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Fantascienza
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Fascia 16-19
A te, fra duecento anni

Quel giorno era particolarmente nuvoloso, ma faceva comunque troppo poco freddo per essere inverno. Il caldo avvolgeva ogni angolo della città, e le strade erano vuote e silenziose. L’unico rumore percettibile era quello proveniente da una di quelle grosse macchine che trasportava cibo in ogni edificio. Ormai nessuno si faceva più trovare in giro. Era stato affidato tutto alle macchine. E anche perché la realtà aumentata era diventata la norma, e nessuno si incontrava più faccia a faccia. Ci si scollegava da quei dispositivi che creavano ambienti virtuali solamente per mangiare o dormire. Si faceva tutto virtualmente, dalla formazione scolastica al lavoro.

Mike si diplomò senza troppi problemi. Dopotutto era sempre andato bene a scuola. Terminato l’esame si scollegò subito e rimase in silenzio ad osservare la cupa città fuori dalla finestra. Lui era diverso. Nonostante trascorresse la maggior parte delle sue giornate collegato al suo avatar virtuale come gli altri, aveva come la sensazione che quella fosse tutta una finzione. Che tutte le sensazioni, seppur riprodotte nel modo più veritiero possibile, non fossero reali. Un giorno aveva addirittura deciso di uscire e vedere cosa c’era al di là della città, alla ricerca di un qualche paesaggio mozzafiato, ma aveva trovato con delusione solo un’infinità di industrie animate da grossi composti meccanici che si adoperavano in tutto il lavoro svolto una volta dall’uomo.

Dopo aver cenato si collegò con i suoi amici a una stanza virtuale che riproduceva l’ambiente di quella che poteva essere chiamata una discoteca. E pensare che era possibile fare tutto ciò da remoto. Bastava solamente inserire il codice della stanza per essere scaraventato nel fulcro di un’esperienza sensoriale completa, dove si poteva ballare, ascoltare musica, cantare a squarciagola e addirittura bere drink. Ma a lui non interessava tutto questo. Voleva solo spassarsela con gli amici e staccare un po’ dallo studio.

Nonostante questo a metà serata si ritrovò da solo, a fissare uno scatto che ritraeva una semplice rosa rossa sotto la pioggia, con ogni goccia che rifletteva la luce in modo magico. Mike aveva infatti la passione per la fotografia e amava catturare la bellezza nascosta di ogni piccola cosa. Camminava sempre con una macchina fotografica al collo, si aggirava tra opere esposte o tra i vari paesaggi riprodotti virtualmente, cercando di coglierne la vera essenza.

Proprio davanti a quella fotografia incrociò lo sguardo di una ragazza. Era da un po’ di tempo che lo fissava con aria incuriosita. I loro occhi si incontrarono, e un sorriso spontaneo si dipinse sul volto di lei. Solo da quel sorriso Mike si accorse di quanto fosse carina. Così lui ricambiò impacciatamente il sorriso, alzando timidamente la mano come per salutarla. Era arrossito. Non si era mai sentito così imbarazzato nella realtà virtuale, ma non ci pensò troppo. Anzi si fece coraggio e decise che sarebbe andato a parlarle. Mentre si avvicinava pensava tra sé se anche duecento anni fa gli uomini avessero provato tutte queste emozioni di imbarazzo misto a indecisione nell’approcciarsi a una ragazza, ma non fece neanche in tempo a darsi una risposta che si trovava già di fronte a lei.

Si chiamava Clara. Anche lei si era ritrovata nella stessa situazione di Mike: le sue amiche erano andate a ballare chissà dove, ma non era nel suo carattere farlo, e inoltre la musica non era un granché. Non amava particolarmente l’arte della fotografia, eppure si era ritrovata a fissarlo per come Mike osservava intensamente quello scatto. Era stata catturata e affascinata dal modo in cui Mike riusciva a dare importanza a una semplice fotografia. Piuttosto lei era interessata alla musica, in particolare quella classica. Era una ragazza chiusa, e non riusciva sempre ad esprimersi al meglio. Grazie alla musica e alle melodie che componeva riusciva però a trasmettere tutte le sue emozioni più profonde.

Dopo aver rotto il ghiaccio iniziarono a conversare e si trovarono subito bene l’uno con l’altro. Avevano così tanti aspetti in comune, ma anche delle grandi differenze. Le loro passioni e aspirazioni si svelarono durante quella conversazione. Mike parlò delle sue avventure fotografiche, della ricerca di significato dietro ogni scatto. Clara raccontò storie di melodie che componeva per comunicare e manifestare ciò che provava. Il dialogo fluiva come una sinfonia, e ogni parola era una nota che rendeva la connessione tra loro sempre più intensa.

Nei giorni seguenti si rimisero subito in contatto. Nella loro testa in quel momento era presente solamente il desiderio di passare del tempo con l’altra persona. Il desiderio di poter parlare, di poter condividere le proprie passioni, di poter essere capiti. Da quel momento la loro relazione divenne sempre più profonda e sempre più stretta. Si davano precisi appuntamenti in mostre, fiere o paesaggi mozzafiato. Tutti quei luoghi trasudavano una vivace energia e l’atmosfera era sempre intrisa di amore e passione. Tutto questo grazie alla realtà virtuale, grazie ad essa la parola “distanza” non aveva più il significato che una volta aveva avuto, poiché la tecnologia li teneva costantemente connessi, rendendo il concetto di lontananza un’idea del passato. Ora ci si poteva trovare in qualunque luogo, in qualsiasi momento, anche a chi sa quanti chilometri di distanza. Insieme.

Ma proprio questo mondo virtuale era il problema. Mike sapeva che tutto quello che osservava, che tutto quello che provava sulla propria pelle era frutto di un’intelligenza artificiale. Ogni volta che si disconnetteva dubitava delle esperienze che aveva vissuto, come se ogni volta avesse sognato per un lungo periodo di tempo. Eppure si ricordava tutto. Tutte le sensazioni che aveva provato, tutto ciò che aveva visto. E soprattutto Clara. Non poteva smettere di pensare a lei anche una volta disconnesso, non poteva fermare quello che provava dentro di sé. Così ogni volta non vedeva l’ora di collegarsi al suo avatar per passare del tempo insieme. Bastava solo la forza dell’amore per convincerlo della veridicità di quel mondo così lontano dal suo.

Una sera si ritrovarono a passeggiare mano nella mano su una spiaggia sotto un cielo stellato. Il leggero rumore delle onde che si imbattevano dolcemente sulla spiaggia, quasi a creare un sussurro costante, una melodia ininterrotta, avvolgevano l’ambiente come per cullarlo, rendendolo rilassante e tranquillo. Ma si poteva percepire anche uno strano senso di tensione. Il calore della mano di Clara, i granelli di sabbia che si infilavano tra le dita dei piedi nudi, la luce delle stelle che risplendevano nel buio. Era tutto così reale, nonostante Mike sapesse che non lo era.

Così mentre camminavano lentamente, si fermò, rivolse uno sguardo al cielo e poi guardò nuovamente Clara.

«E se tutto questo fosse un sogno? Se ciò che provo smetterà di esistere una volta che mi sarò svegliato?» disse. Si percepiva un velo di tristezza nella sua voce, quasi come se si fosse rassegnato.

Clara rimase in silenzio. Si avvicinò a Mike, si alzò sulle punte dei piedi, chiuse gli occhi e lo baciò. Le sue labbra calde e morbide abbracciarono gentilmente quelle di Mike. I loro cuori battevano velocemente, creando un suono dolce, magico, cullato dalla leggera brezza marina di quella sera.

Poi si allontanò dolcemente e disse: «Il nostro amore è reale. Questo basta e avanza. Io ti amerò per altri dieci, cento, ma che dico, duecento anni! Il nostro amore durerà per sempre». I suoi occhi brillavano quasi quanto le stelle nel cielo.

La volta stellata di quella notte creata virtualmente faceva da palcoscenico per qualcosa di ancora più grande, ancora più spettacolare. Per una storia d’amore che sembrava orchestrata dalle stelle, e destinata a durare per l’eternità nei loro cuori.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 20 Febbraio 2024
Fascia: 16-19
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