trovandola, decido di aprire.
“Chi è che a quest’ora ha voglia di scherzare?”, penso non trovando nessuno al di là dell’entrata, fino a quando non mi accorgo di un minuscolo robot vicino ai miei piedi che non smette di fissarmi.
Appena mi abbasso alla sua altezza, mi offre uno splendido mazzo di rose.
Non posso far altro che contarle.
“15…come pensavo…”
Era Robert che chiedeva scusa.
Sto per chiudere la porta, ma il piccolo robot me lo impedisce entrando in casa.
Arrabbiata lo guardo, intimandolo ad uscire.
Alla mia richiesta, inizia a cantare una stupida canzoncina di compleanno.
“Meraviglioso, Robert si è anche dimenticato che le odio…”
Con i nervi a fior di pelle prendo il mostriciattolo per la testa e lo poso dove l’avevo trovato, chiudo l’entrata e sospirando mi dirigo a letto.

La mattina dopo mi sento troppo stanca per uscire, ma ho promesso a mia madre che avrei fatto la spesa.
Mi faccio coraggio e mi preparo.
Scesa sotto, saluto Mercy, per poi aprire la porta.
Il robot è ancora lì, con il mazzo di fiori rivolto verso di me.
Alcune delle rose sono un po’ appassite.
Non posso far altro che paragonarmi a queste.
Sento che anche dentro di me c’è qualcosa che sta sfiorendo, però non ho voglia di far trasparire i miei sentimenti davanti ad un essere insensibile come quello, così lo scavalco e continuo la mia giornata.

Finite le compere torno verso la strada di casa.
Quando sto per raggiungere il mio vialetto, sento il telefono squillare.
Appena sblocco il display, vedo che è lui.
Mi ha inviato un messaggio: “Guarda su”, accompagnato da un cuore rosso.
La curiosità di vedere cosa ha combinato è più forte di me, così decido di alzare la testa, pentendomene subito: come i miei occhi si rivolgono verso il cielo, compare uno striscione digitale con una mia foto seguita da una scritta, “Ti amo da morire, ti prego perdonami!”.
“Adesso ha superato proprio il limite! Che vergogna!”
Corro velocemente a casa, con la testa verso il basso, ma prima che possa chiudere la porta, sento due vecchie mie vicine spettegolare.
«Quella ragazza non ha proprio alcun sentimento! Quante vorrebbero un fidanzato come lui…»
L’altra sospira annuendo, «Eh già…»
“Forse c’è una possibilità che abbiano ragione? Il vero problema sono io?”
Non posso non pensare a ciò.

Mentre mi accascio sul mio letto, cerco di capire perché non riesco ad essere come gli altri.
Non mi è mai piaciuto il mio mondo, questa società per me non ha alcun sapore, alcuno scopo.
Siamo abituati a star bene semplicemente vedendo un emoji che ci manda un bacio.
Nessuno di noi sa cosa si provi ad avere un abbraccio reale.
Nessuno, e neanche io.
Robert non mi ha mai abbracciata.
Il suo affetto me lo ha dimostrato con inutili cuori virtuali, che di romantico non hanno nulla.
Anche la sincerità in questo mondo ormai traspare.
Si maschera continuamente, preferisce non essere presa in causa.
“Come fai a sapere che qualcuno, al di là di un display, è onesto con te, che veramente ci
tiene a ciò che siete?”
Questa domanda non fa altro che vorticarmi in testa.
Fa male sapere che forse un “ti amo” si avvicina maggiormente ad un “non ti sopporto”, o che un “mi manchi” è più simile ad un “a non rivederci”.
I dettagli ormai sono dati per scontato.
Quando a scuola costantemente ti spiegavano che anche spostando una semplice virgola, una frase prende un significato nettamente diverso.
Oramai non pensiamo più a queste piccole attenzioni.
Non ci facciamo più intimorire dal tempo che passa e che mai più tornerà, ma ci terrorizziamo vedendo che un nostro video non ha successo in rete.
Non teniamo conto al fatto che la nostra vita poco a poco diventa sempre più trasparente e che forse un giorno di noi esisterà solo uno stupido onogramma, o anche il nulla.

Ogni giorno non posso far altro che pensare a ciò, ed in questo modo vengo giudicata, come hanno fatto poco fa quelle due signore.
Io però, non posso farci niente, dopotutto sono un’anima disconnessa come mi dice sempre mia madre.
Ogni volta che mi immergo nei miei pensieri, non perde occasione per ricordarmelo.
Sorrido pensando a ciò.
Anche lei prova rancore per questo prototipo di società.
Mi ha detto che sembra di trovarsi in un videogame.
Io neanche so cosa sia, però penso nulla di buono.

Mentre mi trovo ancora accartocciata tra i meandri della mia mente, prendo sonno.

È buio.
Mi trovo su una corda.
Sotto di me: il vuoto.
Decido di alzare lo sguardo per sminuire la paura, ma purtroppo peggioro la situazione.
La mia visuale è tappezzata da telefonini.
Sopra la mia testa c’è un countdown.
Appena compare la scritta “GO!”, iniziano a partire i flash delle centinaia di cellulari.
Non riesco più a reggermi in equilibrio.
Cado.
Sempre più in giù.
Fino a quando non sento sul braccio una presa metallica.

Mi alzo rapidamente dal letto, totalmente spaventata.
È Mercy.
«La signorina ha ospiti»
Confusa guardo l’orario.
È mezzanotte.
“Chi può essere? Ho un brutto presentimento…”
Ed infatti al piano di sotto trovo Robert.
Ci fissiamo per interminabili secondi.
La nostra silenziosa gara di sguardi viene fermata dalla mia cameriera robotica.
«Il signorino gradisce qualcosa?» Non riceve una risposta, così se ne va, come se fosse niente.
Ormai stufa, sono decisa a tornarmene in camera, ma prima che possa muovermi, Robert mi attira a sé, in un abbraccio.
“È la prima volta che mi abbraccia”
La rabbia che provo però è così tanta che vorrei staccarmi da quel contatto, ma prima che possa farlo, sento gocce d’acqua scendermi sulla fronte, scolpirmi il naso, per poi fiondarsi sulle mie labbra.
Rivolgo lo sguardo verso il suo.
Ha gli occhi lucidi e delle occhiaie enormi.
Scuote la testa, cerca di parlare.
Non gli lascio dire nulla.
Lo riattiro a me, con una stretta più decisa della sua.
Ha capito ciò che da tempo cercavo.
Ciò che il mio cuore desiderava.
“Come posso non perdonarlo?”

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 29 Aprile 2024
Fascia: 13-15
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