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Fascia 16-19
Αγάπη

Originariamente gli uomini erano congiunti tramite pancia e petto. Questi primigeni esseri umani erano uomini, donne e androgini (maschi e femmine). Essi avevano quattro mani, quattro gambe, una sola testa con due volti, quattro orecchie e un solo cuore. A un certo punto giunse Zeus a spezzare questa doppia natura, come punizione della loro tracotanza. Da tale divisione nacque il desiderio degli uomini di ritrovare la metà da cui furono separati, le due “parti” bramavano solo stringersi, finendo così per morire di fame. Per impedire l’estinzione del genere umano, Zeus decise di mandare nel mondo Eros, e grazie all’unione fisica le due parti rigenerarono la specie.

Tale mito è narrato nel Simposio di Platone, uno dei molteplici dialoghi dedicati all’amore. Gli antichi greci identificarono quattro forme d’amore, esplosivi e incontrollabili.  Storghé (στοργή), l’amore puro e genuino, che nasce tra i legami famigliari, si manifesta nei membri delle famiglie in modo spontaneo s’istaura particolarmente tra i genitori e figli, si basa sull’affetto naturale, sul senso di appartenenza così creando sentimenti di sicurezza. Philìa (φιλία), un legame quasi fraterno, è il più forte sentimento che genera un’amicizia disinteressata, limpida e senza attese, si nutre di fiducia, complicità e rispetto. Le ultime due forme d’amore secondo i greci legano gli esseri umani con le loro anime gemelle. L’Eros (έρως) un amore fisico, passionale lega i corpi degli amanti, si bramano e desiderano, ma anche un amore romantico. Tale sentimento ispira il dio Eros (Cupido) dio dell’amore carnale e del desiderio. In fine troviamo l’Agape (αγάπη), una forma d’amore estremamente pura, peculiarità di tale sentimento la generosità, la compassione e una vigorosa solerzia altruistica verso gli altri, senza aspettative di remunerazione. È spesso associata a ideali di amore incondizionato e altruismo universale, trascendendo legami personali e abbracciando l’umanità nel suo insieme. Tali ideali, tramandati nel corso dei millenni, hanno tessuto in molteplici generazioni l’incanto di amori struggenti e avvincenti, che si insinuano nei delicati animi umani e distruggono barriere costruendo fragili legami come esili foglie autunnali.

Nel millenario cammino dell’evoluzione l’uomo ha intrecciato le sue origini e tradizioni con fili d’innovazione e cambiamento. Portando a una tramutazione culturale, sociale, linguistica; molte cose sono mutate sotto Kairòs. L’uomo danza seguendo la sinfonia del tempo, tra le melodie del cambiamento, componendo canti antichi e sogni futuri scritti nell’epopea senza fine del suo cammino. Nel corso dei secoli, si sono susseguiti innumerevoli nord, che hanno indicato la strada agli esili animi umani, verso un amore ideale e pressappoco irraggiungibile. I nostri cuori sono stati amati, coccolati e tal volta anche crepati da codesti struggenti passioni: il sentimento immutabile di Amore e Psiche, quello tragico di Romeo e Giulietta, l’amore ineluttabile di Elizabeth e Darcy ma anche uno tormentato come la relazione tra Heathcliff e Catherine. I pilastri su cui è basato il sentimento dell’amore permangono nel corso della storia, ma l’atteggiamento degli esseri umani nei confronti dell’originaria emozione dell’innamoramento è mutata sotto l’irrequieta tempesta del cambiamento. Il mutamento della visione dell’uomo nei confronti dell’amore è proceduto in piccoli passi, pervenuti nel ventunesimo secolo molteplici tabù sono mutati in effimere pioggerelle estive impotenti dinanzi a una libertà così a lungo lottata. Fino al secolo scorso era inconcepibile un amore a distanza, un amore libero di essere vissuto. Imprescindibile il contatto umano, l’incontro diretto con l’altra persone con la quale si condividono sentimenti.

Oggigiorno, le distanze si sono abbreviate, e l’amore si dispiega attraverso i freddi e asettici schermi che, travolti da tali sentimenti, si impregnano di emozioni tramutando l’inconcepibile in realtà. Le Moire continuano a tessere le tele delle vite con molteplici filamenti colorati, ma tra questi spicca specialmente il ROSSO DELL’AMORE, in continua evoluzione che giorno in giorno, generazione in generazione tramuta sfumatura.

Gli uomini sono esseri strani e complicati, dinanzi a tale sentimento si comportano in molteplici modi: c’è chi lo insegue sentendosi perduto senza tale colore che illumina la sua strada, chi lascia scorrere i giorni della vita serenamente attendendo che le Moire ritengano opportuno tessere quel filo nell’arazzo della loro esistenza e, infine, troviamo quelle persone che schivano tali passioni forse perché spaventati dallo sconvolgimento che codeste possano comportare.

Le invalicabili mura del pregiudizio si sono crepate, lasciando trasparire tra le sottili fessure una brezza che profuma di libertà. I nostri occhi scrutano il mondo circostante e si incontrano con gli occhi lucenti degli innamorati, i quali corpi si lasciano lievi gesti d’amore e nei loro volti si leggono sogni di una vita impregnata di sentimenti. Tra le pagine ingiallite del tempo, le antiche lettere son petali del fior dell’amore, che sussurrano storie di eterna passione. Le chat sono subentrate e i dolci pensieri non prendono più la forma delle grafie, ma dei fratti caratteri tecnologici. Nei tempi attuali le tecnologie si stanno impossessando delle nostre irrequiete vite, ormai l’incontro virtuale è diventato primo ballerino del maestoso palcoscenico chiamato amore e il tempo si dissolve tra parole scritte anziché danzare negli sguardi vivi dei reciproci innamorati.

Cos’hanno in serbo per noi le Moire? Come ci ameremo? Saremo in grado di innamorarci? Se chiudo gli occhi vedo un futuro funzionale, più semplice sotto molteplici aspetti, ma anche un futuro freddo e asettico se non ci impegniamo affinché i colori dell’amore si manifestino in un armonioso equilibrio digitale e terreno. Magari con l’avanzare delle tecnologie potremmo incontrarci anche da remoto, percepire il calore dei corpi amati, potremmo coccolarci e abbracciarci per infinite ore come se fossimo veramente vicini. Magari le distanze si accorceranno così tanto fino a diventare nulle. Ma del futuro non c’è certezza, possiamo solo vagare con gli occhi dell’immaginazione nell’ignoto domani, esso si manifesterà solo nello scorrere dei granelli di sabbia. Sogno che nei libri ancora chiusi del futuro ci siano speranze di amori liberi, dolci, genuini danzanti come farfalle nel giardino dell’Eden. Tra le ombre dell’incognito s’intrecceranno promesse d’amore, che dipingeranno un quadro di emozioni che ancora si deve rivelare. Ogni anima sperimenti la dolce essenza di quell’amore puro e sincero che è l’Agape, una stella eterna in una notte ombrosa.

questo racconto ha partecipato al concorso Fiction for Future 2024
Pubblicato: 18 Aprile 2024
Fascia: 16-19
Commenti
Personalmente, penso che il racconto sia scritto molto bene. Ho apprezzato particolarmente le metafore, i parallelismi con la cultura classica e i riferimenti ai grandi amori letterari. Buona fortuna!
12 maggio 2024 • 18:34